“Intervista” G.Epifani: «Se c´è rispetto, via alle riforme»

02/06/2004
      MERCOLEDÌ, 02 GIUGNO 2004
       
      Pagina 9 – Interni
       
      L´INTERVISTA
       
      Guglielmo Epifani: dal premier parole irresponsabili, in un anno non ha mai cercato il dialogo
       
      "Se c´è rispetto, via alle riforme
      Berlusconi non ci demonizzi"
       
       
      capitalismo
      Preferisco una separazione di ruoli e funzioni tra manager e proprietà, all´interno d´un rapporto di fiducia
      fazio
      Non siamo convinti che la ripresa possa venire, come dice lui, solo dalla domanda di investimenti
      arroccamento
      Ammesso che ci fosse, dipendeva dall´attacco del governo e della Confindustria di D´Amato
      montezemolo
      Se saranno confermate le premesse, finalmente saranno considerati tutti i punti di vista
       
      GOFFREDO DE MARCHIS

      ROMA – Segretario Epifani, sembra nascere un asse tra imprese, sindacati e banche. Ma è normale che i rappresentanti dei lavoratori siano al fianco dei poteri forti?
      «Più che di poteri forti parlerei di organizzazioni che incarnano degli interessi e hanno trovato un terreno di lavoro comune. Soggetti che si sono sentiti, da un anno a questa parte, messi all´angolo, esclusi da un processo di dialogo, di considerazione sociale e che ora vogliono impedire insieme la deriva».
      E davvero il sindacato fa «squadra» con le imprese e le banche?
      «Si profila tra loro un´intesa sull´analisi della crisi e sulle ricette per uscirne. Queste valutazioni e una parte delle soluzioni sono condivise dal sindacato perché ricalcano esattamente il nostro punto di vista. Tre anni fa dicevamo che il Paese correva il rischio di declino, che mancavano gli investimenti in ricerca e innovazione, che le imprese erano troppo piccole per competere sul mercato mondiale, che c´era una carenza di infrastrutture. Eravamo da soli a indicare questi problemi. La Confidustria di D´Amato e il governo preferivano discutere di flessibilità, di costi del lavoro, dei diritti del lavoro per ridurli. Ora la nostra analisi emerge con decisione, altri soggetti la fanno propria ed è un risultato che rivendico alla nostra coerenza. Un altro punto di contatto tra noi e quello che ha detto soprattutto Montezemolo è la considerazione del ruolo delle forze sociali, dell´autonomia di ciascuno, di un metodo di dialogo. È un nuovo fatto positivo perché finora abbiamo visto esclusivamente un´operazione per dividere il sindacato. L´autonomia dei corpi sociali è un fattore di ricchezza, non un impaccio, è una cosa che attiene all´idea della democrazia. Ed è anche un richiamo al cambiamento in cui si afferma tutta la delusione per le risposte fornite dal governo. Un ultimo dato importante: queste forze, usando un linguaggio comune, dicono per prima cosa che non si rassegnano al declino. Va considerato un messaggio di fiducia per tutti, per il Paese».
      C´è qualche nota stonata negli interventi di Montezemolo e Fazio?
      «Un problema c´è: il valore delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Non siamo convinti, come dice il Governatore, che la ripresa possa venire solo dalla domanda di investimenti. Per noi una parte della ripresa deve arrivare anche dalla crescita dei consumi e quindi da un adeguamento della politica dei redditi. Ci vuole un equilibrio tra questi due aspetti, puntare solo sugli investimenti crea uno scompenso e il rischio è di tornare alla vecchia logica della compressione dei salari come unica strada per competere. Sarebbe davvero una situazione molto strana».
      Dopo gli anni della vicinanza tra Confindustria ed esecutivo, adesso assisteremo a uno spostamento del baricentro verso l´opposizione?
      «Io credo che ognuno farà la sua parte in autonomia. Se saranno confermate le premesse, una differenza rispetto al passato è chiara: verranno finalmente considerati tutti i punti di vista. Nel frattempo è molto importante che ci sia una visione comune sui rischi cui siamo esposti. Quando Fazio, fornendo i numeri sulla produzione industriale, ammette le difficoltà di Francia e Germania ma fa notare che la produzione industriale italiana è cresciuta meno dell´1 per cento in cinque anni, conferma quello che abbiamo detto. La replica del governo è desolante, un´ovvietà alla Catalano: il crollo della produzione è legato al fatto che si devono sviluppare più servizi. Ma servizi di qualità e industria di qualità sono tutt´uno e nella logica comune di banche e imprese c´è questa consapevolezza».
      Rilanciare la concertazione significa anche un sindacato più aperto alle riforme, più disponibile? La Cgil in questi anni è sembrata arroccata su posizioni massimaliste, come dimostrano le battaglie della Fiom.
      «L´arroccamento, ammesso che ci sia stato, aveva una spiegazione nell´attacco che abbiamo subito congiuntamente dal governo e dalla Confindustria di D´Amato. Se invece c´è rispetto, dialogo, volontà di comprendere le ragioni dell´altra parte e alle parole seguiranno i fatti, il clima può cambiare e le soluzioni si possono trovare. Oggi il terreno di confronto è più avanzato, anche per merito nostro».
      Fiom compresa?
      «La Cgil è un´organizzazione complessa, fatta di tante storie, di tante persone. Ma sull´analisi della crisi e sul modo corretto di uscirne si ritrova tutto il sindacato. Per uno sviluppo di qualità serve una diversa centralità e una diversa considerazione del lavoro, dei suoi diritti e del suo valore».
      Berlusconi si dice d´accordo sul metodo della concertazione, ma non con la Cgil che è «la fabbrica dell´odio». Qual è la sua replica?
      «Che è un irresponsabile. La mia risposta è la più semplice che si possa dare, ma anche la più netta. Le faccio un esempio: Cgil, Cisl e Uil, con la Confindustria di D´Amato, avevano firmato un documento sullo sviluppo. Lo abbiamo trasmesso a Palazzo Chigi. In un anno Berlusconi non ha mai sentito il bisogno di chiamarci, non ha cercato nemmeno la più elementare forma di dialogo. La sua dichiarazione contro di noi è il solito diversivo, come sempre scava solchi ideologici invece di affrontare il merito dei problemi. Non mi sfugge il tentativo di ridividere le organizzazioni sindacali. È sempre stato poco rispettoso delle funzioni delle parti sociali. Ha sempre demonizzato una parte e poi non ha dato risposte a nessuno. La lezione del passato non gli è servita a molto».
      Lei ha salutato con soddisfazione la nomina di Montezemolo a Viale Astronomia. Ora però deve trattare con lo stesso presidente di Confindustria e di Fiat, studiare insieme le soluzioni per la crisi e discutere di Melfi. Come farà?
      «In generale sarebbe stato meglio un presidente di Confindustria a tempo quasi pieno. Detto questo la scelta della Fiat è una soluzione forte per l´azienda. Vedremo quale equilibrio si troverà tra due posizioni distinte. Ma Montezemolo è troppo accorto per non dare risposte al rischio di sovrapposizione di ruoli».
      Lei preferisce un capitalismo manageriale o uno familiare, feudale come è stato detto?
      «Preferisco una separazione di ruoli e funzioni tra manager e proprietà, ma mai un´idea di azienda in cui un manager agisce al di fuori della fiducia della proprietà perché questo creerebbe dei problemi enormi. Una gestione corretta dell´impresa rafforza anche il rapporto con il sindacato».