“Intervista” G.Cobolli Gigl: «Gli italiani cambiano abitudini»

24/03/2005
    giovedì, 24 marzo 2005

    Pagina 42 – Economia

      L´Intervista

        Cobolli Gigli, ad di Rinascente e presidente di Federdistribuzione
        «Gli italiani cambiano abitudini
        cibo e vestiti non tirano più»
        I consumi delle famiglie crescono lentamente e non sono da stimolo per la produzione
        Ora vanno i consumi di livello superiore: telefonini, viaggi, benessere e auto per i figli

          LUCA PAGNI

          MILANO – «Gli italiani? Hanno cambiato il modo di spendere. Cibo e vestiti non interessano più, ora vanno i consumi di livello superiore: telefonini, viaggi, benessere e auto per i figli».

          Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato di Rinascente, nonché presidente di Federdistribuzione – che raccoglie il 60% delle attività della grande distribuzione organizzata – sostiene di non essere sorpreso più di tanto dagli ultimi dati sul calo delle vendite al dettaglio in Italia. «Non fanno che confermare quanto andiamo sostenendo da tempo. I consumi delle famiglie crescono molto lentamente e non sono da stimolo per la produzione nazionale».

          Ma come numero uno di una delle più importanti catene della grande distribuzione e rappresentante dell´intera categoria non è preoccupato?

            «Lo siamo da tempo. Gli ultimi dati sono in linea con la tendenza in atto. E non da ieri. Nell´arco degli ultimi dieci anni i modelli di consumo sono cambiati radicalmente. La quota dei consumi commercializzabili è scesa dal 35% del totale al 23%. E per consumi commercializzabili intendiamo quei beni che vanno dall´alimentare all´abbigliamento, dai prodotti per la casa ai giocattoli fino al personal computer».

            Si spende di meno perché gli italiani sono più poveri. È così?

              «Non mi pare che la propensione al consumo sia diminuita. I consumi commercializzabili sono stati penalizzati dal cambiamento dei modelli. Parte della spesa è ora destinata alla cura del corpo, al divertimento, si pranza e si cena sempre di più fuori casa, sono aumentati i viaggi all´estero: in dieci anni dal 32 al 37% del totale della spese delle famiglie. Inoltre, sono cresciute di molto le spese obbligatorie, quelle destinate alle bollette, all´affitto, alla salute e all´istruzione, passate dal 33 al 40%».

              Vi sarete, però, accorti che il potere di acquisto è diminuito.

              «È vero, ma la minore disponibilità è stata compensata dal ricorso al credito al consumo. Un fenomeno che in Italia, fino a pochi anni fa non era conosciuto. mentre ora ci stiamo adeguando ai livelli degli altri paesi europei».

              Non sarà che gli italiani, negli anni passati, hanno consumato in maniera esagerata: armadi pieni di vestiti, frigoriferi stracolmi al di là di ogni necessità effettiva.

                «Questo è stato vero fino agli anni Novanta. Ma già da tempo ci siamo allineati con i livelli di acquisto degli altri paesi europei. Il problema, semmai, è che il consumatore si è fatto più razionale, più esigente e più critico».

                Anche più attento al rapporto tra qualità e prezzi, non crede?

                  «Penso che per riconquistare i consumatori dovremo lavorare molto sull´abbassamento dei prezzi. Anche se non credo che a breve i consumi possano ritornare ai livelli di qualche anno fa. Tutto il settore della distribuzione dovrà fare i conti con la crisi».