“Intervista” G.Epifani: «così è impossibile trattare»

27/10/2003




 lunedì 27 ottobre 2003
 
Pagina 11 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
LA RIFORMA DELLE PENSIONI

«Un governo debole e confuso
così è impossibile trattare»
          la prima mossa Il governo deve smetterla con il giochino di chiedere a noi una proposta. È Berlusconi che deve fare la prima mossa
          l´età lavorativa Innalzare l´età pensionabile non è il problema centrale, più importante garantire a tutti la previdenza integrativa

          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – «Sarà uno dei Natali più difficili degli ultimi vent´anni. I consumi calano, il Paese sta diventando ogni giorno più povero. La Banca d´Italia ha confermato, anche se con un certo ritardo, quello che la Cgil sta dicendo da molto tempo: sono 32 mesi ininterrotti che l´economia italiana è ferma». È soprattutto questa, non il dialogo con il governo sulle pensioni, la vera preoccupazione del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «C´è un gran parlare di previdenza – dice – ma il problema è un altro: il Paese perde fiducia nel suo avvenire».
          Epifani, in occasione dello sciopero generale di venerdì, lei ha detto che hanno scioperato tutti. Era un messaggio a Berlusconi, un messaggio che dice: in piazza c´erano anche i tuoi elettori?
          «Volevo dire che le percentuali di sciopero sono state molto significative e che c´erano anche i sindacati autonomi e della destra. Lo sciopero è stato davvero generale, perché ha coinvolto tutti i settori, l´industria, la pubblica amministrazione, i trasporti, i servizi, l´agricoltura. In questo ha davvero torto il presidente della Confindustria D´Amato, il quale ha detto che ha scioperato soltanto il 30 per cento. Ma il 30 per cento di cosa? D´Amato rappresenta solo una fetta dell´industria, ma ha scelto di parlare lui in luogo del governo e delle altre 49 nostre controparti, che invece hanno manifestato grande rispetto».
          Il ministro Maroni ha detto che ci sono ancora tempi e modi per discutere. Voi dite: solo a condizione che il governo ritiri il suo provvedimento. Loro ribattono che non si torna indietro. Come evitare questo muro contro muro?
          «Siamo, in effetti, a un passaggio per molti versi importante. Noi siamo convinti delle nostre opinioni e ci sono molte sirene in campo. Io credo, però, che tutti coloro che dicono di voler dialogare, in realtà non lo vogliono affatto. Da un lato infatti parlano di dialogo e dall´altra vanno avanti con la controriforma».
          Al di là dei tatticismi, che cosa vi aspettate dal governo?
          «Deve dirci con chiarezza che cosa intende fare. Perché di chiarezza in questi mesi ne abbiamo vista poca. Il governo è sempre più diviso e impacciato. Non è possibile il dialogo senza una loro posizione univoca, né se si conferma quell´impianto, né se ci sono dei paletti. Il governo, inoltre, deve smetterla con il giochino di chiedere a noi una proposta».
          Ma voi questa proposta l´avete? La farete?
          «È una cosa del tutto irrilevante. Le proposte del sindacato sono in campo e in gran parte conosciute, le abbiamo dette nelle interviste e nei comizi».
          Le formalizzerete in un documento?
          «È un percorso da valutare insieme con Cisl e Uil. Ma non c´è problema, non ci sono pregiudiziali. Se il governo vuole realmente confrontarsi lo può fare. Anche se in questi due anni non l´ha mai fatto. Tutto il resto è un teatrino, un gioco delle parti. Se il governo pensa che il sindacato sia disponibile a trattare per spostare di un anno quello che ha già deciso o di spalmare su più anni l´innalzamento dell´età contributiva non c´è alcuna possibilità di dialogo, né oggi, né domani».
          Il segretario dei Ds, Fassino, ha detto ieri a Repubblica che la riforma Dini non esaurisce i problemi e che un innalzamento dell´età pensionabile non è irragionevole. È d´accordo?
          «Io più ci rifletto e più penso che la Dini sia un´ottima riforma. Faccio poi fatica, sul tema delle pensioni, ad assegnare la patente di riformista a qualcuno fuori dal sindacato. Voglio ricordare poi che questo è lo stesso sindacato che ha già fatto tre riforme delle pensioni».
          Ma non c´è il problema dell´allungamento dell´età lavorativa in relazione all´indiscutibile allungamento della vita media?
          «Bisogna stare attenti a parlarne. Si rischia di fare diventare centrale una questione che centrale non è. È molto più importante garantire la previdenza integrativa a tutti e rendere più efficiente il sistema degli ammortizzatori sociali. Senza trascurare la difesa del valore delle pensioni. Con la riforma Dini, d´altronde, l´età pensionabile è già stata innalzata. Perché non concentrarsi dunque sui problemi lasciati aperti dalla Dini, come ad esempio l´armonizzazione delle aliquote contributive tra dipendenti e lavoratori autonomi o la separazione tra previdenza e assistenza?».
          Lei parla di governo diviso e confuso. Questo non la rende più ottimista?
          «No, proprio un governo debole può pensare di dover dare una dimostrazione di forza colpendo le pensioni. Certo già si parla di una verifica a gennaio, si va verso una fase turbolenta».
          Per cui non dovrebbe essere preoccupato…
          «La preoccupazione mia è soprattutto il fatto che sono 32 mesi che l´economia italiana è ferma. E, senza timore di smentita, prevedo che il prossimo sarà uno dei Natali più difficili degli ultimi vent´anni. Il Paese diventa sempre più povero e perde fiducia in se stesso. Dal punto di vista economico e psicologico».
          Avete detto: niente spallata al governo. Ma quali iniziative metterete in campo adesso?
          «Partiremo con un´iniziativa a sostegno dell´economia del Mezzogiorno. Poi utilizzeremo tutte le forme di mobilitazione possibili».
          Si parla di una grande manifestazione nazionale a Roma il 6 dicembre. È così?
          «Vedremo. Sicuramente faremo capire al governo che non abbiamo alcuna intenzione di fermarci e che tocca ad esso fare la prima mossa. Dobbiamo ripartire nel punto in cui si è fermato il dialogo: cioè quando abbiamo fatto le nostre proposte sulla prima delega previdenziale e non abbiamo mai avuto risposta. Per cui è chiaro che il governo deve mettere da parte l´emendamento alla delega. Se questo non avviene proseguiremo la nostra battaglia».