“Intervista” G.Epifani: «No al muro contro muro aspetto una mossa dell´azienda»

27/04/2004


MARTEDÌ 27 APRILE 2004

 
 
Pagina 15 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il leader della Cgil, Epifani: il governo faccia una mediazione e Fiat apra un vero confronto
«No al muro contro muro aspetto una mossa dell´azienda»

    RICCARDO DE GENNARO

    ROMA – «Il governo convochi le parti e assuma un ruolo di mediazione, oppure la Fiat si renda disponibile a un confronto vero e abbandoni la strategia della divisione dei sindacati e di una gestione paternalistica e unilaterale della fabbrica. Io, per quanto mi riguarda, lavorerò per impedire che si vada avanti con questo muro contro muro». Di fronte al rischio di una radicalizzazione dello scontro, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, fa un appello al senso di responsabilità del governo e dei dirigenti della casa torinese.
    Epifani, nei giorni scorsi lei ha detto che non si può andare avanti per un tempo infinito con il blocco della produzione a Melfi e che, dunque, bisogna decidere quando e come riorientare la tipologia di lotta. Le cariche della polizia non aiutano, però, a stemperare la tensione. Come se ne esce?
    «La situazione è particolarmente pesante. Ogni giorno che passa è sempre più difficile immaginare forme di lotta alternative. È necessario che si determini qualche fatto nuovo, che consenta l´apertura di una trattativa vera. Noi abbiamo chiesto in questi giorni un intervento del governo non perchè entri nel merito della vertenza, ma perché assuma un ruolo di mediazione. Perché in una situazione così delicata esponenti del governo usano espressioni che puntano ad alzare la tensione?».
    Il suo appello alla saggezza sembra caduto nel vuoto. Prima l´accordo separato nella notte, poi le parole del sottosegretario al Welfare, Sacconi, che chiede la sconfitta politica della Fiom, infine le cariche della polizia…
    «Siamo in una situazione molto difficile. Bisognerebbe che prima di tutto ci interrogassimo sulle cause che l´hanno determinata. Si fa molta confusione, ma la causa è semplice: a Melfi c´è una situazione di lavoro molto pesante, di cui è responsabile la Fiat. Che di fronte alle lotte dei lavoratori di Melfi ora sembra stupita, come se non ne capisse il perché. Ma basta pensare alle loro condizioni di lavoro, alle notti ripetute per due settimane, al sistema di controlli e di sanzioni disciplinari, alle retribuzioni più basse che nel resto del gruppo per rendersi conto della legittimità e della necessità delle rivendicazioni. Come si fa a stupirsi se prima o poi scoppia una ribellione con modalità così forti e nette?».
    La Fiat ricorda che Melfi è stata costruita dieci anni fa proprio perché garantiva una maggiore competitività in termini di efficienza e costo del lavoro…
    «Sì, ma nel momento in cui lo stabilimento diventa il cuore del sistema, i lavoratori devono vedere riconosciuta la loro centralità produttiva. Dire che il conflitto è responsabilità del sindacato significa non capire queste cose. Ecco perchè alla Fiat dico: attenzione, partire da premesse sbagliate porta a risposte sbagliate. Io non comprendo come mai questa azienda, che dopo molti errori ha provato a fare cose diverse, come investire nuovamente nel settore auto e rinnovare il management, continua a dare risposte vecchie come voler dividere i sindacati, ribadire il vecchio metodo di gestione paternalistico e unilaterale, inadatto alla nuova sfida. Davanti a una pentola che bolliva, anzichè abbassare il fuoco, la Fiat ha scelto di farla esplodere».
    Epifani, che cosa bisogna fare per riportare Melfi alla normalità?
    «La Fiat deve aprire un confronto trasparente, alla luce del sole, sui problemi che questa vicenda pone. Non un confronto solo parziale, escludendo un sindacato come la Fiom».
    A proposito di Fiom, il vicepresidente Fini sostiene che il sindacato guidato da Rinaldini è su posizioni sempre più estremistiche e che questo mette in difficoltà anche Epifani. È vero?
    «Io vorrei ricordare a Fini che a governare questa lotta, accanto alla Fiom, ci sono anche l´Ugl – un sindacato che dovrebbe conoscere bene – e moltissimi lavoratori non iscritti al sindacato e che laggiù la situazione è molto più complessa di quanto lui pensa. Se poi Fini vuole davvero aiutare la Cgil allora si adoperi per l´apertura di un tavolo di mediazione. Farebbe un favore a tutto il Paese».
    La Fiat sostiene che non si può fare una trattativa con i blocchi dei cancelli di Melfi in corso…
    «A Melfi c´è una situazione di grande esasperazione. E questo non rende facile decidere da un giorno all´altro la rimozione dei presìdi. La Fiat deve sapere che la gente oggi tende a non fidarsi. Se la Fiom non avesse assunto il governo di questa lotta, la lotta ci sarebbe stata lo stesso. È un fatto che è venuto su spontaneamente».
    Umberto Agnelli sostiene che sulla vicenda pesa il clima di campagna elettorale…
    «Bisogna guardare ai problemi che sono in campo, non all´uso che se ne può fare politicamente. È vero che siamo in campagna elettorale, ma è altrettanto vero che i problemi dei lavoratori sono concreti e visibili a tutti».
    Che cosa intende fare la Cgil?
    «Io, per quanto mi riguarda, farò di tutto per evitare il muro contro muro, ricercando una soluzione unitaria con Cisl e Uil, che ho visto altrettanto preoccupate. Ma il passo fondamentale lo deve fare la Fiat. E al più presto, altrimenti la situazione diventerà insostenibile per i lavoratori, per quell´area del Paese, per l´azienda stessa».
    La rottura tra Fiom, Fim e Uilm peserà anche sui rapporti unitari riconquistati da Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni?
    «Io, per parte mia, non intendo venir meno alla linea della ricerca dell´unità portata avanti dalla Cgil in questi mesi».