“Intervista” G.Alemanno: «Avanti su previdenza e verifica»

19/01/2004


18 Gennaio 2004

    intervista
    Roberto Giovannini

    IL MINISTRO, ESPONENTE DELLA DESTRA SOCIALE: NON SERVE UNA SUPERAUTORITA’ PER IL RISPARMIO
    «Avanti su previdenza e verifica o dovranno fare a meno di An»
    Alemanno: buona l’idea di Rutelli, dà flessibilità ai lavoratori

    ROMA
    I prossimi quindici giorni sono decisivi, sulle pensioni ma non solo. La verifica non può avere tempi bizantini, e le altre forze della maggioranza devono comprendere che Alleanza Nazionale fa sul serio». Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole, apprezza la proposta di Rutelli e della Margherita sulla previdenza, ma chiarisce la linea di An sulla verifica di governo. E avverte: «Se non avessimo le risposte che ci aspettiamo dagli alleati, bisogna trarne le conseguenze. Ma io sono ottimista».
    Che giudizio della proposta del partito di Rutelli sulle pensioni?
    «Al di là del merito, va riconosciuto alla Margherita l’aver compiuto un atto di responsabilità. Quando si è all’opposizione, non è semplice caricarsi l’onere di fare delle proposte concrete. Uno sforzo da rimarcare, che dev’essere in qualche modo raccolto dalla maggioranza».
    Ma parlando del merito?
    «È una proposta interessante, perché il ragionamento sulla quota, o sull’innalzamento delle fasce di età, consente di rendere più flessibile la scelta del lavoratore. Bisogna capire l’impatto sui conti previdenziali…oltre alle quote, si può sempre ragionare su una gradualità del passaggio ai 40 anni di contribuzione. Ma conseguire un risparmio di almeno lo 0,7% del Pil è necessario. Si può discutere come distribuire il sacrificio, perché oggettivamente è più equo coinvolgere tutta la platea del lavoro italiano, e non solo i lavoratori dipendenti. E poi, fare in modo che la riforma non abbia un effetto violento, come quella definita dal governo, che scatta dal 2008 in modo troppo secco. Infine, inserire il riassetto delle pensioni in quello più generale del welfare».
    Insomma, adesso la parola passa a Giulio Tremonti.
    «A tutto il governo. Dal confronto sulle pensioni è nato il tavolo del welfare, e poi la proposta di Gianfranco Fini ai sindacati sul tavolo dello sviluppo. Sacrifici e dividendi sociali futuri devono essere distribuiti con equità».
    Ma Fini ha chiarito che questa è una proposta di An. E si sa che Tremonti non ne è particolarmente entusiasta.
    «Questo è uno dei temi cardine della verifica di governo. C’è un dibattito tra chi come noi è attento all’economia reale, alla coesione sociale e allo sviluppo e chi, come a nostro avviso fa Tremonti, si affida troppo ai grandi numeri macroeconomici».
    E per adesso, fino alla conclusione della verifica, è tutto congelato…
    «Sì, in pratica è tutto fermo. Si cerca di tenere fuori dalla verifica il tema delle pensioni, ma è obbiettivamente un’operazione difficile. Per questo è importante che la verifica si chiuda presto. Trascinare la situazione è pericoloso da tutti i punti di vista: bisogna chiudere presto per gettare le fondamenta di un nuovo programma di governo».
    Una discussione che non si annuncia facile…
    «Nella maggioranza da sempre esistono due anime, al di là dei partiti: un’anima più “popolare”, e una più “liberal-liberista”. La sintesi era stata definita nel programma elettorale, ora serve un nuovo punto di equilibrio.
    C’è un eccessivo peso del ministro dell’Economia, che è dilagato in tutto il contesto economico e sociale come “dominus” assoluto. Un punto di equilibrio si può trovare, ma serve buona volontà e molto rispetto reciproco».
    Come sulla questione del risparmio, dopo il caso Parmalat.
    «Bisogna tener separato l’accertamento delle responsabilità per il passato, che spettea all’indagine parlamentare,
    dalla definizione di nuove più efficaci regole per il futuro. Occorre una riforma equilibrata, che definisca a mio avviso tre organismi di controllo bilanciati, ovvero Consob, Bankitalia e Antitrust. Non serve una superAutorità. A giorni sarà depositato il testo della proposta di riforma, che immagino recepisca le nostre osservazioni, più articolato. Lo leggeremo, lo discuteremo finché la maggioranza non avrà trovato un punto di coesione; e poi in Parlamento si cercherà di trovare anche consensi dall’opposizione. Ma prima serve un accordo, eventualmente di compromesso, nel centrodestra: Tremonti non deve pretendere su questi temi una sua visione esclusiva o metterci di fronte al fatto compiuto. Così si stresserebbe la maggioranza, proprio quando è in corso la verifica di governo».
    E se An non avesse le risposte che si attende dalla verifica?
    «Secondo me bisognerebbe trarne le conseguenze, e passare all’appoggio esterno. Nessuno vuole riportare il centrosinistra al governo, ma non possiamo ridurci a occupare poltrone se la nostra azione non è realmente incisiva sul governo. Ma io sono ottimista: è la prima volta che Alleanza nazionale ha messo chiaramente le carte sul tavolo, dimostrando determinazione nel chiedere un riequilibrio programmatico del governo. Non credo che nessuno degli alleati voglia fare a meno di An».