“Intervista” G.Epifani: manca l´equità sociale

01/03/2004


DOMENICA 29 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 5 – Cronaca
 
 
L´intervista
Il segretario della Cgil: la riforma Moratti non risponde nemmeno ai bisogni di efficienza

Epifani: manca l´equità sociale così si torna agli anni Cinquanta
          l´eta´ dell´obbligo Bisogna usare l´innalzamento dell´età dell´obbligo per offrire più chance nel futuro
          gli investimenti Il taglio degli investimenti vuol dire dimenticare la funzione dell´istruzione

          GOFFREDO DE MARCHIS


          ROMA – Sciopero generale della scuola. Perché lo hanno deciso i sindacati, ma anche perché nelle ultime settimane «abbiamo assistito a un´autodeterminazione della protesta, al bisogno spontaneo di famiglie, insegnanti e alunni di avere una risposta ai loro diritti fondamentali». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha partecipato ieri al corteo nazionale contro la riforma Moratti. Nella stessa città Forza Italia ha organizzato un convegno per denunciare le «menzogne» delle organizzazioni del lavoro e dell´opposizione.
          Ha seguito anche le parole dei forzisti?
          «L´unica cosa che sanno dire è che la protesta si alimenta di bugie. È un argomento propagandistico, ma di fronte a una contestazione tanto estesa diventa anche singolare, per certi versi un clamoroso autogol. Come si fa rivolgere un´accusa del genere a così tanta gente? Il governo e la maggioranza sono senza rispetto per queste persone. La protesta è cresciuta giorno dopo giorno coinvolgendo tutti, indistintamente. Beh, se fossero bugie puoi ingannare qualcuno più volte, ma molti per poco tempo… La verità è che il governo e la maggioranza non vogliono dialogare con questo mondo e con il sindacato. Risultato? Le loro tesi sono contraddette dal sentire comune».
          La manifestazione di ieri vi ha convinto a organizzare lo sciopero generale della scuola?
          «Non è la prima manifestazione del genere, ci sono stati altri appuntamenti. Ieri è stata imponente, con delegazioni arrivate da tutta Italia. È una protesta determinata, che non accenna a esaurirsi. La conseguenza naturale è lo sciopero che va allargato anche al mondo dell´università e della ricerca».
          Avete aspettato troppo?
          «Abbiamo aspettato lo spiraglio per un dialogo, una risposta seria da parte della Moratti. Il ministro invece ha scelto un´altra strada, quella di alzare soltanto muri».
          Oggi quali sono i margini di manovra?
          «La Moratti vuole posporre l´attuazione della riforma, ma ci sono dei problemi urgenti da risolvere. A cominciare dall´abilitazione dei precari. Il tema dei precari è veramente drammatico. Non possono contare su un´unità didattica, molti di loro di loro sono ridotti a fare nove ore di insegnamento».
          Quali elementi della riforma contestate di più?
          «È una riforma che, nel tempo, ha trovato un grado di rifiuto totale sempre maggiore. La riduzione del tempo pieno ha conseguenze sulla vita familiare, colpisce gli insegnanti e provoca una diminuizione delle risorse e dell´area formativa che significa più precarietà e minore efficienza. In generale, il taglio degli investimenti nella scuola pubblica vuol dire dimenticare la funzione essenziale dell´istruzione. Ma c´è un punto della riforma che mi sembra particolarmente pericoloso».
          Quale?
          «La scelta precoce del percorso formativo ci riporta indietro agli anni ´50 quando il mondo era rigidamente separato. Allora si doveva scegliere molto presto tra la scuola secondaria e l´avviamento professionale. Adesso quella divisione appare troppo precoce. Bisogna usare l´innalzamento dell´età dell´obbligo per offrire a tutti un percorso scolastico unitario spostando più avanti le scelte sul proprio futuro. Invece si fa il contrario. La riforma Moratti è costruita all´insegna di una maggiore rigidità e di una minore qualità. Non risponde ai bisogni di equità sociale e nemmeno a quelli di efficienza del mercato».
          Avete cercato un rapporto con il governo?
          «Il ministro si è sempre sottratto a un confronto. Altre volte il governo si è diviso e dividendosi ha modificato le posizioni di partenza…».
          Parla delle pensioni?
          «Anche, ma penso soprattutto all´articolo 18. Sulla scuola invece ha tirato dritto senza distinzioni. Alla fine succede questo: quando il governo si divide al suo interno finisce per frenare qualsiasi attuazione del programma, quando va avanti per la sua strada si divide dal Paese. È sempre autoreferenziale, nei momenti in cui ha dei problemi interni e in quelli in cui non li ha ma perde il contatto con l´opinione pubblica. È l´effetto dell´assoluta incapacità di dialogo con il mondo del lavoro».