“Intervista” G.Airaudo: L’unità va bene ma che non sia solo burocratica

02/11/2005
    mercoledì 2 novembre 2005

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

      Le Interviste
      Giorgio Airaudo

        Il leader della Fiom di Torino: nessun cedimento alla politica, noi siamo autonomi e indipendenti

          L’unità va bene ma che non sia
          solo burocratica

            Milano

              «Una grande scommessa. I congressi a mozioni contrapposte affondavano le proprie radici nelle correnti di partito. Avere un documento unitario invece presuppone una maggiore capacità democratica, a patto che le esperienze delle categorie vengano fatte vivere, vengano vissute come un arricchimento. A patto che non prevalga un’interpretazione burocratica. Attenzione, abbiamo un documento unitario, non unico». Parla Giorgio Airaudo, segretario provinciale Fiom di Torino.

                La Fiom ha anche il contratto dei metalmeccanici da chiudere.

                  «Appunto. E non ci fermeremo certo per il congresso, continueremo la nostra mobilitazione, molto probabilmente decideremo una manifestazione nazionale a Roma… Allora, ci si potrebbe chiedere che c’entra tutto questo col congresso?».

                    Chiediamocelo: che c’entra?

                      «Discutere del contratto significa anche discutere del modello contrattuale, decidere se gli aumenti si devono basare solo sull’inflazione o anche sulla produttività. Temi del congresso, appunto. E allora si capisce che per i metalmeccanici il prossimo congresso della Cgil sta nelle cose che facciamo, nell’esperienza concreta attuale. Un sindacato davvero confederale questa esperienza deve saperla cogliere».

                      E infatti saranno presentate le due tesi di Rinaldini.

                        «Che credo raccoglieranno la maggioranza dei consensi nella Fiom, perchè rappresentano la storia dei metalmeccanici di questi anni. Questo è il vero contributo che la Fiom può dare alla Cgil. Partire dai “nostri” temi: la difesa del contratto nazionale, l’affermazione della democrazia».

                          Pensi al referendum tra i lavoratori?

                            «Anche, ma non solo. I lavoratori devono poter decidere sia sulle piattaforme sia sulle conclusioni. Un diverso orario di lavoro, per esempio, lo devono decidere loro, non le segreterie nazionali. La democrazia non è soltanto un valore in sè, è anche uno dei passaggi chiave per rinnovare il movimento sindacale in una fase molto difficile. Nell’era della globalizzazione, quando la cassa integrazione spesso non serve a favorire la ripresa produttiva, ma vi si deve ricorrere perchè pezzi di produzione vengono trasferiti altrove, l’idea è che il sindacato può reggere solo se i lavoratori vengono davvero coinvolti nelle decisioni che li riguardano».

                              Un possibile cambiamento del quadro politico: anche di questo dovrà discutere il congresso?

                                «Il sindacato deve rimanere indipendente e autonomo. La sua agenda sui temi economici e sociali deve prescindere dal quadro politico. Questo governo, che speriamo ci stia per lasciare, è chiaramente dannosissimo per i lavoratori, ma anche con un governo di centrosinistra il sindacato non potrebbe che essere autorevole e incalzante. Di sicuro non suddito».

                              la.ma.