“Intervista” G.Cobolli Gigli: serve una spinta politica per rilanciare le vendite

29/10/2004

            venerdì 29 ottobre 2004

            Pagina 35 – Economia
            L´INTERVISTA

            Cobolli Gigli: serve una spinta politica per rilanciare le vendite
            "Bene l´intesa sui prezzi ma la gente non spende"
            Listini più bassi dello 0,7%, ma i nostri margini si stanno riducendo paurosamente

            ROMA – «Noi stiamo facendo il possibile: da una parte cerchiamo di convincere i clienti a venire nei negozi e dall´altra abbassiamo i prezzi. Un esempio? A settembre quelli praticati sul confezionato di largo consumo sono diminuiti in media dello 0,7 per cento. Ma i consumi, diciamolo chiaramente, sono in calo e a questo punto serve una spinta "esterna", politica, che ridia fiato agli acquisti anche in vista di un 2005 che si preannuncia molto impegnativo…».

            L´allarme viene da Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Faid-Confcommercio, l´associazione della grande distribuzione. La sorprendente discesa dell´inflazione registrata ieri, secondo molti osservatori ha ben poco di miracoloso. E l´accordo per il contenimento dei listini siglato a settembre tra grandi distribuzione e governo da solo non spiega questo rallentamento. Il calo dal 2,1% di settembre al 2% di ottobre, proveniente dalle città campione, probabilmente è frutto di una repentina e accentuata frenata dei consumi. Le famiglie, insomma, stringono la cinghia e i prezzi di conseguenza, scendono a ritmi più sostenuti rispetto al passato.


            «Stiamo registrando un calo ormai generalizzato sia sull´alimentare che sul non alimentare: prendiamo ad esempio il tessile. Nelle ultime settimane le vendite di questi prodotti sono in affanno, anzi, sono quasi bloccate. Colpa del caldo che ancora si fa sentire nonostante l´autunno. Tengono bene, invece, i cosiddetti "primi prezzi", prodotti che non possono però compensare gli squilibri registrati in modo più ampio nel settore».


            Presidente, siete forse preoccupati per il livello delle vendite?

            «Sì, siamo preoccupati come grande distribuzione. E credo che anche media e piccola distribuzione condividano questa analisi: i margini si riducono mentre le spese che gravano sulle nostre attività, al contrario, crescono vertiginosamente. Parlo di gas, energia elettrica, affitti, costi bancari, personale…».


            Lei crede che il rinnovo dell´accordo sottoscritto col governo per bloccare i prezzi, sia a rischio per il 2005?

            «Quell´accordo sta dando dei frutti. A settembre il calo registrato per i prodotti confezionati di largo consumo è stato dello 0,7 per cento. Accanto a questo, però, da gennaio prossimo, e quindi a scadenza di quell´accordo, dovremo per forza affrontare di petto il tema del calo dei consumi, in assenza di interventi "esterni"».


            L´onere del rilancio secondo lei spetta al governo?

            «Un primo impulso sui consumi delle famiglie, potrebbe venire dalla proposta di revisione fiscale del presidente del Consiglio Berlusconi. Bisogna anche sottolineare che il clima di fiducia dei consumatori non è poi così peggiorato. Per questi motivi è assolutamente necessario indicare delle contromisure immediate».


            Lo firmereste di nuovo quell´accordo sui prezzi? Mancano soltanto 60 giorni alla scadenza.

            «A gennaio prossimo la nostra politica non cambierà. Servono, però, delle soluzioni, c´è bisogno di trovare risposte adeguate per riguadagnare quei margini che di questo passo, la grande distribuzione rischia di veder assottigliati».


            (lu.ci.)