“Intervista” Francesca Tanzi: «Non ero io a gestire la Parmatour»

21/01/2004


21 Gennaio 2004

intervista
Pierangelo Sapegno


«MAI MANEGGIATO SOLDI, MI SENTO LA COSCIENZA A POSTO»
L’incubo di Francesca «Ho paura del carcere»
La figlia di Tanzi si difende: «Non ero io a gestire la Parmatour
Non ho mai avuto alcuna delega e non ho mai approvato bilanci
I fondi da Gorreri? Allucinante, a lui ho chiesto solo beneficenza»

inviato a PARMA
SÌ, ho paura. E’ dal 30 dicembre che ho paura, che penso tutti giorni che debba succedere, che mi vengano a prendere e mi portino via. Ho la coscienza a posto, non lo dico per dire, ma ci sono dei momenti nella vita che la coscienza è niente in confronto al dolore e alla paura. Questo è uno di quei momenti. Non è facile».
Nella mattina fredda di Parma, Francesca Tanzi è come tutte le altre mattine alla Parmatour, come se la sua vita potesse andare avanti senza perdere i pezzi e le memorie, e senza aver perso tutto quello che era diventata, mentre il suo mondo attorno continua a crollarle addosso inesorabile, notizia dopo notizia, giorno dopo giorno, una pena dopo l’altra. La sua segretaria, Lorenza, dice che non c’è. Ma lei esce due volte, scappando nel suo solito giaccone antracite con il cappuccio di pelo, su un fuoristrada Hyundai argento metalizzato, per andare in ospedale («mi si è aperta di nuovo una ferita») e correre a casa dalla mamma, all’ora di pranzo: «E’ a pezzi, povera donna, papà in carcere e questo incubo che non finisce più. Ogni volta deve passare la nottata. Oggi si è dimesso mio fratello dalla Parmalat, ed è un altro colpo». Lui, Stefano, dice al telefono che l’ha fatto «per convenienza». Corregge il giornalista che gli chiede se è stato licenziato, con un sussulto d’orgoglio: «Mi sono dimesso io». Non è questo che conta. Noi vorremmo solo raccontare questa tragedia vista da un’altra parte, dalla parte di una famiglia che dava lavoro e benessere e che s’è trovata a dilapidare i suoi finanziatori. Vorremmo capire se era questo il sistema, se loro ne erano consapevoli prigionieri, oppure soltanto dei semplici, tristi esecutori. Vorremmo capire se questa è solo una faccia del capitalismo, o se i Tanzi ne erano l’unico volto brutto, negativo. Se dobbiamo crederci.
Francesca dice che non vuole parlare, che lei tutta la vita l’ha passata così, senza cercare tribune, lavorando in silenzio, e dice che non ha parole per spiegare perché molte cose non le sapeva. Continua a ripetere che l’unico favore che possiamo farle «è quello di non scrivere niente». Anche a lei, come a Stefano, abbiamo chiesto se ce l’ha con suo papà, perché lui i debiti li conosceva, una valanga di debiti, e poteva tenerli fuori e invece li ha coinvolti. Dice che non sa, che non riesce a capire, e nelle sue parole c’è tutta la dedizione di una donna quando le si rompe la voce mentre sospira «io sono una figlia, e come tutte le figlie del mondo sono legata a mio padre da un amore eterno. Adesso so che sta male, so che soffre, e sto male e soffro anch’io per lui. Al resto non riesco a pensare, se non che quando fai parte di una storia o di una vita, ci sei dentro e basta».
Ma lei delle centinaia di milioni che sarebbero stati distratti dalla Parmalat per la Parmatour cosa sapeva?
«Mai sentito nulla nel modo più assoluto. Io ero consigliere d’amministrazione della Parmatour solo negli ultimi sei mesi. Il mio lavoro è sempre stato quello dei villaggi turistici e della gestione alberghiera. Un ruolo molto operativo. Nei tempi passati ho sempre cercato di sviluppare il prodotto. Mai avuto a che fare con i movimenti finanziari. Non è vero che mio padre mi aveva affidato Parmatour. E’ sempre stata gestita da altri, ho mai avuto una delega, ho mai approvato un bilancio».
