“Intervista” G.Epifani: «No ai violenti o la Cgil se ne va»

22/03/2004


DOMENICA 21 MARZO 2004
 
 
Pagina 2 – Interni
 
 
L´INTERVISTA
"Fassino dovrebbe avere un atteggiamento di normalità,ma non confondo causa e effetto"

Epifani avvisa il movimento "No ai violenti o la Cgil se ne va"
          GOFFREDO DE MARCHIS


          ROMA – «È un episodio che può lasciare il segno, anche per la Cgil. A questo punto serve un confronto, valuteremo se ci sono le condizioni per stare insieme, per continuare a svolgere un lavoro comune». Dopo la contestazione a Fassino, Guglielmo Epifani resta convinto: «Il movimento è molto più maturo di alcune frange che lo compongono». Ma l´avvertimento è chiarissimo: da sempre la più grande organizzazione sindacale del Paese collabora con il popolo della pace, adesso il legame rischia di incrinarsi.
          Bloccato al centro di Piazza Esedra da un «muro» di manifestanti, il segretario della Cgil aveva già parlato delle tensioni della vigilia condannando le minacce dei Disobbedienti, poi rivelatesi fondate, ma esprimendo dubbi anche sulla suspense creata dai Ds intorno al punto d´ingresso nel corteo. «Sbaglia Fassino a non mantenere un atteggiamento di normalità. Così c´è il pericolo di alimentare nuove fibrillazioni». Questo prima. Dopo aver ricevuto le prime notizie della contestazione, Epifani reagisce: «Pensavo e penso che sia sempre meglio essere normali. Ma non confondo causa ed effetto. Una contestazione creata ad arte ha evidentemente provocato l´atteggiamento anormale del gruppo dirigente diessino».
          La «cacciata» di Fassino ha macchiato il corteo?
          «È stato un episodio limitato, ma assolutamente grave. C´è una parte piccola del movimento che si vuole distinguere per rissosità e intolleranza e che invece di mettere al centro il significato di questa giornata, la sua forza, finirà per mostrare le divisioni della sinistra. Un classico che troppo spesso si ripete. È un fatto inaccettabile, incomprensibile che condanno nella maniera più assoluta. Ma, ripeto, il movimento è molto più maturo di questi contestatori».
          Più di un milione di persone ha sfilato ieri per dire che cosa: no alla guerra, no al terrorismo, ritiro dei soldati?
          «La richiesta forte che viene dalla manifestazione è interrompere la spirale, un no alla guerra per battere il terrorismo, per far tornare l´Onu in Iraq e la politica in Medioriente. Ci vuole di più contro il terrorismo, non di meno. La guerra è meno, in questo caso. Noi non siamo contrari all´uso della forza lì dove c´è l´intelligence, il ruolo della politica. Ma la guerra è uno strumento vecchio e sbagliato. Questo conflitto condotto nel nome della lotta al terrorismo è sciocco, assurdo».
          Uso della forza non è una parola d´ordine del popolo della pace. Lei come sta dentro questo movimento?
          «Ci sono tre modi di partecipare al dibattito sulla guerra: il pacifismo assoluto, il pacifismo temperato e il sostegno alla guerra».
          Lei da che parte sta?
          «Con il pacifismo temperato perché sono convinto che il pacifismo inerme sia un problema. Ma evitare altri conflitti sbagliati come quello iracheno significare evitare la nascita di altri pacifismi. La domanda prevalente di oggi è che finisca la spirale, che si rimetta in campo la legalità internazionale».
          E il ritiro dei soldati italiani?
          «Il ritiro deve servire ad accelerare il passaggio dei poteri, la transizione, non a lasciare soli gli iracheni. Non è una fuga dalle responsabilità, semmai la richiesta di una maggiore responsabilità internazionale. E questa è anche la posizione di Zapatero. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani, come di quelli spagnoli, è contro la guerra. E quando un governo non ha il consenso dell´opinione pubblica deve porsi il problema. Oggi per Berlusconi mi sembra difficile chiudere gli occhi, non vedere».