“Intervista” G.Epifani: il governo cerca lo scontro sociale

29/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

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      Epifani: il governo cerca lo scontro sociale

        Contro la manovra lavoreremo per una posizione comune con gli Enti locali. Il sindacato risponderà colpo su colpo. Metalmeccanici: c’è un’anomalia, si chiama Federmeccanica

          di Felicia Masocco / Roma

            «SOLO I TAGLI SI VEDONO BENISSIMO e sono pesanti». Quanto alle politiche sociali e di sviluppo per Guglielmo Epifani «c’è il vuoto». «Se il quadro sarà quello che si va annunciando non staremo fermi», dice. Dopo la presentazione della Finanziaria una segreteria unitaria con Cisl e Uil deciderà il da farsi. E nei prossimi giorni è in programma un incontro con le Regioni: «Con gli Enti locali abbiamo un interesse comune, impedire tagli che riducano i servizi sociali. Dobbiamo farlo vivere nel confronto e nella mobilitazione».

              Avete avuto un incontro a palazzo Chigi, vi siete detti delusi. Il governo ha poche idee e confuse?

                «In dieci anni non mi era mai capitato un incontro sulla Finanziaria così strano e anche surreale. Un presidente del Consiglio che non c’era, un ministro del Lavoro che non c’era, un ministro dell’Economia che si è scusato dicendo che non aveva tutti gli elementi necessari a spiegare nelle linee la legge di bilancio. Questo da un lato. Dall’altro un’approssimazione sui saldi della manovra e un’incertezza su come reperire le risorse. Però qualche scelta precisa già c’è ed è il taglio dei trasferimenti agli enti locali».

                  È il 6,8%, non sono decimali. Come si fa a dire che non ci saranno tagli sociali?

                    «Non lo so, credo sia un modo per nascondere la verità. Sono tagli molto pesanti perché mentre l’anno scorso si poneva un tetto alla crescita della spesa, oggi si taglia il livello di spesa già raggiunto. Vuol dire meno servizi sociali ai cittadini, oppure a costi più alti. Non solo. Vuol dire anche un freno allo sviluppo perché per i Comuni passano due terzi degli investimenti pubblici».

                      D’accordo che tra condoni e dismissioni si intravede la firma di Tremonti, ma possibile che non ci sia nulla di quello che chiedete?

                        «C’è il vuoto, a differenza dei tagli che invece sono evidenti. Mancano cose per noi fondamentali. Il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, la difesa dei redditi dei pensionati, la restituzione del fiscal drag ai lavoratori dipendenti, un vero intervento sul moltiplicatore dei prezzi indotto dalla crescita del costo del petrolio, politiche sociali e di sviluppo. Preoccupa poi la fragilità della copertura di una parte della manovra. Si prevedono dismissioni di immobili per 6 miliardi di euro, a cui, a parte, si aggiungono dismissioni per altri 3 miliardi. Già 6 sono un’impresa impossibile, 9 diventano pura fantasia. Anche per i contratti pubblici allo stato non c’è la copertura dell’inflazione programmata».

                          Dagli enti locali vengono dichiarazioni di fuoco, è evidente che dovranno arrangiarsi, sono loro l’anello di contatto con i cittadini. Per gran parte è la vostra stessa platea. C’è spazio per una battaglia comune?

                            «Abbiamo un interesse comune, convergente, impedire tagli che riducano i servizi. Dobbiamo farlo vivere nella fase che si apre, che è di confronto e di mobilitazione. Lavoreremo nelle prossime ore a stabilire un fronte di valutazione comune sulla Finanziaria. Per i prossimi giorni è già in programma un incontro con la Conferenza delle regioni, penso si possa fare anche con i Comuni e le Province. Naturalmente ognuno ha la sua funzione e la sua autonomia, però c’è un interesse che converge».

                              Anche per la Cgil sarebbe meglio andare al voto?

                                «In realtà bisognava andarci prima e ora è anche inutile ripeterlo visto che il governo non vuole fare la cosa più responsabile. Per questo noi dobbiamo leggere la Finanziaria valutarla unitariamente come sindacato, indicare insieme le nostre priorità e sostenerle con l’iniziativa e la mobilitazione. Non possiamo restare fermi di fronte a un quadro così preoccupante, sbagliato».

                                  La Funzione pubblica della sua organizzazione chiede lo sciopero generale. Ci si arriverà?

                                    «Se la Finanziaria sarà quella che si va annunciando il giudizio sarà molto negativo. Credo debba esserci un percorso unitario: la valutazione e le proposte, da sostenere con tutte le forme e le iniziative di mobilitazione. Riuniremo le segreterie unitarie con Cisl e Uil dopo la presentazione della manovra e decideremo».

                                      Tornando all’incontro con il governo, le imprese non hanno preso la parola. Non c’era nulla da dire?

                                        «Non ho mai visto un confronto sulla Finanziaria in cui Confindustria e Confcommercio non abbiano proprio aperto bocca. Anche questa è la raffigurazione dell’inesistenza di dialogo e di confronto, ed è il segno del disagio».

                                          Il disagio dei metalmeccanici si chiama potere d’acquisto. Oggi sono in sciopero. Perché le altre categorie il contratto lo rinnovano e i meccanici no?

                                            «Lo sciopero è importante, il contratto è scaduto da mesi, Federmeccanica non si muove dalle sue posizioni. Siamo allo stallo e allo scontro. Mentre le altre categorie, anche dell’industria, i contratti li rinnovano. Al dunque esiste un’anomalia, c’è una responsabilità di Federmeccanica. E lo sciopero vuole segnalarlo».

                                              Lei conosce il documento di Confindustria sul rinnovo del modello contrattuale. È praticabile o da cestinare?

                                                «La proposta punta a mantenere e difendere i due livelli di contrattazione con un ruolo in qualche modo sovraordinato del contratto nazionale. È l’unico aspetto positivo che colgo. Il resto è lo svuotamento di questa premessa. C’è una richiesta di unilateralità molto estesa nella gestione delle flessibilità e delle prestazioni di lavoro, un salario di secondo livello totalmente variabile. Insomma c’è una premessa incoraggiante e poi uno svolgimento non condivisibile».