“Intervista” G.Burchiellaro: Il turismo è la nostra industria strategica

16/09/2005
    venerdì 16 settembre 2005

    Intervista a
    Gianfranco Burchiellaro

      Il responsabile del settore dei ds: perdiamo quote di mercato, adesso siamo quinti al mondo dietro la Cina. Dobbiamo muoverci

        Il turismo è la nostra industria strategica, subito una nuova politica di sviluppo

        di Laura Matteucci/Milano

          «Primo punto: abbandonare l’idea che il turismo sia un settore effimero, e iniziare a pensarlo strategico. In realtà nel mondo è già così, ma in Italia lo è solo in parte, anche perchè deve scontare le politiche del governo Berlusconi degli ultimi anni. Meglio, le non-politiche».

            In Italia siamo al fai-da-te.

              «In sostanza sì. Ci sono realtà territoriali che hanno investito molto nel settore, e che stanno avendo importanti ritorni. Penso a Torino, Genova, alle città di festival come Mantova o Modena, penso al Treno della cultura che va dalla Riviera romagnola al Garda. Alla stessa Roma, che infatti nell’ultimo anno ha anche registrato un aumento del 20% di presenze. Da parte del governo, invece, non ci sono nè incentivi, nè politiche adeguate in grado di sostenere il settore. Le novità vere di questi anni sono emerse nonostante il governo».

                Parla Gianfranco Burchiellaro, che da sindaco di Mantova l’ha riportata in primo piano dal punto di vista culturale e turistico, rilanciando Palazzo Té, promuovendo il Festival della letteratura, il contro-festival di Sanremo. Oggi Burchiellaro è il responsabile Turismo per i Ds, e dal seminario alla Festa dell’Unità di Milano lancia le nuove proposte, che verranno poi discusse in una serie di incontri in programma sull’intero territorio nazionale, in vista della Conferenza programmatica Ds.

                  Il turismo settore strategico: quanto pesa sul pil?

                    «Siamo intorno all’11-12%. Non esistono dati precisi come invece accade in altri paesi, e non a caso una delle nostre proposte è proprio di arrivare ad un monitoraggio affidabile e costante. Attenzione, perchè le difficoltà sono serie: fino a qualche anno fa, eravamo tra le primissime mete turistiche mondiali, oggi siamo i quinti. Continuiamo a perdere quote di mercato. Oggi siamo quinti, dopo la Cina».

                      La stagione come sta andando?

                        «Dati parziali: siamo a circa 5 milioni e mezzo di presenze in meno, il che equivale ad una perdita di circa 500 milioni di euro di fatturato».

                          L’Italia è sempre meno competitiva.

                            «Del resto, l’ultima grande promozione è stata quella del film Vacanze romane. Poi abbiamo vissuto di rendita. Ma adesso non basta più, dobbiamo riorganizzare il settore. Per il centrosinistra che si candida a governare è una delle scommesse centrali. Anche perchè stiamo parlando di un settore produttivo nevralgico, della creazione di opportunità di lavoro».

                              Riorganizzare il settore: come?

                                «A partire dalle realtà territoriali. In questo tour che faremo da qui a novembre intendiamo lavorare per costruire dei distretti turistico-culturali. I Ds hanno già presentato una proposta di legge in materia. Dobbiamo valorizzare le promozioni d’eccellenza, intendo il made in Italy, il modello Italia anche dal punto di vista enogastronomico, oltre che storico e artistico. E per il grande mercato dobbiamo competere con politiche concertate tra governo e organizzazioni di categoria».

                                  Anche i prezzi devono essere competitivi.

                                    «Chiaro. Ma va detto che in Italia le imprese turistiche scontano il 5-10% in più di Iva imposto rispetto ad altri paesi Ue. E questa infatti è un’altra nostra proposta: la riduzione della pressione fiscale, per armonizzarci con l’Europa e recuperare quote di mercato».

                                      Vendere le spiagge, decidere continui condoni edilizi: queste le idee del governo in materia.

                                        «Un disastro. Il nostro obiettivo è valorizzare il patrimonio ambientale- culturale che abbiamo in Italia. Se lo devastiamo, tronchiamo il ramo su cui il paese ha vissuto per generazioni».