“Intervista” G.Epifani: lavoratori beffati

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

    Pagina 3 – Economia

    L´Intervista

      Il leader della Cgil: nel rinvio al 2008 è stato determinante il ruolo di Berlusconi

        Epifani: lavoratori beffati
        vince il conflitto d´interessi

          "Chiederemo all´Unione di anticipare la legge"

            gli industriali Avevo capito che gli industriali erano favorevoli: ora sembra che apprezzino uno scampato pericolo
            la velocità Su altre leggi che non riguardano gli interessi dei cittadini il governo è stato velocissimo
            lo sciopero Rafforzate le ragioni dello sciopero generale per lo sviluppo e contro la Finanziaria
            la faccia Maroni salva la faccia e le assicurazioni hanno ancora tempo per modificare le norme che contestano

              ROBERTO MANIA

                ROMA – «Non è affatto una buona soluzione quella del rinvio: è l´ennesima presa in giro che rafforza le ragioni dello sciopero generale per rilanciare lo sviluppo e contro la legge Finanziaria». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, guarda con sconforto alla decisione del governo di far decollare la riforma del Tfr solo dal 2008. E lancia la sua sfida al centrosinistra, se dovesse vincere le prossime elezioni: «Anticipi l´entrata in vigore della riforma con pochi correttivi, perché per 8/10 quella è una buona legge». Poi il leader della Cgil attacca la Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo che ha apprezzato la decisione dell´esecutivo: «Avevo capito che gli industriali erano favorevoli al decollo della previdenza integrativa. Ora sembra che apprezzino uno scampato pericolo. Incomprensibile».

                Perché considera un errore lo slittamento al 2008?

                  «Perché, ripeto, è una vera presa in giro a danno dei lavoratori e in particolare di quelli più giovani. Dopo una lunga trattativa e anche difficili mediazioni tra interessi diversi, il governo, anziché far partire la riforma dal primo gennaio del 2006, cosa indispensabile per integrare le pensioni pubbliche, non ha trovato altro compromesso che quello del rinvio. Così che Maroni può formalmente salvare la faccia e le assicurazioni, dall´altra parte, possono sperare di utilizzare questi due anni per provare a far cambiare le parti del testo che hanno combattuto. Ma questo conferma anche che quando ci sono in gioco interessi di altra natura, e non quelli dei lavoratori o dei pensionati, questo governo sa decidere con straordinaria velocità. Pensi alla legge elettorale, a quella per la riforma costituzionale, alle norme per l´emittenza. Potrei continuare per molto, ma mi fermo. Constato che quando sono in gioco altri interessi, il governo diventa improvvisamente lentissimo».

                  Tuttavia, lei non può non riconoscere che finora l´adesione ai fondi integrativi da parte dei lavoratori non è stata affatto convinta. È una percentuale bassa quella che degli iscritti. Cosa cambia se la riforma slitta di due anni?

                  «In questi anni è stato difficilissimo far crescere l´adesione ai fondi complementari per le resistenze che sono arrivate in particolare dalle piccole imprese. In più il negativo andamento del mercato finanziario ha indotto l´impressione che fosse meglio conservare il Tfr. Per questo ci siamo battuti perché nel decreto ci fossero le compensazioni per le imprese che perdevano il Tfr per il proprio autofinanziamento, ma anche i vantaggi fiscali per i lavoratori. L´obiettivo era quello di creare un quadro di convenienze per stimolare gli investimenti nei fondi. Ora è stato congelato tutto. E questo penalizzerà soprattutto i lavoratori più giovani che andranno in pensione con il trattamento calcolato solo con il metodo contributivo».

                  Lei pensa che sia stato determinante il conflitto di interessi del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?

                    «Sì, è stato determinante. Non ho dubbi. Altrimenti come si può spiegare che con 23 organizzazioni sociali a favore e solo una (quella delle assicurazioni) contraria, la riforma sia stata rinviata? È un esito del tutto opposto alla logica».

                    Comunque la battaglia della lobby delle assicurazioni è stata trasparente. È una delle prime volte che ciò accade.

                    «Sono d´accordo: in questa vicenda sono evidenti gli interessi e le responsabilità di ognuno».

                    Si aspettava il giudizio assolutamente positivo del leader della Confindustria Montezemolo sul rinvio al 2008?

                      «Confesso di fare fatica a capirlo. Già sulla Finanziaria avevo detto la stessa cosa, perché è vero che il costo del lavoro verrà ridotto di un punto percentuale (e noi siamo favorevoli) ma è anche vero che con la stretta sugli ammmortamenti per gli avviamenti, il governo si è ripreso 3/4 di quello che aveva dato alle imprese».

                      È del tutto evidente che per un imprenditore, soprattutto se piccolo, è meglio avere a disposizione per ancora due anni il Tfr piuttosto che chiedere i prestiti alle banche. Ciascuno deve guardare i propri interessi, non crede?

                        «Sì, ma è paradossale che non essendoci una soluzione apprezzabile per compensare le piccole imprese, questo si traduca in un giudizio positivo sul rinvio».

                        Se dovesse essere il centrosinistra a vincere le prossime elezioni, chiederete di confermare la riforma e, magari, di anticiparne l´entrata in vigore?

                          «Intanto voglio ricordare che il sindacato ha contestato la delega approvata dal governo. Abbiamo lavorato per modificare, con il decreto di Maroni, proprio gli errori contenuti nella delega iniziale. La parte riguardante le piccole imprese, e i rispettivi lavoratori, non va ancora bene. Chiederemo di aggiustarla, ma poi proporremo anche di anticipare l´entrata in vigore della riforma».

                          Ma secondo lei non è ragionevole, come hanno detto i ministri Tremonti e Maroni, far entrare in vigore contestualmente nel 2008 la riforma della previdenza obbligatoria e quella della previdenza complementare?

                          «Non c´è alcuna logica in quell´affermazione. D´altra parte la riforma delle pensioni obbligatorie si fonda su un´operazione furba messa in campo dal governo che scarica su una sola generazione di lavoratori il peso della riforma, con il noto "scalone" che in maniera iniqua innalza, da un anno all´altro, l´età per la pensione».

                          All´eventuale governo di centrosinistra, allora, chiederete di cambiare questa parte della legge?

                            «Sì, perché quella soluzione è inaccettabile. Ma poi resta ancora aperto il problema della tutela pensionistica di chi oggi ha contratti di collaborazione, di chi vive di lavoro precario, e che andrà in quiescenza tra 30 anni. Queste persone rischiano di avere una pensione troppo bassa senza i fondi integrativi. Ma sono tutti temi che questo governo ha pensato bene di depositare nel calderone della prossima legislatura».