“Intervista” G.Epifani: «Confindustria stia attenta»

13/12/2005
    martedì 13 dicembre 2005

    Pagina 6 – Primo Piano


    IL SEGRETARIO DELLA CGIL «CI SONO DIECI GIORNI PER INTENDERSI SULLE TUTE BLU. MONTEZEMOLO LAVORI PER EVITARE LA ROTTURA»

      Intervista

        Epifani
        «Confindustria stia attenta: gravi conseguenze
        se i metalmeccanici non chiudono il contratto»

          Roberto Giovannini

            ROMA
            Giornate difficili per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Gli industriali minacciano di far saltare il contratto dei metalmeccanici. Il Piemonte sottosopra per il caso Tav. I Ds alle prese con l’operazione Unipol-Bnl, che in tempi non sospetti il leader del principale sindacato italiano definì «non una buona soluzione». Chissà, una presa di posizione preveggente.

              Segretario, ma il suo cruccio principale è il contratto dei meccanici. Che accade?

                «Sono preoccupato. Le parti decidono di avviare una non-stop per tentare di chiudere e nel momento decisivo le cose si complicano. Lo dico con chiarezza: da parte sindacale c’è disponibilità a fare un passo verso un ragionevole compromesso ma senza scambi impropri. Da parte di Federmeccanica e Confindustria, invece, negli ultimi giorni sono arrivati segnali di radicalizzazione non compatibili con la volontà di chiudere un contratto importante per noi e per i lavoratori, che vorrebbero festeggiare il Natale con un risultato positivo».

                  Il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo è stato chiarissimo: senza concessioni sulla flessibilità nell’organizzazione del lavoro, senza sabati lavorati, il contratto non si farà.

                    «Ma in Italia il sabato si lavora, eccome: la maggioranza dei lavoratori dei servizi, almeno un quarto di quelli dell’industria. Tanti lavorano la domenica. La richiesta di Federmeccanica è già realtà da anni. Non capisco che cosa c’entri questo tema – su cui il sindacato ha una motivata non condivisione – con il rinnovo di un biennio contrattuale salariale. Vedo, nei toni apocalittici adoperati dagli imprenditori, una radicalità che non ha senso nella fase finale di una trattativa, che di norma serve per venirsi incontro».

                      E come si spiega questi toni?

                        «Non me li spiego. Questa è una vertenza che va avanti da oltre un anno. Perché proprio ora? Mi chiedo a questo punto se Federmeccanica voglia davvero fare il contratto».

                          Un atteggiamento soltanto di Federmeccanica, o che chiama in causa anche la Confindustria?

                            «Vorrei avvertire Confindustria che anche per loro questo passaggio è delicato. Io spero che tutti facciano uno sforzo per chiudere questo contratto, e questo mi auguro; se lo si fa saltare, se si supera dicembre rendendo tutto più difficile e aumentando il conflitto, sia chiaro che conseguenze ce ne saranno. Per quanto mi riguarda, naturalmente, a cominciare dal rapporto tra Cgil e Confindustria; ma penso che tutto il sindacato sarebbe unito su questo. Sarebbe una scelta grave, che – ribadisco – non passerebbe liscia. Cgil-Cisl-Uil hanno lavorato con Fim-Fiom-Uilm per far maturare una possibilità di accordo. Confindustria non può lavorare in direzione opposta».

                              Tanti dicono che nel sindacato ci sono due linee, una ragionevole e una radicale. È così anche per l’associazione presieduta da Luca Montezemolo? «Duri» e «morbidi»?

                                «In ogni grande organizzazione possono esserci più opinioni. Accade nel sindacato, accade anche in Confindustria. Il problema è se ci si rende conto che siamo al punto finale di questa vicenda, che ci sono dieci giorni per provare a chiudere. Noi siamo impegnati. Gli imprenditori sono con noi, o lavorano per una rottura?»

                                  I rapporti tra la Cgil e la Confindustria di Montezemolo non sono certo idilliaci. Tanti osservatori si aspettavano una nuova stagione di dialogo, ma lei, Epifani, ha concesso davvero poco. A cominciare dalla riforma della contrattazione.

