“Intervista” G.Epifani: «Tagli alle tasse? Benefici veri solo a un milione di italiani»

09/04/2004






venerdì 9 aprile 2004


L’INTERVISTA / Il segretario della Cgil agli imprenditori: un «tavolo delle forze della produzione» per lo sviluppo e la crescita

«Tagli alle tasse? Benefici veri solo a un milione di italiani»
Epifani: la riforma costa 10 miliardi in più di quanto dice il premier. A Montezemolo propongo un confronto sulla competitività

      «Il taglio dell’Irpef costa almeno 10 miliardi di euro più di quanto dice il governo. E’ iniquo, e non darà la scossa all’economia». Dal suo ufficio di corso Italia che guarda sul verde di Villa Borghese, Guglielmo Epifani boccia senza appello la riduzione delle imposte sulle persone fisiche a due sole aliquote: il 23% fino a 100 mila euro di imponibile e il 33% per gli altri redditi. Il segretario generale della Cgil, tuttavia, non esclude l’uso della leva fiscale, ma nel quadro di una politica economica e industriale che aumenti la competitività del Paese e non serva semplicemente alle classi agiate per passare dall’Audi alla Mercedes. Su questo fronte Epifani propone il dialogo alla nuova Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo, convinto di trovarvi ascolto. Segretario, perché i conti della riforma fiscale non tornerebbero?
      «Ho qui una prima analisi dell’Ufficio studi della Cgil. Gli italiani titolari di una qualche forma di reddito sono 38 milioni . A regime, la riforma Tremonti determinerà minori entrate per 22 miliardi di euro e non per 12 come ha detto Berlusconi . Ammesso che il governo possa compensare il minor gettito fiscale senza combinare disastri nel Welfare…».
      Berlusconi afferma di vole r ridurre le spese immorali come le pensioni baby.
      « Ma se sono state abolite 10 anni fa! Torniamo a noi: la riforma darebbe vantaggi solo a 13 milioni di contribuenti; 25 milioni non ne sarebbero toccati ».
      Tredici milioni son sempre tanti.
      «Ma non tutti ci guadagnano allo stesso modo. Metà del beneficio andrà al milione di contribuenti più ricchi: imprenditori, dirigenti, professionisti avranno minori imposte per 11 mila euro a testa. La fascia sottostante, due milioni di persone, professionisti meno forti, quadri, piccoli imprenditori, artigiani, prenderà 7 miliardi di sconto fiscale, diciamo 3.500 euro a testa».

      E per gli altri 10 milioni di beneficiati cosa cambia?
      «
      Costoro si divideranno 4 miliardi, meno del 20% dell’intera riduzione: 400 euro a testa. Dentro questa platea troveremo qualche operaio, nemmeno uno su quattro, il 40% degli impiegati e il 27% dei pensionati. Tutti gli altri rimarranno esclusi da qualsiasi beneficio». Ne avete parlato con il ministero dell’Economia?
      « Il governo non confronta i suoi dati con il sindacato da molto tempo ».
      Tremonti potrà restaurare una certa progressività dell’imposta att raverso le deduzioni e le detrazioni
      .
      «Vedremo se lo farà e come. Ma questo nulla toglie all’iniquità di fondo della delega fiscale».

