“Intervista” G.Cobolli Gigli(Faid): «L’Irap è una tassa iniqua»

01/12/2003



      Lunedí 01 Dicembre 2003

      Parla Giovanni Cobolli Gigli,
      presidente della Faid-Federdistribuzione,


      «L’Irap è una tassa iniqua e lo scontrino è inutile»


      «L’Irap è una tassa iniqua (come l’ha definita Silvio Berlusconi) che colpisce le aziende a forte intensità di personale. Ne auspico la revisione». Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Faid-Federdistribuzione, l’associazione delle grandi catene commerciali, punta subito il dito contro uno dei "mali" che ostacolano lo sviluppo della distribuzione moderna e riducono drasticamente la redditività aziendale. «Suggerisco inoltre – continua Cobolli Gigli che è anche amministratore delegato di Rinascente per l’area non food e consigliere Indicod – la soppressione dello scontrino ai fini fiscali anche per le grandi imprese di distribuzione che non vengono controllate sulla base degli scontrini: le verifiche si fanno sulla contabilità. Ma la legge ci impone di conservare decine di milioni di rotolini di carta nei magazzini: un costo aggiuntivo quantificabile in 900 euro a cassa di vendita e pari a 35 milioni complessivi l’anno per l’intero sistema della distribuzione moderna».
      Nel non food si potrebbero ridurre i costi anche con la centralizzazione della logistica: quando conviene?
      Quando si raggiunge una massa critica adeguata, cioè quando la rete commerciale può contare almeno su un centinaio di punti vendita.
      Il suo gruppo ha fatto qualcosa?
      Stiamo terminando il progetto di supply chain per Upim: si tratta di servire 150 negozi in tutt’Italia, oltre ai 230 in franchising.
      La diffusione della distribuzione moderna rimane al di sotto delle aspettative. Da cosa dipende?
      Dai tempi biblici delle autorizzazioni: dalla progettazione alla realizzazione di un centro commerciale trascorrono mediamente sei anni. Scoraggerebbe chiunque.
      Quindi Rinascente taglierà i 2 miliardi di investimenti per il quinquennio?
      No anzi li confermo: quest’anno investiremo 400 milioni tra progetti di espansione e ristrutturazioni. Abbiamo aperto due iper, nove grandi magazzini, cinque bricolage e altrettanti supermercati. Abbiamo sviluppato molto il franchising: in otto anni siamo passati da qualche negoziozero a 1.800 affiliati. Siete però ancora distanti da Coin-Oviesse, principali concorrenti nel non food.
      Un tempo eravamo più vicini. Ma poi Coin acquisì Standa e ha preso il largo.
      La joint venture con Simon ha recepito 244mila mq di gallerie commerciali Rinascente per un valore di 3.500 euro al mq, più elevato rispetto ai 1.200 al mq del patrimonio complessivo (circa 1,3 mld) indicato nell’Opa Rinascente d’inizio anno.
      Le attuali gallerie commerciali sono solo una parte dell’accordo. Il prezzo che ci è stato riconosciuto da Simon comprende anche i 18 progetti di sviluppo commerciale per ulteriori 400mila mq.
      A che punto è il restyling di Upim?
      Siamo al 58% dei negozi e arriveremo al 100% entro il 2005. Ma effettueremo investimenti rilevanti per aprirne di nuovi nei centri commerciali.
      Come superare la stasi di Rinascente?
      Il department store è colpito dal calo del turismo e dalla crescita della competizione, anche se va bene l’area giovani. Per lo sviluppo rimangono le difficoltà connesse al reperimento delle location, agli affitti elevati e alle autorizzazioni. Abbiamo deciso quindi di crescere scegliendo superfici meno estese, intorno ai 2.500 mq, che ci consentano di entrare anche nei centri commerciali.
      Funzionerà?
      A Milano Certosa abbiamo ridotto la nostra presenza da due a un solo piano: le performance si sono subite rivelate migliori. A Bergamo abbiamo seguito la nuova filosofia aprendo 2.300 mq. A Roma in Galleria Colonna apriremo tra qualche giorno un negozio dedicato ai giovani con insegna Jam e quando decollerà pensiamo di sviluppare una catena con format da 1.400-1.700 mq.
      Nei primi mesi del 2003 crescono i ricavi (+9,1% a 4,7 miliardi) ma l’utile consolidato si trasforma in perdita (9,1 milioni contro 100mila euro dell’analogo periodo del 2002): cosa è successo?
      É aumentata l’aliquota fiscale. Senza trascurare la stagionalità: l’ottima performance (+10%) di Upim nei primi 4-5 mesi è stata vanificata dal caldo prolungato di giugno-agosto che ha fatto saltare le collezioni estive. A tutto settembre Upim ha realizzato +4,5% e Rinascente +0,9 per cento. Ma non c’è motivo di credere che non realizzeremo, come gruppo, almeno l’utile del 2002, 51 milioni.