“Intervista” G.Cremaschi (Fiom): «Ci vuole asserviti alle aziende»

03/05/2004


LUNEDÌ 3 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 12 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Giorgio Cremaschi (Fiom): "Crisi di rappresentanza? Si risolve solo con la democrazia pura"
«Ci vuole asserviti alle aziende faremo referendum su ogni intesa»
          la strategia Il governo cerca di dividerci. E sulle crisi in atto è il maggior colpevole
          la reazione La legge italiana sugli scioperi è severa. Ma contro la rabbia non c´è soluzione

          LUISA GRION


      ROMA – Il problema esiste e va risolto. Maroni lo pone da «destra» e lo fa in modo sicuramente «strumentale», ma negare che nel sindacato italiano ci sia un difetto di rappresentanza sarebbe pura miopia. Così ammette Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil.
      La Fiom d´accordo con Maroni?
      «Per nulla. Governo e grandi aziende, Fiat in testa, vorrebbero un sindacato servo e lavoratori divisi, disillusi e rabbiosi. Stanno lavorando per questo. Ma pur se da destra e con intenti assolutamente strumentali il ministro dice una verità: serve una nuova legge sulla rappresentanza sindacale. Dagli autoferrotramvieri all´ Alitalia si è visto che l´unità al vertice non basta»
      Il problema, dice Maroni, si è presentato anche a Melfi
      «Si sbaglia, a Melfi il problema non lo ha creato la rappresentanza sindacale, ma la Fiat che ha imbrogliato tutti dicendo di voler trattare e poi rifiutandosi di farlo. Poi, certo, le elezioni andrebbero rifatte»
      Le elezioni appunto. Lei cosa propone?
      «Democrazia pura, proporzionale puro. Va eliminata quella ridicola e inaccettabile clausola che riserva alle sigle firmatarie di un contratto un terzo garantito. E soprattutto va introdotto il referendum obbligatorio a voto segreto. Non ho problemi a dirlo: Cgil, Cisl e Uil non sono rappresentative per spirito divino, chi sbaglia deve andarsene a casa»
      A fare come dice lei non c´è il rischio di una frammentazione delle sigle e di una sostanziale immobilità?
      «Al contrario, sono convinto che per forza di cose le alleanze diventerebbero molto più solide. Penso alle vertenze dei metalmeccanici: con il referendum buona parte dei problemi sarebbero risolti. Fiom l´ha sempre voluto, sono la Cisl e la Uil a rifiutarlo»
      Torniamo a Maroni. Con la sua apertura ai Cobas il ministro, dunque, ha messo il coltello nella piaga?
      «Il ministro, ripeto, ha detto a modo suo una verità. Il problema esiste e a farlo marcire ha contribuito anche il centrosinistra che aveva una proposta di legge in proposito, ma l´ha affondata. Detto questo è chiaro che il governo è il primo responsabile della situazione attuale. Non è mai stato disponibile ad una vera e propria negoziazione. E´ assolutamente incapace di fare quello che un vero esecutivo dovrebbe saper portare a termine: attività di mediazione nei conflitti sociali. Lo si è visto anche a Melfi: Sacconi sottosegretario del Welfare si è comportato come un ultras della Confindustria. Inguardabile»
      Al di là della questione sulla rappresentanza il governo pare intenzionato a metter mano alla legge sugli scioperi nei servizi pubblici
      «Assurdo, la legge italiana è la più rigida in Europa»
      Però non viene rispettata
      «Lo credo bene. Non c´è legge che tenga davanti alla situazione esasperata che molti lavoratori stanno vivendo. Si va in piazza punto e basta. Ma qui la colpa è dell´ottusità dei manager, incapaci di valutare i problemi nel loro complesso: sarebbero disposti a far fallire un´azienda o a vendere meno macchine pur di non trattare con i sindacati. Non vogliono accordi, questa è la verità. Guardiamo a Melfi: cosa chiedono i lavoratori? Pari diritti. Cosa risponde l´azienda? No, senza nemmeno cercare un´intesa sul come, sul perché, su un eventuale scaglionamento. Cos´altro è questa se non ottusità?»
      Adesso pare che si riaprono le carte anche sull´articolo 18
      «Il governo crede davvero che i problemi dell´economia si risolvono con il licenziamento? Ma è il paese a non crederlo. Se riapre la questione Maroni dimostra tutta la sua fragilità. Può farlo certo, ma così facendo il governo si prepara ad essere travolto»