      In ogni caso, si rimetteranno in moto i consumi.
      «Consumi e investimenti ripartono se c’è fiducia nel domani. E la fiducia non si costruisce con i regali, ma con un piano credibile. Meglio, dunque, l’impostazione di Andrea Pininfarina che suggerisce incentivi per migliorare la competitività invece di riduzioni generalizzate di imposte alle persone. Capisco meno Morchio che, invece, plaude al governo: temo per lui, e per noi, che questi sgravi a favore dei più ricchi favoriscano l’acquisto di auto estere alte di gamma più che di piccole cilindrate Fiat».
      Kennedy diceva: non chiedetemi che cosa l’America fa per voi, ma che cosa voi potete fare per l’America. Che cosa è pronto a fare il sindacato per l’Italia?
      « Potrei rispondere: abbiamo già dato. Ma con le battute non si va lontano. Il fatto è che questa riduzione delle imposte non offre nemmeno una sponda intelligente alle politiche contrattuali. N egli ultimi anni c’è già stata una redistribuzione del reddito a favore delle imprese. L’ha appena confermato la Banca d’Italia. E’ normale che i lavoratori cerchino di riprendersi una quota del reddito generato. E se a questa naturale tendenza aggiungiamo una manovra fiscale che dà poco o nulla in basso e molto in alto, può diventare irresistibile la spinta a un recupero dentro le imprese per via contrattuale. Mi domando se il governo non si accorga di questo rischio o se, invece, voglia proprio accentuare i conflitti in fabbrica» .
      La Confindustria ha voltato pagina.
      « Leggerò il discorso programmatico del nuovo presidente. Ma le sue prime dichiarazioni fanno ben sperare. Mi chiedo se il governo abbia colto la novità di un Montezemolo che punta sulla coesione del Paese o se, invece, se ne dispiaccia ».
      La Cgil, invece, apre alla nuova Confindustria?
      «Abbiamo 1.429 aziende industriali in crisi con 140 mila posti di lavoro in pericolo. E’ un segno del declino. Confindustria e sindacati devono aprire un tavolo delle forze della produzione per monitorare lo stato del sistema p roduttivo e individuare idee e proposte per lo sviluppo da portare poi all’attenzione di governo, parlamento ed enti locali».
      A quel tavolo parlerete di imposte?
      «Certo. La leva fiscale è importante, se ben usata per orientare investimenti e sostenere i redditi. Per esempio, la restitu zione certa del drenaggio fiscal e, e cioè dell’incremento del prelievo derivante dall’incremento delle paghe dovuto all’inflazione, potrebbe accompagnare una politica contrattuale più attenta alle difficoltà della congiuntura. Oggi il fiscal drag non ha più le dimensioni di un tempo, quando l’inflazione era a due cifre. Non è la luna».
      Pasquale Pistorio, presidente di St, propone di detrarre dalle imposte una quota delle spese in ricerca e sviluppo per 10 anni almeno.
      «E personalmente condivido. Con le sole loro forze, le imprese non ce la faranno a prendere il treno dell’innovazione».
      Nostalgia dello Stato imprenditore?
      «
      No. Non è questo il problema. L’intervento pubblico deve riorientare gli asset produttivi del Paese creando la convenienza per reimpiantare la presenza italiana in settori come l’elettronica e l’informatica dai quali siamo usciti. E deve anche rafforzare la ricerca in campi come la fisica dei materiali, dove abbiamo conservato nicchie di eccellenza, e in altri come le nanotecnologie e le biotecnologie dov’è possibile una ricerca leggera e a rete. Abbiamo appena firmato, noi e gli imprenditori, importanti accordi in materia con le regioni Emilia e Toscana. Ma mi piace anche augurare ogni successo a iniziative come la recente joint-venture tra la Fininvest e l’Ospedale San Raffaele di Milano: in queste cose mi pare che Berlusconi possa dare un contributo al Paese migliore di quello che dà dal governo».
      Gli incentivi gravano sul bilancio pubblico. C’è un Patto di stabilità da rispettare e l’Italia sta per ricevere un avvertimento della Ue
      .
      «
      I sindacati di tutt’Europa devono fare pressione affinché le spese per gli investimenti in ricerca e infrastrutture indicati dall’agenda di Lisbona vengano scorporate dal conteggio dei saldi del bilancio pubblico che non può avere deficit superiori al 3% del prodotto interno lordo. Sarebbe un’iniziativa capace di far da levatrice a una politica industriale su scala europea».
Massimo Mucchetti


Economia



Il personaggio
      SETTIMO SEGRETARIO
      Guglielmo Epifani, settimo segretario generale della Cgil, è nato a Roma, nel 1950. Laureato in Filosofia con una tesi su Anna Kuliscioff, diventa, nel 1974 direttore dell’Esi, la casa editrice della Cgil. Dal 1976 lavora all’ufficio sindacale e all’ufficio industria della Cgil.
      Nel 1979 viene eletto segretario generale della Filis (Informazione e spettacolo). Dall’aprile 1990
      è segretario confederale Cgil e dal settembre 2002 prende il posto di Sergio Cofferati alla segreteria generale.