“Intervista” G.Alemanno: «Ora riparta il dialogo, la nuova previdenza dopo le Europee»

29/03/2004





sabato 27 marzo 2004

L’INTERVISTA – Il ministro delle Politiche agricole, Alemanno: inevitabile l’aumento dell’età del ritiro, ma si può rinviare la verifica al 2013

«Ora riparta il dialogo, la nuova previdenza dopo le Europee»

      ROMA – Mentre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, replicano allo sciopero generale dicendo che la riforma delle pensioni sarà approvata «al più presto», il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno (An), continua a frenare. Dice che lo sciopero deve essere «l’occasione» per riaprire la trattativa con i sindacati, chiede come loro una politica per lo sviluppo («una forte svolta») e dice che «realisticamente», prima delle elezioni di giugno, la riforma non diventerà legge, ma potrà essere approvata «solo in un ramo del Parlamento».
      Che giudizio dà della nuova protesta dei sindacati?

      «Lo sciopero non è stato astioso verso il governo. Almeno da parte di Cisl, Uil, dei sindacati autonomi e dell’Ugl. E questo è un segnale, l’occasione per ricucire il dialogo. Perciò penso che il governo debba riconvocare le parti sociali e confrontarsi con loro. Ci aiuta anche l’ultima modifica della riforma delle pensioni voluta da An, che ha alleggerito l’impatto sociale dell’intervento e ha contribuito a svelenire il clima».

      Ne è sicuro?

      «Sì. I sindacati continuano a restare contrari alla riforma, ma hanno inserito questo punto all’interno di una piattaforma che chiede soprattutto una politica per lo sviluppo e per il welfare».

      Lei è d’accordo?

      «Sì, credo che ci sia bisogno di un forte svolta che rimetta in moto la crescita della nostra economia».

      In concreto che cosa prevede la sua ricetta per lo sviluppo del Paese?

      «Tre cose. Una forte collegialità non solo nel governo, ma nelle istituzioni. Rilanciare il dialogo sociale perché in Italia le riforme non si fanno senza il pieno coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali, il che non significa unanimismo. Infine, rompere le tante resistenze parassitarie che ci sono nel sistema».

      Per esempio?

      «Il mondo creditizio, che dovrebbe dare un maggior sostegno alle piccole e medie imprese».

      Per rilanciare lo sviluppo i sindacati chiedono di fermare la riforma fiscale di Tremonti, che punta a ridurre a due le aliquote Irpef.

      «La riduzione delle tasse è giusta, ma deve essere concentrata sul sistema produttivo delle imprese e sull’occupazione dei lavoratori, evitando di disperdere il taglio su tutte le forme di imposta. E questo va fatto prima di mettere mano alle aliquote Irpef, dove a mio avviso va mantenuto un elemento di progressività maggiore di quello che si avrebbe con due sole aliquote».

      Lei ha detto che l’ultima proposta sulle pensioni aiuta il dialogo, ma i sindacati restano contrari all’aumento a 60 anni dell’età minima per la pensione d’anzianità.

      «L’aumento dell’età purtroppo è una medicina inevitabile, per garantire il pagamento delle pensioni in futuro. Forse si può fare un ulteriore sforzo, ma su altri punti».

      Quali?

      «Si può annullare la verifica del 2005, quella che modificherebbe i coefficienti di trasformazione, riducendo l’importo delle pensioni. Se la riforma già prevede una verifica nel 2013, si può togliere quella del 2005».

      A giugno ci saranno le elezioni europee e amministrative. Per quella data a che punto sarà la riforma?

      «Sono contrario a strategie dilatorie, ma realisticamente penso che per le elezioni la riforma sarà stata approvata solo in un ramo del Parlamento».
Enrico Marro


Economia