“Intervista” G.Epifani: «Torna la vecchia Confindustria»

16/07/2004





     
    Venerdì, 16 Luglio 2004
    Pagina 11- Economia

    L´INTERVISTA

    Il leader della Cgil dopo lo strappo al tavolo sulla concertazione: "Non poniamo condizioni per tornare"
    La grande amarezza di Epifani "Torna la vecchia Confindustria"

    i contratti
    Non si può aprire una trattativa al buio, come se fossimo ad una tavola rotonda. Stiamo parlando dei contratti di milioni di lavoratori
    il documento
    Nel documento degli industriali non compare mai la parola lavoratore, non c´è il termine diritti. Al centro ci sono solo la competitività e le imprese
    ROBERTO MANIA

    ROMA – Si dice «sorpreso e amareggiato». Sulla «nuova Confindustria» aveva scommesso per chiudere la stagione delle incomprensioni. Ora, dopo la rottura, Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, avverte il rischio di un ritorno del «vecchio». Dove il vecchio è la Confindustria di Antonio D´Amato, espressione di una cultura conflittuale con il sindacato e collaterale con il governo di centrodestra. Il giorno dopo lo strappo la Cgil non pone condizioni per tornare al tavolo del confronto anche se, contemporaneamente, annuncia che non farà certo un passo indietro. La linea non cambia. Resta quella concordata con Cisl e Uil, di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti: nessuna preclusione ad affrontare la riforma dei contratti – senza «stravolgere» l´attuale sistema – ma solo dopo aver concordato una posizione condivisa. «Non sempre la via più breve è la più sicura», dice nel suo ufficio nel palazzone di Corso d´Italia, il sindacalista-filosofo che sceglie di non accentuare le divisioni con le altre due confederazioni.

    Epifani, lei è stato tra i sostenitori del cambio di rotta della Confindustria. Arrivò a parlare di «aria nuova» con Montezemolo al vertice. Improvvisamente, invece, sembra di tornare a due anni fa, alla Cgil che abbandona il tavolo. Cosa è successo?

    «Fin dal primo momento è stata visibile la differenza tra la Confindustria di Montezemolo e quella di D´Amato. Per quest´ultimo l´industria italiana era sufficientemente forte e competitiva, in grado di vincere la sfida sui mercati internazionali a condizione che il governo rimuovesse alcuni lacci burocratici e una parte delle tutele del lavoro. Non a caso D´Amato era convinto di un prossimo miracolo economico e fin dal suo insediamento aveva previsto di non fare accordi con la Cgil. Perché in quella visione di centralità assoluta dell´impresa, la Cgil rappresentava un impedimento. Una tesi sbagliata che in quattro anni non ha portato ad alcun risultato. Con Montezemolo questa impostazione si rovescia di 360 gradi. L´apparato industriale italiano infatti è fragile, carente nell´innovazione e nella ricerca. Bisognoso di una politica di sistema. Un´analisi coincidente con quella della Cgil. Per questo apprezzammo in maniera esplicita il cambiamento di clima. Da qui la mia sorpresa e, sì, anche la mia amarezza per quanto è accaduto l´altra sera».


    E´ accaduto che voi ve ne siete andati…

    «No, non è così. Una Confindustria coerente con la propria impostazione non avrebbe potuto presentare una proposta come quella contenuta nel suo documento sulle politiche sociali e contrattuali. In quel documento non compare mai la parola lavoratore, non c´è mai il termine diritti. Al centro ci sono solo la competitività e le imprese».


    Come con D´Amato.

    «Sì, una specie di rovesciamento in direzione della vecchia impostazione. Il rischio è che si assista ad un cambiamento di immagine e poco di sostanza. L´impressione è che sia in atto, nella Confindustria, un tentativo del vecchio di risucchiare il nuovo».


    E´ tutto questo lo avrebbe scoperto solo mercoledì sera? La scorsa settimana, alla vostra festa nazionale, avete accolto Montezemolo come uno di voi.

    « No. Tutti questi segnali c´erano già prima. Avevo avvertito il peso del vecchio che provava a frenare il nuovo. Ho voluto andare ad una verifica; ho voluto sfidare Montezemolo sulle sue reali intenzioni di cambiamento. Purtroppo si dimostra che il cambiamento è difficile».


    Cosa rimprovera a Montezemolo?

    «Nulla. Dico solo che andava colta la piena disponibilità della Cgil – che confermo – a lavorare sulle politiche industriali, sulla formazione permanente, sulla previdenza integrativa, sul Mezzogiorno…»


    Ma non sui nuovi contratti

    «Noi restiamo assolutamente contrari ad affrontare le politiche salariali e contrattuali seguendo l´impostazione della Confindustria. Perché è sbagliata e perché non ha alcun senso aprire un confronto sui modelli contrattuali se prima non c´è una posizione comune tra Cgil, Cisl e Uil. Questa era, e per noi resta, l´impostazione unitaria. Non si può aprire una trattativa al buio, come se fossimo ad una tavola rotonda. Stiamo parlando dei contratti di milioni di lavoratori. Per questo serve la massima trasparenza. E poi non ci deve essere nessuna interferenza tra il negoziato e i contratti aperti nel pubblico impiego e nel settore privato».


    Ma una riforma degli assetti contrattuali non potrebbe favorire anche una soluzione unitaria, dopo due accordi senza la Fiom, per il contratto dei metalmeccanici in scadenza a fine anno?

    «Non sono d´accordo con questo ragionamento. Spetta alla Federmeccania e a Fiom, Fim e Uilm rinnovare il contratto con le regole che esistono. A contratti chiusi si può parlare di modelli».


    Vuol rinviare tutto nel 2005?

    «Siamo disponibili a lavorare senza vincoli di date e seguendo la strada che abbiamo già scelto con Cisl e Uil».


    A quali condizioni siete pronti a tornare al tavolo?

    «Non ci sono condizioni. Non abbiamo nulla da aggiungere a quanto abbiamo già detto. La decisione spetta alla Confindustria».