“Intervista” G.Cobolli Gigli: «La ricetta? Aperture festive e orari liberi»

07/06/2004

        sezione: ECONOMIA ITALIANA
        data: 2004-06-05 – pag: 17

        autore: V.CH.

        Intervista a Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Faid, l’associazione che raggruppa le imprese della grande distribuzione.

        «La ricetta? Aperture festive e orari liberi»

        MILANO • «Il 2004 sarà sicuramente un anno complicato, difficile perché di ripresa dei consumi non se ne parla neppure. Ci vorrebbe un grande patto tra Governo, Regioni e operatori per liberalizzare il commercio e ridare fiducia ai consumatori». Questa la ricetta di Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Faid, l’associazione che raggruppa le imprese della grande distribuzione.

        Presidente, la strada imboccata in Francia con un accordo tra Governo, industria e distribuzione per tagliare i prezzi non può rappresentare un modello valido anche in Italia?

          Quell’accordo è incomprensibile e non esportabile qui da noi per varie ragioni. Innanzitutto in Italia non c’è una emergenza prezzi, tutt’altro. La competizione tra i gruppi è accanita. In aprile l’incremento tendenziale dei listini dei prodotti confezionati di largo consumo è risultato pari allo 0,2 per cento. Di fatto siamo in deflazione. Le catene commerciali stanno sommergendo il mercato di promozioni. In Italia non c’è bisogno di fare leva sui prezzi, ma semmai dobbiamo operare con la leva della liberalizzazione. E poi un accordo come quello francese credo che vada contro i principi dell’economia di mercato.

          Cosa occorre fare allora?

            Bisogna far in modo che venga iniettato nel sistema italiano un maggior grado di liberalizzazione, perché ci sono troppi vincoli che si ritorcono contro i consumatori. Vincoli burocratici, amministrativi, posti a livello locale, che alla fine finiscono per proteggere solo interessi corporativi.

            Quindi bisogna spazzare via questi ostacoli.

              Certo. La gestione delle politiche per il commercio fa capo alle Regioni e il Governo centrale ha compiti di vigilanza sul tema della concorrenza. Quindi la Conferenza Stato-Regioni può essere il soggetto che si fa carico di affrontare i nodi del mercato interno e procedere con le liberalizzazioni.

              Quali?

                Credo che a questo punto convenga fare un grande accordo per liberalizzare totalmente le aperture festive. Finora i risultati delle vendite nei giorni di festa sono stati molto buoni. Quindi apriamo negozi almeno 360 giorni l’anno, chiudendo solo in alcune festività particolari come il giorno di Natale, ad esempio. E poi liberalizziamo totalmente gli orari. I negozi possono essere a disposizione dei consumatori almeno dalle 8 del mattino alle 22 di sera. In terzo luogo bisogna liberalizzare anche i saldi.

                In che modo?

                  Abolendo la normativa restrittiva attuale e dando piena facoltà agli operatori di fare saldi e promozioni quando vogliono, in base alle necessità dell’attività commerciale. In questo caso possiamo rifarci pienamente al modello tedesco. In Germania i saldi sono liberalizzati e i negozi hanno possibilità più ampie di fare offerte competitive. Servono poi intese locali per far sì che i centri storici, ad esempio, possano essere estremamente attrattivi per i consumatori e stimolare lo shopping.

                  Da bocciare l’idea di un accordo di filiera sui prezzi.

                    Non è applicabile in Italia dove ci sono altre priorità. È meglio fare leva sul mercato. Il Governo ha da tempo promesso un alleggerimento della pressione fiscale, ad esempio, ma finora non c’è stato nulla. Lo scenario complessivo dei consumi resta nero. A questo punto l’unica strada percorribile nel breve termine è un tavolo che impegni le amministrazioni regionali e quelle locali per far sì che il mercato possa riprendersi. Sarebbe anche opportuno un maggior coordinamento delle normative sulle nuove aperture. Più investimenti significa più concorrenza, prezzi bassi e vantaggi ai consumatori.