“Intervista” G.Epifani: «Si torni a investire sull´auto e lo Stato entri nel capitale»

14/02/2005

    lunedì 14 febbraio 2005

    Pagina 5 – Economia

    LA SVOLTA DEL LINGOTTO
    Guglielmo Epifani, leader Cgil: la Fiat può contribuire a arrestare il declino industriale italiano
    «Si torni a investire sull´auto e lo Stato entri nel capitale»

    ROBERTO PETRINI
    ROMA - La Fiat auto torna in mani italiane e libera da promesse di cessione. Chi ha vinto e chi ha perso? Montezemolo ha parlato di «separazione consensuale». Lei è d´accordo?

    «E´ un accordo – risponde il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani – che conveniva a tutte e due le aziende: Gm perché è in una fase difficile per la sua posizione nel mercato mondiale e ha problemi con altra società europea, la Opel. Non era in condizione di accollarsi il peso di una Fiat che ha debiti e bisogno di investire».


    E la Fiat perché deve ritenersi soddisfatta?

    «Perché a lungo andare quello con la Gm era diventato un rapporto che presentava più problemi che vantaggi. Così, invece, recupera una liquidità finanziaria importante in questa fase e scioglie a proprio favore alcune società miste, acquistando più possibilità di movimento come azienda».


    A qualcuno è sembrata la fine di un incubo: cinque anni vissuti pericolosamente da quell´impegno a vendere la Fiat auto alla General Motors preso il 13 marzo del 2000. Condivide?

    «Sì, perché visto con gli occhi di dopo l´esercizio di questo put in realtà aveva e ha avuto più un valore finanziario che di sostanza. Essersene liberati in questo modo è una buona notizia, la cosa peggiore sarebbe stato invece un lungo procedimento legale che avrebbe creato una situazione di incertezza».


    Ora si guarda al futuro. I problemi della Fiat restano aperti, pesano i debiti con le banche e la crisi del mercato dell´auto. C´è una strada per uscire dall´emergenza?


    «Intanto bisognerà leggere bene le pieghe dell´accordo, che è stato sicuramente necessario ma non sufficiente per tirare fuori la Fiat dai suoi problemi. Marchionne ha gestito molto bene una partita assai delicata ora per la Fiat si apre tuttavia la responsabilità più grande: uscire dalla situazione di difficoltà nel settore auto e dare una prospettiva ai lavoratori che sono quelli che pagano di più questa situazione di crisi. La Fiat può così provare a diventare uno dei simboli capace di arrestare il declino industriale del paese».


    Su ricette e soluzioni si moltiplicano ipotesi e proposte. Dall´intesa con altri colossi dell´auto all´intervento dello Stato. Lei che ne pensa?

    «Per qualche mese la situazione della Fiat sarà quella definita dalle strategie e dai modelli già impostati. Nel breve non ci dobbiamo aspettare grosse novità e temo che per questo il ricorso alla cassa integrazione sarà purtroppo molto pesante».


    Successivamente tuttavia si dovranno fare delle scelte. Da che parte bisognerà guardare?

    «O la Fiat sceglie un partner globale oppure procede facendo accordi mirati per singoli segmenti di mercato con quello o con l´altro produttore. Se decide questa seconda strada, come sembra probabile, è evidente che ciò comporta un´opzione esplicita degli azionisti di riferimento ad investire e puntare sull´auto per il futuro. Si rovescerebbero così gli errori fatti negli ultimi dieci anni durante in quali non si è investito sull´auto».


    Per puntare sull´auto servono comunque risorse. Dove trovarle? Torna la questione dello Stato?

    «C´è bisogno sicuramente di risorse, c´è un debito importante e ci vogliono investimenti di grandi dimensioni, questo forse è il punto decisivo per uscire realmente dalla crisi. Il governo può giocare un ruolo di sostegno immediato con ammortizzatori sociali e favorendo quegli investimenti, contenuti nel contratto di programma, in ricerca e innovazione. Ma può avere anche un ruolo deciso nell´orientare le scelte dell´azienda. Si può arrivare ad ipotizzare un intervento pubblico, a livello centrale o a livello di enti locali, ma come partecipazione di garanzia, di accompagnamento, e sempre d´accordo con gli azionisti».


    Il futuro della maggiore azienda del paese resta condizionato da molte variabili. Cosa teme di più in questa fase?

    «Quello che sta avvenendo: cassa integrazione sempre più estesa, crisi di fiducia nei lavoratori, chiusura delle aziende dell´indotto e il rischio di chiusura di interi stabilimenti. È evidente che la salvaguardia degli impianti passa per una strategia dell´azienda che torna ad investire ed è in grado di recuperare quote di mercato in Italia e in Europa. Ci sarà un confronto tra l´azienda e i livelli massimi di categoria e, per quanto ci riguarda, dovremmo tallonare anche il governo per controllare che si facciano le scelte giuste».


    E´ ottimista o pessimista?

    «La Fiat può uscire da queste difficoltà ma naturalmente non è assolutamente facile, ma ci vuole un´azienda più solida e che abbia anche un diverso profilo nelle relazioni sindacali».