                                    «Io dico che chiudere il contratto dei meccanici favorisce il dialogo su tutto il resto; rompere, inasprisce il clima. Non dimentichiamo che si viene da due contratti separati, e dunque un’intesa firmata unitariamente da Fim-Fiom-Uilm sarebbe una cosa importante per tutti, sindacato e imprese. Purtroppo, vedo che nelle ultime ore qualcuno ha nostalgia degli accordi separati. Una stagione che avevo capito essere considerata superata anche da Federmeccanica. Attenzione…»

                                      Segretario, ma i dati di Confindustria secondo cui in Italia si lavora poco? Le accuse al sindacato di essere troppo conflittuale?

                                        «Sui numeri, dico no ai giochetti: non si può scegliere gli Usa come riferimento per l’orario annuo, la Cina sulla flessibilità, l’Islanda sull’assenza di conflitto. E comunque, se non si vogliono gli scioperi, basta firmare i contratti, e chiudere la stagione degli accordi separati».

                                          Epifani, un altro (durissimo) conflitto è esploso a proposito della realizzazione del tunnel della Tav in Val di Susa. La Cgil è a favore o contro quest’opera?

                                            «Intanto sono lieto che dopo la tensione dei giorni scorsi il clima sia un po’ migliorato. Chi ha lavorato per riannodare i fili del dialogo ha fatto la cosa giusta. Adesso si tratta di non sprecare questa occasione: c’è qualche settimana a disposizione, c’è la prospettiva delle Olimpiadi, e bisogna usare questo tempo per fare tutto ciò che finora non si è fatto».

                                              Ovvero?

                                                «Ovvero, colmare il vuoto di dialogo, di confronto di merito tra popolazione e istituzioni, approfondire i punti controversi, a cominciare dall’ambiente. Non si è voluto fare prima quello che si è costretti a fare oggi in condizioni peggiori».

                                                  Ma insomma, la Cgil alla Tav dice sì o no?

                                                    Confermo l’opinione mia e della Cgil, che si ritrova in tutti gli accordi che abbiamo sottoscritto da 10 anni a questa parte: questa è un’opera che – nei suoi caratteri di fondo – dev’essere realizzata. Perché non basta pensare al traffico merci del 2020, ma bisogna pensare a quello che accadrà nei prossimi 150 anni. Dopo di che: assoluta verifica delle condizioni di sicurezza; totale coinvolgimento delle popolazioni interessate; scelta dei tracciati conseguente a queste verifiche; valutazione dei costi e dei benefici dell’opera. Sapendo che in effetti la Val di Susa è molto stretta, è attraversata da un’autostrada che l’ha segnata molto e da una linea ferroviaria, che le preoccupazioni dei cittadini sono vere e serie. Ma insisto: l’opera secondo me è valida e necessaria in sé, specie guardando al futuro. Abbiamo bisogno dei grandi valichi Nord-Sud, ma anche di una grande dorsale padana, dalle Alpi piemontesi a Trieste. Un’opera grossa, impegnativa, che richiede verifiche sul tracciato e sul rispetto dell’ambiente; ma che serve. Altrimenti, saremmo schizofrenici: abbiamo sottoscritto degli accordi, addirittura eravamo pronti alla protesta quando sembrava che l’Italia venisse esclusa dal Corridoio 5. La coerenza è la forza di una grande organizzazione. Poi, so bene che ci sono altri pezzi della Cgil che la pensano diversamente. Questo è legittimo».

                                                      Nel governo si punta il dito contro la reazione automaticamente negativa delle popolazioni contro infrastrutture (ponti, trafori, inceneritori, depositi di scorie) che tuttavia sono necessarie.

                                                        «Non bisogna mettere tutte le vicende sullo stesso piano. E poi, è evidente che se i problemi non si affrontano e risolvono col dialogo sono destinati ad esplodere».

                                                          E ai cittadini che della Tav non ne vogliono proprio sapere, cosa dice?

                                                            «Che i loro interrogativi – che sono stati posti anche da esperti e personalità – devono avere una risposta in queste settimane».

                                                              Nei giorni scorsi c’è stata tensione, e anche botte.

                                                                «Una scelta sbagliata. Il ministro Pisanu ha gettato benzina sul fuoco, assumendosi una grave responsabilità. Per fortuna la cosa non è degenerata. Che ci siano derive estremistiche è un fatto, ma il problema è che su una questione che contrappone interessi nazionali e interessi locali, altrettanto legittimi, serve un confronto trasparente».