“Intervista” G.Epifani: «Retorica sì, ma di governo»

05/12/2003





 
   
05 Dicembre 2003
POLITICA




 
INTERVISTA
«Retorica sì, ma di governo»

Guglielmo Epifani condivide le preoccupazioni del presidente Ciampi sul dilagare della retorica del declino e sulla necessità di rispondere positivamente. Il segretario generale della Cgil ricorda però che quando il suo sindacato lanciò la denuncia venne isolato e trattato da disfattista. «Allora la retorica che andava di moda era quella della imminente ripresa dell’economia». Poi però tutti si sono accodati al declino. Ma quello che più interessa ora è la manifestazione di domani sulle pensioni e la finanziaria. Domani sarà una grande giornata

PAOLO ANDRUCCIOLI


«Sarà una grande manifestazione, quella di domani. Vedo crescere in giro un bel clima, ci sono state tante riunioni, tanti incontri in ogni parte dell’Italia. Abbiamo riscontrato una grande rispondenza e ci sono adesioni anche delle istituzioni locali, a cominciare dalla Campania, che ha aderito con tutta la sua giunta regionale. Ci sono appelli di intellettuali e uomini di cultura, ci sono forze politiche che condividono la nostra battaglia e che saranno in piazza con noi. E’ un grande appuntamento, che ha un notevole valore politico prima di tutto perché è unitario». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è di buon umore. Lo abbiamo sentito al ritorno dal suo giro in Campania, un bagno di folla che gli ha permesso di misurare direttamente il seguito effettivo che ha oggi la battaglia dei sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil contro la riforma delle pensioni e la finanziaria.

Epifani, è quindi inutile rischiare di fare oggi previsioni sulla partecipazione alla vigilia della manifestazione. Il ministro Maroni ha detto che non importa se ci saranno a Roma un milione o due milioni di persone..

E’ perfettamente inutile esercitarsi in previsioni sui numeri. Non ci interessa questo tipo di ginnastica. Quello che ci interessa è la qualità dell’appuntamento contro una legge finanziaria deprimente e una controriforma delle pensioni che rischia di scardinare anche tutto ciò che di buono è stato realizzato finora e che non risolve neppure uno dei problemi sul tappeto. L’importanza della manifestazione sta nel fatto che si scende in piazza unitariamente e che il fronte è molto chiaro. Il suo carattere più importante e decisivo è proprio il merito delle questioni che poniamo. Riteniamo poi che sia molto importante anche il consenso che abbiamo riscontrato a livello delle ammistrazioni locali, che si sentono colpite dalla politica del governo. Abbiamo l’appoggio della Campania, ma i segnali ci arrivano e ci sono arrivati da tutte le altre parti d’Italia, dalle regioni, dalle provincie, dai comuni.

La manifestazione di domani sulle pensioni e la finanziaria è unitaria, ma c’è stato anche il rischio che si esprimessero posizioni diverse alla vigilia, a proposito delle necessità di avanzare una controproposta rispetto a quella del governo, come si è visto per esempio al convegno al Cnel. Che cosa ne pensi?

E’ chiaro che non si può ignorare quello che c’è stato tra noi e gli altri sindacati e che non si può pensare di risolvere tutto facilmente. E’ un processo che abbiamo avviato e non pretendiamo di raggiungere l’unità ad un anno all’altro: è un percorso verso la convergenza. E mi pare che tutti stiamo facendo uno sforzo importante in questo momento.

E lo sciopero degli autoferrotranvieri, con le relative polemiche sulle scelte dei lavoratori di Milano e contro il sindacato, che viene additato come il primo responsabile del disastro, come incideranno sulla manifestazione? Non c’è il rischio che si verifichi un effetto deprimente?

Al contrario. Io penso che lo sciopero e le riflessioni che hanno suscitato incideranno in senso positivo. Sembra un paradosso, ma è la conferma che abbiamo ragione noi: sono mesi che diciamo che esiste una questione salariale, che i contratti non si rinnovano e che esiste un problema di rifinanziamento locale. Esiste anche un provvedimento bloccato in Parlamento. Il problema del contratto è una conseguenza di tutto ciò e sono perfettamente inutili i tentativi di mettere la base contro i vertici del sindacato. La questione, anche guardando proprio alla realtà di Milano, è molto più complessa. Non c’è un problema di contrapposizione base-vertice. D’altra parte si dovranno anche decidere: da una parte dicono che il sindacato ormai è debole e messo in un angolo. Dall’altra dicono che è troppo estremista e responsabile della paralisi del paese. In realtà, siamo di fronte al solito uso strumentale di chi non tollera l’esistenza stessa del sindacato nella società. Ma si dovranno rassegnare perché il sindacato è una grande forza che si batte contro le scelte sbagliate del governo e contro la deriva. E’ una forza che dà fastidio anche perché ha ritrovato la sua unità. E’ vero noi ci abbiamo lavorato, ma bisogna anche dire che è stato lo stesso governo a non essere in grado di rispettare le promesse che aveva fatto con il Patto per l’Italia. Basta vedere che fine hanno fatto gli ammortizzatori sociali che erano stati promessi. Il governo non è stato in grado di mantenere fede agli impegni che aveva preso.

A proposito di deriva e di declino. Affrontiamo anche il punto politicamente delicato, ovvero la dichiarazione del presidente Ciampi contro la retorica del declino. Che cosa ne pensi?

Effettivamente noi siamo stati tra i primi, anzi forse i primi a parlare del rischio di un declino produttivo e industriale del paese. E quando dicevamo queste cose era trionfante la retorica dello sviluppo imminente, di una ripresa forte dell’economia: una retorica che era stata alimentata da Berlusconi, Tremonti e Fazio. A quel tempo, per la nostra denuncia, ci accusarono di essere dei disfattisti e di vedere tutto nero. Poi via via, nel corso dei mesi, il discorso del declino si è diffuso e io stesso ora mi trovo a discutere ai convegni con tanta gente che parla di declino, ma che non lo intende come lo intendiamo noi e pensa a soluzioni molto diverse. Alla fine praticamente tutti ora parlano di declino. In questo senso il presidente Ciampi può avere anche ragione a contrastare una retorica che dilaga. Anche a me dà fastidio questo tipo di retorica. Ma nello stesso tempo ribadisco che il problema esiste e che è il governo stesso a non dare fiducia a non saper rispondere all’aumento della delusione. Oggi più che mai bisogna perciò lavorare per contrastare questo declino, ridare fiducia alla gente, assumersi le responsabilità che ci sono dovute in una situazione in cui anche l’Europa appare priva di governo.