“Intervista” G.Benetton: «Tlc,Autostrade e Autogrill restano pilastri del gruppo»

11/02/2005

    venerdì, 11 febbraio 2005

    Pagina 41 – Economia

    Parla il presidente di Edizione Holding: non abbiamo mai avuto tanto successo come in questi ultimi anni, sarebbe assurdo se litigassimo
    «Tlc,Autostrade e Autogrill restano pilastri del gruppo»
    Gilberto Benetton: nella famiglia c´è pieno accordo

    DAL NOSTRO INVIATO
    GIORGIO LONARDI

    PONZANO VENETO – Macchè divisioni in famiglia! Gilberto Benetton non ne vuol sentire parlare. I quattro fratelli di Ponzano Veneto, spiega dal ponte di comando della secentesca Villa Minelli, vanno d´amore e d´accordo. E questo vale sia per i quasi 400 milioni puntati su Telecom tramite la ricapitalizzazione di Olimpia sia per la scelta di considerare l´abbigliamento con le autostrade, le telecomunicazioni e l´autogrill i «pilastri strategici» del gruppo. Non pecca di falsa modestia, Gilberto, presidente di Edizione Holding, la finanziaria di casa. Dice: «Non abbiamo mai avuto tanto successo come in questi ultimi anni. Siamo ai vertici assoluti come net asset value di Edizione. Facciamo un sacco di profitti. Sarebbe assurdo se litigassimo. Mi chiedo chi abbia interesse a mettere in giro certe voci».

    La famiglia più ricca d´Italia non sono i Berlusconi?

    «Si, ma noi siamo molto vicini».


    Allora non è vero che lei vorrebbe vendere il Benetton Group mentre suo fratello Luciano sarebbe contrario?

    «Sono tutte balle. I problemi in famiglia non sono mai esistiti. Anche perché ognuno di noi quattro fratelli ha un ruolo preciso.Un anno fa la famiglia ha fatto un passo indietro rinunciando agli incarichi operativi e affidando di comune accordo a Luciano il compito di rappresentarla all´interno del Benetton Group. Per noi l´abbigliamento è strategico e non abbiamo alcuna intenzione di venderlo».


    Però la Benetton non è in forma smagliante.

    «Alt. Stiamo parlando di una società con quattro miliardi di euro di vendite al pubblico. Certo, c´è stato un po´ di calo di fatturato dovuto in parte alla cessione del settore sportivo e in parte alla crisi dei consumi. Ma i margini sono sempre molto buoni».


    Quindi le grandi scelte come la ricapitalizzazione di Olimpia sono fatte di comune accordo?

    «La fiducia fra noi fratelli è «a monte» ed è sempre stata totale, anche su Olimpia. Le faccio un esempio: dieci anni fa la famiglia mi ha affidato il compito di occuparmi della diversificazione. Da allora ho sempre preso le decisioni in perfetta autonomia. La consultazione, semmai, c´è stata dopo. E visti i risultati non ci sono mai stati problemi».


    E´ vero che Alessandro Benetton, uno dei figli di Luciano, diventerà vicepresidente di Benetton Group? E´ una «investitura» per la leadership della prossima generazione?

    «La nomina di Alessandro sarà ratificata dalla prossima assemblea del Benetton Group. Si tratta di una scelta che mira ad avvalersi dalla buona esperienza di Alessandro in campo internazionale provata sia dalla sua attività in 21Investimenti sia dal suo ruolo in Confindustria. Quanto alle «investiture» è un tema che in famiglia non è ancora stato affrontato».


    Finora l´investimento di Edizione in Telecom non è stato redditizio. Cosa vi ha spinto a puntare ancora quasi 400 milioni sulla ricapitalizzazione di Olimpia?

    «Lo scopo principale di Edizione come azionista era di ridurre il prezzo medio di carico che in origine era di 5,20 euro. Mentre il secondo obiettivo era rafforzare la struttura di controllo dopo la fusione Tim-Telecom».


