“Intervista” G.Epifani: «Rutelli fa un assist al governo e spacca sinistra e sindacati»

20/01/2004


MARTEDÌ 20 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 
L´intervista – Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani contesta la posizione della Margherita sulla previdenza
«Rutelli fa un assist al governo e spacca sinistra e sindacati»

RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – «La proposta Rutelli sulle pensioni rafforza le ragioni del governo, spacca il centrosinistra, rischia di dividere i sindacati, apre seri problemi di rapporto tra Cgil e Margherita». Da quando è leader della Cgil, Guglielmo Epifani non è mai sembrato così irritato.
          Epifani, ora anche nell´Ulivo c´è chi giudica necessaria un´altra riforma previdenziale: la Margherita ha parlato di un aumento di due anni dell´età pensionabile. Lei ha già dichiarato che la proposta – ribadita ieri da Rutelli in un´intervista al Corriere della Sera – è incomprensibile. Perchè?
          «Noi abbiamo sollevato due obiezioni, una di metodo, l´altra di merito. Partiamo dalla prima. La proposta di Rutelli cade in una fase in cui il sindacato ha chiesto al governo una risposta alle sue richieste sulle pensioni e il governo ha aperto un tavolo sul Welfare al quale la Cgil non si è seduta non perché disinteressata al problema, ma perché non capisce il senso di quel tavolo. Il governo, poi, è diviso al suo interno. Accade, però, che proprio adesso arriva la proposta di un partito dell´opposizione con due punti che aiutano il governo».
          Quali?
          «Il primo è quando si dice che bisogna alzare l´età per la pensione di anzianità e per chi rientra nel sistema contributivo spostando il baricentro da 62 a 64 anni e passando dunque da una fascia per l´uscita flessibile dal lavoro che va da 57 a 65 anni a una che va da 59 a 67 anni. Il secondo è quando Rutelli sottolinea che i risparmi sulle pensioni devono andare a finanziare il nuovo Welfare. Ecco: in questo modo Rutelli dà il via libera al governo sull´innalzamento dell´età pensionabile e sull´opportunità di uno "scambio". Questo renderà il governo più determinato a muoversi nella direzione già presa. L´intervento della Margherita, poi, arriva quando con Cisl e Uil stiamo ragionando di una piattaforma unitaria complessiva: il rischio è che divida i sindacati».
          Rutelli si aspettava una proposta dei sindacati sulle pensioni. È vero che avevate annunciato una "controproposta", poi non l´avete presentata. Perchè?
          «Ci sarebbe stata quando il governo avesse messo da parte la delega previdenziale».
          Il leader della Margherita l´accusa poi di essere distratto, perché – dice – la proposta del suo gruppo rientra pienamente nella Dini.
          «Non è vero, la proposta è fuori dalla Dini. E qui andiamo al merito della sua proposta. La Dini prevedeva, al momento della verifica del 2005, un adeguamento dei coefficienti di trasformazione, non dell´età. Uno spostamento del baricentro vuol dire che si va in pensione con una pensione più bassa di quella prevista dalla Dini».
          Lei dice che la proposta Rutelli aiuta il governo e mette in difficoltà il fronte sindacale. Si è chiesto, allora, le ragioni di questa sortita?
          «Questo non lo so. Ma mi sorprende una cosa: se una forza politica che ha delle radici anche nel mondo del lavoro decide di avanzare una proposta a favore dei lavoratori e dei pensionati dovrebbe avere almeno l´attenzione di parlarne anche con la Cgil. Perché in questa occasione non sono stati attivati i canali di comunicazione che esistono tra noi?».
          Perché?
          «Io so solo che tutto questo pone un problema serio nei rapporti tra Cgil e Margherita. Per ragioni strettamente sindacali e sociali».
          La proposta Rutelli assomiglia molto a quella che il segretario confederale Cisl, Baretta, presentò in dicembre e che suscitò anche qualche problema in Cisl. C´è un collegamento, una sorta di regìa comune?
          «Io voglio soltanto sottolineare che con la Cgil la Margherita non ha parlato e ricordo anche che il segretario della Cisl Pezzotta, qualche tempo fa, disse che su queste vicende le forze politiche non dovevano intervenire».
          Ha detto che studiate una piattaforma unitaria. Vede dei rischi, ora?
          «Giovedì la Cgil farà un esame della situazione. Credo ci sia bisogno di un incontro con Cisl e Uil, peraltro già deciso. È meglio verificare se ci sono divisioni in modo da capirne la reale portata e, se possibile, superarle. Anche perché tutto questo corre il rischio di mettere in ombra le responsabilità del governo».
          Ci potrebbero essere divisioni anche sulla politica dei redditi?
          «Sì, c´è infatti una seconda cosa che non capisco dell´intervento di Rutelli. Lui dice che non vuole le gabbie salariali, ma in realtà è proprio quello che propone. Lo fa, tra l´altro, in un momento molto delicato: dopo il tribolato contratto del trasporto locale, ci sono tavoli aperti ai quali le imprese non vogliono riconoscere gli aumenti dovuti, dal commercio agli edili, dagli artigiani ai tessili, per non parlare di Vigili del Fuoco e Agenzie fiscali. Nello stesso tempo, il centrodestra tenta un intervento di riforma dello Stato lontana da un federalismo equo e solidale. Ecco un altro motivo per cui le proposte di Rutelli mi sembrano incomprensibili».
          Tra le proposte dei Ds c´è l´estensione a tutti del contributivo pro-rata, un´idea del suo predecessore Cofferati. Va ancora bene per la Cgil?
          «Al nostro congresso decidemmo di non proporre questa idea, anche perché avrebbe incontrato l´ostilità di Cisl e Uil. L´eventuale "gobba" va affrontata con un fondo di riserva con modalità di finanziamento da definire».