“Intervista” G.C.Sangalli(Cna): Tornare alla concertazione

17/06/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
142, pag. 4 del 17/6/2003
di Gaetano Pedullà


Gian Carlo Sangalli, segretario generale Cna, sul flop del quesito sull’art. 18.
Tornare alla concertazione

Gli italiani hanno dato fiducia alle parti sociali

Il fallimento del referendum? ´Un bagno di realismo per chi ha alzato lo scontro sull’articolo 18′. Ma per Gian Carlo Sangalli, segretario generale della Cna, una delle associazioni che si è battuta maggiormente contro il referendum, adesso non c’è tempo da perdere: ´Disertando le urne, gli italiani hanno preferito lasciare alle parti sociali il compito di decidere se cambiare o meno le regole nelle piccole imprese. Perciò il vero vincitore di questo referendum è il metodo della concertazione. E allora palazzo Chigi non perda tempo, e riapra subito il dialogo con le parti sociali, compresa la Cgil, per fare le riforme e rilanciare l’economia nel paese’.

Domanda. Mai vista un’affluenza così bassa alle urne. Soddisfatto?

Risposta. Certo. La Cna, insieme a diverse altre associazioni d’impresa, si è schierata nettamente contro questo referendum: un tentativo di invasione di campo su un terreno tipico della concertazione tra parti sociali. E la risposta delle urne è arrivata chiarissima.

D. Sia nel governo sia all’opposizione c’è chi festeggia…

R. Ma non ha vinto né il governo né l’opposizione. Ha vinto un’Italia che vuole il dialogo tra le parti sociali. Mentre hanno perso le estreme e chi ha alzato lo scontro sull’articolo 18. E allora rimettiamo in moto il dialogo.

D. Come?

R. Qui è il governo che deve prendere l’iniziativa, riconvocando tutte le parti sociali a palazzo Chigi, compresa la Cgil, per riaprire il confronto sulle riforme. La lezione del referendum, però, deve fare capire che la strada vincente è quella del dialogo. E non quella degli arroccamenti o dello scontro, come hanno scelto la Cgil e Confindustria.

D. Mentre Confindustria faceva esplodere la battaglia sull’articolo 18, che ha portato alla grande mobilitazione della Cgil e al freddo tra le parti sociali, la Cna si è sbracciata per abbassare i toni…

R. È vero. Sui temi del lavoro noi abbiamo posto con forza l’esigenza di rafforzare il dialogo. Ma su una questione tutto sommato secondaria, come l’articolo 18, Confindustria ha voluto alzare il livello dello scontro. Una scelta sbagliata.

D. Sull’articolo 18 nelle pmi, le imprese però hanno fatto fronte comune…

R. Questo è avvenuto perché il referendum era sbagliato e molto pericoloso per le piccole aziende. Creare nuove flessibilità nel mercato del lavoro, proprio mentre l’economia segna un drastico rallentamento, avrebbe portato molte pmi a rivedere i progetti di sviluppo. Con il risultato di fermare quel circuito virtuoso di assunzioni che probabilmente sarà confermato anche quest’anno. Non dimentichiamo che mentre le grandi imprese, che poi sono quelle dove si applica l’articolo 18, continuano a licenziare migliaia di dipendenti, le piccole aziende e l’artigianato creano ogni anno diverse migliaia di nuovi posti di lavoro. Lavoro vero e non precario.

D. Dopo l’ultimo risultato, lo strumento del referendum esce molto ridimensionato…

R. Questa è una responsabilità di chi ha abusato dello strumento del referendum, chiamando alle urne 50 milioni di italiani per regolare una vicenda che non riguarda tutti, ma solo i 3 milioni di dipendenti delle pmi. Una responsabilità grave, perché il referendum è un meccanismo importante per interrogare gli italiani sulle grandi questioni generali. E non può essere utilizzato come una clava per intervenire su questioni specifiche.

D. La sinistra italiana porterà a lungo le cicatrici di questo referendum?

R. Non credo. La bassa affluenza alle urne dovrà fare riflettere una sinistra massimalista. Ma una buona parte del centrosinistra, che si era schierata chiaramente contro questo referendum, esce accreditata come coalizione di governo. Così come esce vincente quella parte del centrodestra che ha scelto l’astensione o il no. Ecco, se questi due fronti moderati riescono a dialogare, le riforme sono possibili. L’arte nobile della mediazione è la strada vincente per evitare le guerre. (riproduzione riservata)