“Intervista” G.Epifani: «È un premier confusionario»

04/06/2003

         
        MERCOLEDÌ, 04 GIUGNO 2003
         
        Pagina 4 – Economia
         
        L´INTERVISTA
         
        Parla il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: Berlusconi manca di concretezza
         
        "È un premier confusionario
        che non sa cosa serve al Paese"
         
         
         
        gli scioperi
        Il problema non è produrre di più, ma accrescere la qualità lavorando meglio
        le pensioni
        Il balletto di dichiarazioni sulle pensioni penalizza i cittadini
         
        RICCARDO DE GENNARO

        ROMA – «Il presidente del Consiglio ha una visione sbagliata delle priorità del Paese, non sa affrontare con concretezza i problemi di politica economica e sociale, quando parla crea soltanto confusione e incertezza». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è convinto – a maggior ragione dopo le ultime battute su sviluppo, pensioni e scioperi – che il premier non abbia la percezione dei problemi del Paese.
        Epifani, la visione dell´economia di Berlusconi oggi si discosta non solo dalla vostra, ma anche da quella del governatore della Banca d´Italia, laddove prima coincideva. Non è preoccupante?
        «Le parole del presidente del consiglio su sviluppo, scioperi e disincentivi confermano un´opinione radicata nella Cgil: ovvero che c´è una modalità di affrontare la politica economica e sociale che non corrisponde alle vere priorità del Paese e alla capacità di mettere in campo un livello accettabile di concretezza nel risolvere i problemi».
        Vuole dire che c´è qualcosa che, in buona o in malafede, Berlusconi non afferra?
        «Quando il presidente del consiglio dice che bisogna lavorare di più affinchè il Paese stia meglio, non coglie il problema vero del Paese. Che è quello di non riuscire a vendere ciò che produce. Il problema non è produrre di più, ma accrescere la qualità dei prodotti, lavorando meglio».
        La posizione di Fazio non coincide più con quella di Berlusconi. Tramontata definitivamente la speranza di un imminente boom economico, ora il governatore è diventato più prudente…
        «Per la prima volta Fazio prende le distanze, non nasconde i rischi del declino industriale, indica la strada per uscire dalla stagnazione attraverso la formazione, la ricerca, l´innovazione, le infrastrutture, gli investimenti produttivi. La sua diagnosi è quella corretta, come corretta è la terapia. Berlusconi non coglie il passaggio».
        Il premier dice al sindacato che non bisogna scioperare. Lo fa, peraltro, in un momento – quello dei blocchi degli aeroporti – in cui i cittadini possono essere particolarmente sensibili all´appello…
        «Berlusconi neppure si accorge che gli scioperi continuano a diminuire. Se poi si riferisce alla vicenda del trasporto aereo dovrebbe ricordare la nostra richiesta unitaria al governo di un tavolo a Palazzo Chigi su strategie produttive e problemi sociali connessi con la situazione di Alitalia e degli aeroporti. Non abbiamo ancora avuto una risposta. Un sindacato confederale non può condividere queste modalità di lotta di steward e hostess, ma è evidente che dall´altra parte non c´è senso di responsabilità. Parlo del governo e del gruppo dirigente di Alitalia, che ha fatto una scelta improvvisa e unilaterale di tagli al costo del lavoro e aumento dei carichi con i disagi per i cittadini che vediamo tutti».
        È casuale la scelta di colpire nello stesso momento il sindacato sugli scioperi e sulle pensioni?
        «Il balletto di dichiarazioni discordanti sulle pensioni penalizza in primo luogo i cittadini, che vivono un clima di incertezza. Un giorno c´è la Maastricht delle pensioni, il giorno dopo non più, poi c´è la delega intoccabile, che diventa trattatibile, quindi si aggiungono i disincentivi, infine si dice che incentivi e disincentivi sono la stessa cosa. Invece gli incentivi consentono una scelta, i disincentivi sono una penalizzazione secca, cioè esattamente il contrario».
        L´ultimatum unitario sulle pensioni dell´8 giugno, dopo il quale scatta la mobilitazione, è ancora valido?
        «Il sindacato si oppone ai disincentivi e ha chiesto al governo una risposta sulla delega.
        Se questa va avanti o ci sono i disincentivi noi daremo il via alla mobilitazione».
        Sarà unitaria?

        «La verifica di Praga ha confermato che tra Cgil, Cisl e Uil resta una concordanza molto convinta. I tentativi di dividere, che ci sono e ci saranno, mi sembrano e auspico siano destinati a fallire».
        Continuate a essere uniti anche sul documento con Confindustria sulle ricette per la crescita?
        «C´è soltanto qualche dettaglio da definire e poi bisogna vedere che cosa si farà del documento…».
        Voi e Confindustria puntate su ricerca, formazione, innovazione, Mezzogiorno. Il governo sta invece valutando la possibilità di incentivi alla rottamazione di beni durevoli e pacchetti turistici scontati a sostegno della domanda. Che ne pensa?
        «Penso che quest´ultima non sia la strada più utile per aiutare il Paese a uscire dalla crisi. A fronte di una crisi che non si prevede breve, si corre il rischio di deprimere la domanda quando gli incentivi verranno meno».
        Nonostante la distanza che c´è tra Confindustria e Cgil, deve ammettere che un risultato insieme a D´Amato lo state portando a casa…
        «Non tanto con D’Amato, quanto con le imprese: si sono rese conto che la flessibilità non è la soluzione del problema della competitività. Se non investi nel prodotto, non fai ricerca applicata, non metti in rete le piccole imprese tra loro non c´è futuro».
        Che cosa si farà di questa intesa?
        «Gli indirizzi eventualmente concordati verranno consegnati al governo e potranno essere un punto di riferimento se si farà quella sessione parlamentare sull´industria che chiedono i Ds».
        Che cosa dovrà fare il governo?
        «Il governo dovrà assumersi le sue responsabilità con la Finanziaria. Noi terremo gli occhi aperti affinchè non faccia l´operazione di sostenere lo sviluppo da un lato e smantellare lo stato sociale dall´altra».