“Intervista” G.Epifani: «Non si gioca con la vita dei lavoratori»

05/12/2003



 Intervista a: Guglielmo Epifani
       
 



Intervista
a cura di

Angelo

Faccinetto
 

05.12.2003
Epifani: «Pensioni e contratti
non si gioca con la vita dei lavoratori»
«Berlusconi avrà la risposta che merita»
Sulle pensioni cerca ancora di dividerci. Evitiamo la retorica, ma il declino del Paese è nei fatti

Rischio declino e vertenza trasporti. Finanziaria e controriforma delle pensioni. È un intreccio di situazioni pesanti quello che vede impegnato in questo fine 2003 il sindacato. Impensabile solo
un paio di anni fa. Con una novità positiva, però. Cgil, Cisl e Uil che sembrano aver ritrovato un’unità d’azione da tempo perduta. E che verrà
messa alla prova domani, con quella che è stata annunciata come la più grande manifestazione unitaria. Contro la Finanziaria e contro la controriforma delle pensioni. Ne parliamo col leader della Cgil, Guglielmo Epifani.
L’atteso incontro sul rinnovo del contratto dei
trasporti si è concluso senza intesa nè rottura. Da oggi cosa accadrà?
«Da oggi comincia il conto alla rovescia, quello
che deve portare al rinnovo. È un passaggio di responsabilità che riguarda soprattutto le controparti e il governo. Adesso non si può più scherzare: bisogna dare ai lavoratori quel contratto che aspettano da due anni».
Sembra però che le risorse messe a disposizione dal governo siano insufficienti.
Non c’è il rischio di un nuovo stop nelle trattative?
«A determinare il rinvio del rinnovo del contratto è stata la situazione del settore. Una situazione molto deteriorata, caratterizzata da società coi bilanci in rosso, dal taglio dei trasferimenti agli enti locali e dalla mancata approvazione, per mancanza di risorse, del provvedimento di riordino del settore.
Un provvedimento nel quale sono previsti anche parte dei mezzi necessari per il contratto. Il governo deve affrontare i problemi del trasporto pubblico
in modo organico. Ed è quello che finora non ha fatto».
Motivo? Solo mancanza di risorse?
«Il motivo sta anzitutto nella contrarietà del ministro dell’Economia ad utilizzare un piccolo aumento delle accise sui carburanti per finanziare il settore».
Avete proclamato uno sciopero di 24 ore. Un fermo pesante, non usuale.
«Sì, come non è usuale la situazione in cui versano questi lavoratori: otto scioperi generali e due anni di attesa. Cos’altro devono fare per avere riconosciuto il contratto?»
Pensa ci sia il rischio che si possano ripetere situazioni come quella di Milano?
«I rischi sono quelli di una categoria esasperata. Qualsiasi ulteriore ritardo può contribuire ad esasperare ulteriormente questa situazione. Finora, comunque, la protesta, se si esclude l’eccezione
di Milano, è stata governata con rigore dal sindacato. Ma alla lunga è chiaro che non può reggere l’equilibrio tra rispetto delle regole da parte sindacale e assenza dello stesso rispetto da parte delle controparti. Se qualcuno punta ad esasperare i toni del confronto sociale poi se ne deve assumere anche le responsabilità».
Senta Epifani, ieri il presidente Ciampi ha esortato a por fine alla “retorica del declino”. Come l’ha letta, questa esortazione, chi come lei non ha mai mancato occasione per mettere in guardia il sistema economico da questo rischio?
«Leggo in positivo l’esortazione di Ciampi. La retorica del declino è da evitare. I rischi del declino, però, ci sono davvero. Il problema è contrastare
questo rischio e ricreare un clima di fiducia. Prendo le parole del presidente come un modo per dire che bisogna lavorare per superare un pericolo che
purtroppo è presente».
Lei parla di fiducia. Il clima, però, non sembra quello giusto.
«Non è facile ricreare un clima di fiducia. E non è facile perché il governo, che in questo ha una grossa responsabilità, non mette in campo le politiche giuste, opportune».
Pensa che l’invito del presidente a comperare italiano sia determinante per rimettere l’economia in carreggiata?
«Il consumatore in questo ha una centralità molto forte. Io però dico: produciamo meglio. Perché è facendo buoni prodotti a buoni prezzi che poi si compra italiano. Comunque non va dimenticato che nel mondo della globalizzazione questa identificazione nazionale diventa sempre più complessa».
Pensioni. Siamo alla vigilia di quella che Cgil, Cisl e Uil hanno indicato come la più grande manifestazione unitaria della storia. Quali sono i vostri obiettivi?
«Be’, intanto diciamo che in tutta Italia si sta lavorando per la piena riuscita della manifestazione del 6 dicembre. In queste ore stiamo assistendo ad
un crescere di consensi, di sostegno, di adesioni. Sostegno e adesioni da parte di istituzioni locali – sindaci, consigli comunali, province, presidenti di Regione – e da parte di personalità della cultura. Sabato, in piazza, accanto ai lavoratori e ai pensionati, ci saranno anche molti giovani e molte amministrazioni locali. Tutti per dire al governo che con questa politica economica non si esce dalle difficoltà – penso soprattutto ai problemi del Mezzogiorno – e per dire no ad una controriforma
delle pensioni che ormai nessuno più condivide. Forse anche dentro lo stesso governo».
La novità “politica”, però, è che il sindacato, dopo il tempo delle polemiche, torna a manifestare unito.
«Sì, è importante che dopo qualche anno si ritrovi in piazza tutto il sindacato confederale. Questa unità ritrovata – che nelle ultime settimane abbiamo
visto a Reggio Calabria, alla manifestazione per il Sud, e sabato scorso a Roma alla manifestazione per la scuola, è il grande fatto nuovo».
C’è chi osserva tuttavia che questa ritrovata unità sia fragile, perchè costruita esclusivamente sui “no”. Lei cosa risponde?
«L’unità di oggi si è costruita nel contrastare le scelte del governo in materia di Finanziaria, pensioni, scuola, Mezzogiorno e per chiedere una svolta di politica economica. E questo ci accomuna
tutti. Poi, certo, su qualche aspetto ci può essere la presenza di opinioni non convergenti. Ma lo avevamo messo in conto. Non si può pensare di
passare da un giorno all’altro da una fase di profonda divisione a una fase di profonda unità. Quella che stiamo vivendo è una fase di ricerca di convergenze. Per quel che mi riguarda bisogna
tenere la barra ferma nella ricerca di queste convergenze».
Si parla di proposta unitaria del sindacato sulle pensioni. Ci sarà o torneranno a prevalere le diversità?
«Dopo la manifestazione di sabato si avvierà una fase di confronto per vedere se ci sono le condizioni per mettere in campo una proposta, che definisco “alta e strategica”, di riforma del welfare, o se, invece, prevarranno le diversità di valutazione. A questa domanda potremo rispondere solo in seguito. Per conto nostro speriamo che ci possa
essere un terreno di convergenza unitaria e che la manifestazione di sabato aiuti a raggiungere questo obiettivo rendendo più forte tutto il sindacato».
Un sindacato la cui ritrovata unità non piace a molti, specie nel governo.
«Sì, sono tornate in campo le sirene, molto interessate, del governo che puntano a dividere il fronte sindacale. Ma questa volta non è che detto che la vicenda di un anno e mezzo fa possa ripetersi»