“Intervista” G.Epifani: «Questa crisi è drammatica; ora un’intesa con Confindustria»

20/12/2004

    lunedì 20 dicembre 2004

    pagina 9 economia





    Guglielmo Epifani, segretario della Cgil: "Il governo
    è indifferente al declino industriale in atto nel Paese"

    «Questa crisi è drammatica
    ora un’intesa con Confindustria»


    di
    ROBERTO MANIA

    ROMA – La sinistra smetta di litigare su questioni secondarie e metta in campo le sue proposte per affrontare la drammatica crisi industriale e occupazionale. È la strigliata di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, alle forze dell´opposizione perché – dice – l´emergenza economica, produttiva e sociale deve essere la vera priorità nazionale per chi vuole candidarsi alla guida del Paese. Ma prima ci vuole un accordo tra sindacati e Confindustria per tamponare il declino: «Possiamo trovare un´intesa sugli obiettivi, ma senza il governo questi impegni finiscono per avere un´efficacia relativa. E l´esecutivo di centrodestra ha ormai scelto un´altra strada».

    Perché sostiene che il governo è indifferente alla crisi industriale? In molti, anche tra i ministri, hanno detto di condividere l’allarme del presidente della Confindustria sulla gravità della situazione.


    "Basta guardare la Finanziaria che sta per essere approvata definitivamente. La questione industriale è semplicemente ignorata. Questa manovra non ha alcun rapporto con i problemi dell’apparato produttivo e le loro conseguenze negative sull’occupazione. Questa non è una Finanziaria di rigore, ma non è neanche una Finanziaria che sostiene i redditi e gli investimenti. Il provvedimento per rilanciare la competitività è stato più volte annunciato ma, se mai arriverà, sarà privo delle risorse necessarie. Sarà un simulacro o un un’operazione di piccolissima manutenzione".

    Vede qualche differenza tra questa manovra economica, la prima di Domenico Siniscalco, e quelle presentate dal precedente ministro dell’Economia Giulio Tremonti?

    "No, ha lo stesso segno. Anzi: la stessa impronta di Tremonti. Davvero non capisco perché è stato cambiato il ministro".

    Berlusconi è convinto che dalla riduzione delle tasse arriverà uno stimolo alla ripresa dell’economia. Così pensa anche di vincere le prossime elezioni.


    "Questa Finanziaria non avrà alcun effetto positivo sulla situazione economica del Paese. E, d’altra parte, è chiaro a tutti che il rapporto tra la pressione fiscale e la crescita del Pil resterà inalterato. Assisteremo ad una redistribuzione del reddito ma non ad un aumento del reddito disponibile per i consumi. Questa è stata l’ennesima occasione persa".

    Anche il sindacato però non può limitarsi a denunciare le difficoltà. Cosa proponete?


    "Noi non ci limitiamo alla denuncia. Ma il sindacato ha il dovere di segnalare la pesantezza della crisi che si traduce concretamente nella perdita continua di posti di lavoro, nel moltiplicarsi di casi di crisi aziendali. Dall’altra parte cerchiamo anche di indicare una via d’uscita. L’accordo con gli industriali per rilanciare il Mezzogiorno si muove in questa direzione. Vale lo stesso per le varie intese a livello territoriale, a cominciare da quelle di Firenze e Napoli, che sono state sottoscritte negli ultimi tempi".

    La Cgil punta allora ad un patto nazionale con la Confindustria per arginare la crisi industriale?


    "Si possono individuare alcuni obiettivi condivisi senza immaginare, però, interventi al ribasso sui salari e sui diritti, a partire dal contratto dei metalmeccanici. Stiamo provando a costruire embrioni di politica industriale perché stanno crescendo i punti di vista convergenti tra noi e gli industriali. Ma il limite è rappresentato – come ho detto – da un governo che sembra ormai entrato in un lunghissimo ciclo elettorale e che non presta alcuna attenzione a quelle riforme di fondo di cui avrebbe bisogno il nostro apparato produttivo".

    A quali si riferisce?


    "Agli interventi per sostenere la qualità delle nostre produzioni; a quelli per favorire le piccole e medie imprese dei distretti; a quelli per difendere alcuni nostri asset fondamentali. Colpisce la totale indifferenza del governo di fronte alla crisi della Fiat, cioè del più grande gruppo industriale italiano".
    E se il governo accettasse questi suggerimenti, la Cgil potrebbe definire un patto anche con Berlusconi?
    "Il problema non è la firma di un patto. Il problema è prendere le decisioni nell’interesse del Paese e dell’occupazione. Da questo punto di vista sarebbe stata utilissima la riforma degli ammortizzatori sociali. Cosa che non si è voluta fare e che, temo, non si farà".

    Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha detto che si farà solo se passerà anche la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.


    "È evidente che si tratta di un bluff. La verità è che non ci sono le risorse. Anche il Fondo per l’occupazione è stato ampiamente prosciugato. Così Maroni prova a metterla su un terreno che è un puro pretesto. Non a caso nessuno gli dà retta".

    Maroni ha anche detto che il decollo della previdenza complementare rischia di slittare addirittura al 2006.


    "E questa è una sconfitta profonda del ministro del Welfare; e la dice lunga anche sull’attenzione che il governo ha sui temi della protezione sociale. Tutto questo è intollerabile".

    Scusi, ma se il governo è indifferente alla crisi e un eventuale patto tra sindacati e Confindustria è poco efficace, se ne ricava che non c’è alternativa al declino. È così?


    "Per arrestare il declino ci vorrebbe una terapia fortissima, e, dunque, una chiara volontà politica. Che, purtroppo, non c’è. La nostra economia continuerà a crescere meno di quella degli altri. Dobbiamo solo sperare che la ripresa mondiale non si fermi. Ci vorrebbe una svolta nella politica economica. Ma non possiamo illuderci che nell’ultimo anno e mezzo, il governo comprenda la gravità della situazione. Di certo la Cgil non smetterà di incalzarlo".

    Come sindacato o come parte dell’opposizione, visto che intendente contribuire a scrivere il programma delle forze del centrosinistra?


    "Per tre anni e mezzo abbiamo rivolto le nostre richieste al governo che le ha puntualmente ignorate. Ora le proponiamo all’opposizione che è bene non perda altro tempo dietro dispute inutili".

    Quali?


    "Per esempio le divisioni sulle candidature per le regionali in assenza ancora di un programma. Ci sono troppi ritardi e distrazioni".

    Ma Prodi è appena arrivato.


    "Sì, ma siamo già dentro lo scontro elettorale. E tocca all’opposizione indicare da subito la possibilità e la necessità di un’altra politica economica e sociale".