    Come mai avete esitato un mese prima di sottoscrivere l´aumento di capitale?

    «La riflessione era doverosa. Quattrocento milioni sono tanti anche per un gruppo come il nostro. E inoltre Edizione è il singolo azionista che ha contribuito di più all´operazione».


    Si è parlato a lungo delle garanzie richieste da Edizione a Tronchetti Provera prima di partecipare alla ricapitalizzazione di Olimpia. Di che garanzie si trattava?

    «Non c´era alcuna garanzia da chiedere a Tronchetti. Il patto di sindacato di Olimpia concede già a Edizione il «diritto di stallo». In pratica possiamo bloccare le operazioni rilevanti che non ci piacciono».


    Dunque, nessuna tensione con Tronchetti?

    «I rapporti con Tronchetti Provera sono molto buoni. Così come apprezziamo la gestione di Telecom improntata a efficienza e grande professionalità. Lo conferma la recente fusione Tim-Telecom gestita in modo impeccabile»


    Però la Hopa di Gnutti ha il diritto di uscire da Olimpia con un premio e voi no.

    «Hopa è entrata dopo di noi e in condizioni diverse. Allora Olivetti controllava solo il 10% di Telecom e quindi c´era bisogno di rafforzare la catena di comando».


    I nuovi patti parasociali di Olimpia vi consentono di comprare fino a un massimo di 100 milioni di azioni Telecom. Lo farete?

    «E´ una possibilità. Ma non a breve e non a medio termine».


    E´ possibile una futura fusione fra Olimpia e Pirellina? In questo caso Edizione si potrebbe difendere da una svalutazione della sua partecipazione?

    «Guardi, di questo non se ne è mai parlato né con Tronchetti né fra di noi. Certo in futuro, se fosse nell´interesse di tutti gli azionisti, e sottolineo di tutti, si potrebbe anche fare. Oggi, però, mi sembra un´ipotesi inimmaginabile».


    Finanzierete la ricapitalizzazione di Olimpia con la vendita del 5% di Antoveneta?

    «Per fortuna Edizione ha solo circa 600 milioni di debiti a fronte di un net asset value di circa sette miliardi di euro. Quindi passare a oltre 900 milioni di debito non è un problema. Quanto a Antoveneta non è strategica».


    La venderete alla Popolare di Lodi o alla Abn Amro?

    «Prenderemo le nostre decisioni in primavera, allo scadere del patto di sindacato. Quando ci saranno sul tavolo delle proposte concrete».


    Perché Schemaventotto, società da voi controllata che detiene la maggioranza di Autostrade, ha appena venduto il 2% della stessa Autostrade?

    «Intanto voglio precisare che rimarremo comunque al disopra del 50% di Autostrade. Con questa mossa abbiamo azzerato i debiti di Schemaventotto. E quindi i dividendi di Autostrade passeranno direttamente agli azionisti. Ora il compito di Autostrade è di effettuare gli investimenti previsti all´epoca della privatizzazione: 10 miliardi di euro in 10 anni. Purtroppo, però, l´atteggiamento della burocrazia locale rende questo compito difficilissimo. Successivamente penseremo all´internazionalizzazione magari in collaborazione con i nostri soci spagnoli di Abertis».


    Passiamo ad Autogrill: un tempo volevate venderla in seguito alle pressioni dell´Antitrust. E adesso?

    «Siamo a posto con l´Antitrust dopo aver pagato una multa.Autogrill è strategica e il suo compito è di espandersi all´estero come dimostra l´offerta lanciata sulla spagnola Aldeasa».


    Come finirà lo scontro con Caltagirone sul Gazzettino?

    «Caltagirone è un amico e un socio in Grandi Stazioni. Non ce l´ho con lui che fa l´editore e cerca di acquistare i giornali. Sono invece amareggiato dal comportamento dei soci veneti che invece di vendere a Edizione hanno scelto un acquirente esterno.Ora stiamo valutando se fare o meno un´azione legale».