“Intervista” G.Alemanno: «Chiamiamo i sindacati»

14/04/2004


MERCOLEDÌ 14 APRILE 2004

 
 
Pagina 28 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il ministro di An: cancelliamo la verifica del 2005, subito le deleghe a Fini per lo sviluppo

Alemanno: "Chiamiamo i sindacati
la riforma pensioni può cambiare"
          RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – «La riforma delle pensioni può ancora cambiare, il dialogo sociale deve ripartire». Il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno (An), sollecita la convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi e giudica interessante la piattaforma per lo sviluppo presentata da Cgil, Cisl e Uil: «Quando Fini avrà le deleghe promesse da Berlusconi apriremo immediatamente un confronto con le parti sociali». E si sa che nel giorno di Pasquetta, il presidente del consiglio ha lavorato a lungo con il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, proprio per risolvere il problema delle deleghe.
      Ministro Alemanno, i sindacati continuano ad attendere una convocazione a Palazzo Chigi. Ci sarà?
      «La richiesta dei sindacati è sacrosanta e va loro data una risposta, anche perché è trascorso più di un mese dallo sciopero generale. Cgil, Cisl e Uil hanno predisposto un documento molto articolato, che va discusso con loro e con le altre parti sociali a Palazzo Chigi per verificare qual è la loro idea di sviluppo e che cosa intendono quando dicono che vogliono cambiare l´agenda politico-sociale».
      Maroni dice che il discorso sulle pensioni è chiuso. È d´accordo?
      «No, qualcosa, a mio avviso, si può fare, fermo restando l´impianto complessivo della riforma. Ad esempio, si può abolire la verifica del 2005, prevista dalla Dini, assorbendola in quella del 2013. La discussione, comunque, va inserita in un quadro più complessivo e relativo alla crescita del Paese».
      Per quando prevede la convocazione dei sindacati?
      «Dovrebbe essere questione di giorni. Il discorso è collegato alla questione delle deleghe a Fini, che Berlusconi si è impegnato a risolvere dopo Pasqua. Quindi queste deleghe dovrebbero essere date, se non in questo, nel consiglio dei ministri della settimana prossima. Non appena il coordinamento delle politiche economico-sociali sarà insediato a Palazzo Chigi, i sindacati saranno convocati per avviare il dialogo».
      Quali funzioni avrà questo coordinamento?
      «Tre fondamentali: fare da raccordo tra il ministero dell´Economia e i ministeri di spesa, senza naturalmente sottrarre deleghe ai vari ministeri; assumere la presidenza del Cipe per trasformarlo da un organismo di compensazione a un organismo strategico; dare continuità al dialogo sociale».
      I sindacati sostengono che il governo, dopo la concertazione, abbia buttato a mare anche il dialogo sociale. Epifani e Pezzotta hanno parlato addirittura di deficit di democrazia…
      «Il governo non è mai stato chiuso al dialogo sociale. Purtroppo ci sono effettivamente state lunghe pause, che hanno impedito la piena applicazione del Patto per l´Italia e causato una certa tensione. Proprio per questo è necessario rilanciare il coordinamento delle politiche economico-sociali ed evitare queste pause. Ascolteremo i sindacati: nella loro piattaforma ci sono cose molto interessanti, anche se non si dice dove reperire le risorse necessarie. Chiediamo loro un´assunzione di responsabilità in questo senso».
      Quali saranno gli obiettivi concreti del nuovo organismo?
      «Io credo che l´obiettivo centrale debba essere quello di riportare la crescita del Pil sopra l´uno per cento, attraverso la mobilitazione di tutti i soggetti economici pubblici e privati. In particolare, con le parti sociali, dovremo rivedere la politica dei redditi, che va aggiornata: nel ?93 è servita per arginare l´inflazione, oggi deve essere orientata al rilancio dello sviluppo».