“Intervista” G.Epifani: Scelte fallimentari, ora arriva il conto

14/07/2003



 Intervista a: Guglielmo Epifani
       
 



Intervista
a cura di

Felice

Masocco
 
14.07.2003
Scelte fallimentari, ora arriva il conto
Epifani: le divisioni nella maggioranza sono figlie di una politica economica sbagliata

ROMA «Le divisioni nella maggioranza sono figlie di scelte di politica economica sbagliate, di previsioni campate in aria, di una strategia fallimentare» per il leader della Cgil Guglielmo Epifani. «Oggi che ci sono altre scelte da fare il
governo non sa più come andare avanti e su come far fronte al fallimento le forze che lo compongono si dividono: chi pensa agli interessi del Nord chi a
quelli del Su e chi a far cassa con le pensioni». Poi il governo si può anche ricompattare «tirando avanti come ha fatto in questo anno, ma le contraddizioni sono destinate a crescere: basta
pensare che dei 50 firmatari del Patto per l’Italia
non ce n’è uno che sia contento di quanto fatto».
Manca per Epifani «un’idea di responsabilità collettiva», e il rischio che si corre, afferma, è che «a pagare saranno lavoratori, pensionati e giovani».
Sembra certo che il Dpef conterrà un accenno
alle pensioni, quanto alla delega previdenziale
il ministro Roberto Maroni ha detto che è
«migliorabile»: non nel senso auspicato dai sindacati, pare però di capire. Che cosa
ne pensa di questa «apertura» della Lega?
«Faccio ormai fatica a districarmi tra le dichiarazioni, le contro-dichiarazioni, le
smentite, sono quasi sei mesi che sulla previdenza si ascolta tutto e il contrario di tutto. E chi tra gli alleati prima spingeva, adesso ha un po’ tirato il freno (basta leggere i giornali che sostengono il
governo): fino arrivare alla conclusione che forse conviene sostenere qualcosa di non troppo impegnativo nel Dpef e poi vedere il da farsi. Tutto questo genera allarme tra lavoratori e pensionati e si capisce che il governo cerca di intervenire
sulle pensioni per ragioni di bilancio che la sua politica ha contribuito ad accentuare.
Appare poi chiaro che la natura di questo provvedimento è ancora oggetto di discussione all’interno della maggioranza. Nessuno, dico nessuno, che si preoccupa di dare una risposta a
quello che il sindacato ha detto unitariamente».
E sono passati quasi due mesi da quando con Cisl e Uil avete presentato al governo il documento comune sulle pensioni: mai stati convocati?
«No, è quello che io vado dicendo da tempo soprattutto a Cisl e Uil, questo governo non ha alcuna intenzione di avere un vero dialogo sociale con le parti, con tutte le controparti non solo con
il sindacato: è un governo che non riesce ad avere dentro di sé l’idea di un corretto rapporto di confronto con le parti sociali. Tanto è vero che ora con il Dpef molto probabilmente farà con noi un incontro di cortesia oppure neanche questo».
Non è una novità, in fondo. Di nuovo c’è invece che la crisi nei rapporti tra le forze della coalizione si è fatta evidente: ci sono rischi di instabilità?
«Dobbiamo aspettare le scelte che il governo farà, ma è evidente che le divisioni di fondo tra i due assi fondamentali (Lega e Tremonti da un lato, An e Udc dall’altro) sono figlie di una strategia sbagliata e di previsioni campate in aria. Due anni fa di fronte ad una situazione che già vedeva cadere consumi e investimenti il governo puntò ad un grande miracolo economico e impostò – e qui sta il punto – tutte le sue scelte di politica di bilancio sull’idea che bastasse fare un piccolo taglio
ai costi e una piccola riduzione fiscale per avere un grande sviluppo. Essendo avvenuto esattamente il contrario quella strategia oggi giunge al capolinea e al fallimento. Faccio un esempio: si può avere un disegno di riforma, di riduzione della pressione fiscale se si hanno davanti risorse e un quadro economico che lo consente, altrimenti si finisce costretti alle acrobazie di questo anno, cartolarizzazioni, condoni, sovrastima delle entrate e sottostima
delle uscite. È il nodo a cui arriva oggi il
governo, è difficile fare questa Finanziaria perché
si fanno i conti con un’impostazione sbagliata.
E su come pagare questo fallimento le
forze al governo si dividono: c’è chi pensa agli
interessi del Nord chi a quelli del Sud chi a far cassa con le pensioni, manca l’idea di una responsabilità collettiva».
Quindi le divisioni di oggi sarebbero
l’effetto di una politica economica sbagliata?
«Esattamente, e adesso che ci sono da fare altre scelte il governo non sa più come andare avanti.
Aggiungo che il fallimento di questa strategia
rende oggi pericolosa la situazione sociale ed economica perché lo stato del bilancio è più grave
di come viene presentato».
In ogni caso sembra che a colpi di scambi un ricompattamento ci sia stato…
«Il governo si può anche ricompattare tirando
avanti come ha fatto quest’anno, ma le contraddizioni sono destinate a crescere: oggi dei
50 firmatari del Patto per l’Italia non ce n’è uno
che si mostri contento di quanto fatto dall’esecutivo».
Torniamo alle pensioni: la Lega ora si accredita come paladina dei diritti di pensionati e
pensionandi, ma con il ministro del Welfare è l’artefice della delega alla quale il sindacato si oppone, una delega che resta lì, o no?
«Sulle pensioni, in modo particolare di anzianità, la lega è sempre stata molto attenta perché ha determinate radici e sensori e capisce che in una parte del Paese la pensioni di anzianità fanno
parte delle aspettative di gran parte delle
persone e dei ceti produttivi. Poi però lo
fa con grandi contraddizioni: oggi dice che è pronta a rivedere la delega ma non si capisce bene se peggiorandola o meno dal nostro punto di vista.
E la stessa delega contiene la decontribuzione e
l’uso obbligatorio del Tfr nei fondi pensione
che sono assolutamente sbagliati.
Ma i conti anche su questo li faremo dopo le scelte del governo che più che con il Dpef temo e penso verranno fatte con la Finanziaria».
La Finanziaria come vero banco di prova? Quali sono i suoi timori?
«Per le divisioni nella maggioranza i tempi di preparazione del Dpef si sono accorciati,
presumibilmente il Dpef conterrà indicazioni generiche lasciando alla Finanziaria le scelte dirimenti. Da questo punto di vista mi aspetto problemi sul terreno sociale molto forti. Vedremo quali saranno le scelte, è evidente che se non ci sono risorse e chiarezza sui contratti pubblici, se si toccano le pensioni, se non ci sono le risorse per la sanità e la scuola, o non c’è una politica selettiva per il sostegno all’innovazione e alla ricerca saremo in presenza di una Finanziaria iniqua socialmente e incapace di produrre sviluppo. Due fortissimi argomenti per esprimere un dissenso radicale. Se questi dovessero essere i riferimenti, la Cgil ha già messo in guardia il governo che si può trovare di fronte a una risposta molto forte.
Spero e lavoreremo perché ci sia una risposta unitaria, sono temi che allo stesso modo riguardano tutto il sindacato».