“Intervista” G.Epifani: «A casa le truppe, ma non basta»

28/04/2006
    venerd� 28 aprile 2006

    Pagina 4 – Internazionale

      intervista

        Epifani: �A casa le truppe, ma non basta�

          Una politica di pace
          Il dolore del segretario generale della Cgil per i morti di Nassiriya e la richiesta al futuro governo di una politica di pace: �L’Italia deve recuperare il ruolo di ponte nel Mediterraneo�

            Loris Campetti

              �Profondo dolore per la morte dei militari� e �sentita partecipazione al dolore delle famiglie e cordoglio all’Arma dei Carabinieri e allo Stato maggiore dell’Esercito… La Cgil invita le proprie strutture, i propri militanti a promuovere e partecipare a iniziative , fiaccolate, veglie per esprimere la partecipazione al dolore dei lavoratori, delle lavoratrici e dei cittadini e per ribadire con forza la volont� di pace�. Un comunicato netto, di poche righe, quello del maggior sindacato italiano: dolore, solidariet�, partecipazione. Ma anche un punto fermo, la pace. Ne parliamo con il segretario generale Guglielmo Epifani, poche ore dopo l’attacco di Nassiyria e poche ore prima dell’insediamento delle Camere che dovrebbero preludere al conferimento dell’incarico a Romano Prodi per la costituzione del nuovo governo.

              Un dolore sincero, quello dei lavoratori e dei militanti della Cgil. Un dolore, per�, che si sarebbe potuto evitare. Voi avete sempre espresso avversione alla guerra in Iraq, questo dovrebbe essere il momento migliore per ribadirla.

                Anche nell’attentato del 2003 che ha provocato la morte di 19 persone, la Cgil ha espresso dolore e cordoglio per le vite umane perdute nell’adempimento di un dovere. Per questo anche oggi chiediamo ai nostri compagni di partecipare a tutte le iniziative e di promuoverne, e di utilizzare ogni momento di incontro per parlare di pace. I morti di Nassiriya e quel che avviene nel mondo chiedono poitiche di pace e una mobilitazione che aiuti l’avvio di un processo di pacificazione.

                Nassiriya ci dice anche che in Iraq � in corso una guerra e che i racconti di Bush, Blair e Berlusconi sono imbrogli.

                  � evidente. Ma io do molta importanza alla discussione aperta negli Stati Uniti che sta svelando le menzogne del governo Usa. Una discussione e una severa critica alla politica estera che crescono nell’opinione pubblica, nei giornali e persino nelleforse armate. Al contrario, il Dipartimento di stato continua nella sua politica miope. la Cgil ha sempre ritenuto la scelta di guerra un errore tragico, contro cui ci siamo mobilitati con tutte le nostre forse.

                  Chi ha votato per l’Unione ha fatto una scelta piena di aspettative: mandare a casa Berlusconi, certo, ma anche segnali forti, anche simbolici, di discontinuit�. Per esempio, riportiamo subito a casa i nostri soldati, usciamo da questa sporca guerra.

                    Via le truppe dall’Iraq � la premessa, e questo � scritto nel programma dell’Unione. Miaspetto e sono convinto che questo impegno verr� onorato dal governo Prodi. ma mi chiedo: possiamo fermarci a questo? La cosa pi� difficile non � la decisione sul ritiro delle truppe ma capire cosa si pu� fare per far cessare questa guerra, quali iniziative politiche mettere in campo e quale debba essere il ruolo del nostro paese e dell’Europa. Noi cisiamo mobilitati e ci mobiliteremo contro la guerra, ma poi bisogna attivare politiche per intervenire in una situazione che sta fuggendo da ogni controllo. Penso all’Iraq, ma penso anche e sopratutto al conflitto Israele-Palestina. E penso all’Iran. Cio� a una parte strategica del mondo in ebollizione.

                    L’Italia ha avuto, in passato, un ruolo politico importante e positivo nello scacchiere mediterraneo. Non pensi che, archiviata l’esperienza disastrosa del governo Berlusconi, si debba ripartire da dove eravamo rimasti?

                    Serve una grande iniziativa diplomatica per fermare il conflitto – i conflitti. Questo � il momento dei tessitori, della leggerezza e non dell’accentuazione delle divisioni. L’Italia pu� svolgere una funzione di raccordo, recuperando il ruolo che storicamente il nostro paese ha svolto nel dopoguerra: essere un ponte, sostenere il dialogo nel Mediterraneo tra popoli e culture divere.

                    Intanto, per�, riportiamo a casa i nostri soldati…

                      Riportiamoli a casa, certo. I segnali simbolici sono importanti. Ma possiamo accontentarci di un atto simbolico, con il mondo che rischia di esploderci addosso?