E Gorreri lo conosceva? E’ accusato di aver fatto lui questi spostamenti di denaro.
«Una cosa allucinante. Io l’unica volta che lo incontravo era alla partita. Due anni fa gli ho solo chiesto se poteva dare una mano come banca alla fondazione dei bambini autistici. L’unica cosa che gli ho chiesto».
Voi facevate molta beneficienza?
«Sì, ma le cose buone non fanno notizia, non interessano niente a nessuno. Solo le cose brutte e tristi fanno notizia. Anche in Brasile avevamo aperto un orfanotrofio per i meninos de rua, un grande orfanotrofio che forse ha salvato un mucchio di bambini. Nessuno ne parla oggi».
E cos’è questa Fondazione dei bambini autistici?
«Adesso quella fondazione non ha più nessuno. Sono bambini che hanno diritto a una vita vicino alla normalità, e ora avrebbero bisogno di persone che gli stiano accanto. Anche questo dovrebbe contare nella vita, occuparsi di chi ha bisogno. La nazionale cantanti ci ha dato una grossa mano. E pure l’Asl di Parma ha detto che sarebbe disposta ad andare avanti con questa iniziativa. Vedremo. Bisognerà affrontare anche questi problemi. Occorrono fondi, soldi».
Pure la Parmatour avrebbe bisogno di un aiuto. Come lo vede il suo futuro a questo punto?
«E’ molto importante che le aziende non vadano in rovina. Io vengo qui tutti i giorni, dalla mattina alla sera, fino a quando non mi licenziano. Continuo a lavorare, e questo mi sta a cuore tantissimo. E sinceramente, non vorrei dirlo, ma mi stanno a cuore tutti i suoi dipendenti».
Che sono settecento?
«Settecento sono i posti fissi. Poi ci sono tutti gli stagionali, quelli negli alberghi e quelli nei villaggi, che sono altri 1200. E circa altri 700 all’estero. In tutto sono un po’ più di 2500 dipendenti, tutte persone che lavorano e hanno lavorato grazie a Parmatour. Questi, se chiuderanno, dove andranno? Nessuno pensa a loro. Dove vanno i 300 dipendenti delle Maldive, dove lo trovano un altro lavoro? E tutti quelli in Italia?».
Un altro coinvolto nel caso Parmatour è Angelo Ugolotti, il prestanome. Un’agenzia dice che era amministratore delegato di Alfaomega che poi è diventata Parmatour. Lei lo conosceva?
«Sono 30 anni che lo conosco. Ci facevamo gli auguri di Natale tutti gli anni. Lo vedevo in consiglio d’amministrazione, era l’unica carica che aveva».
Però dicono che anche lui sia a rischio…
«No, anche lui…».
Lei ha paura di finire in carcere?
«Io sono in attesa dal 30 dicembre. Non è facile. Dai giornali e dalle tv sembra sempre che debba succedere da un giorno all’altro. Io sono tranquilla in coscienza perché non mi sono mai occupata di denaro. Però…».
Come si sente?
«Mi sento in mezzo a una tempesta senza capire dove andare e cosa fare. E senza capire neanche bene perché mi ci trovo in mezzo».
Sia sincera. Lei da quando sapeva di questa situazione?
«Io non è che non sapevo. Io non immaginavo nemmeno questa situazione. Se avessi immaginato una cosa del genere, non so neanche dire come mi sarei comportata. Sinceramente. Non mi sento di dire delle cose senza sapere. Sì, in azienda si sapeva che c’erano dei problemi, se ne discuteva, e c’erano anche tensioni, non erano tutte rose e fiori, ma nessuno immaginava mai che fossero di questa portata. Adesso sono a terra, distrutta. E mi dispiace molto per i dipendenti, anzi per le persone, perché sono persone che lavorano grazie a Parmatour. Mi dispiace molto anche per loro, e non capisco perché di loro non frega niente a nessuno».
E i risparmatori?
«Ah, lo so, lo so. E’ terribile. Certo che sono addolorata. Ma cosa posso dire io? Non sapevo, non potevo immaginare una tragedia come questa».
Lei ha incontrato Bondi?
«No. Anche perché io non ho titolo a parlare con il dottor Bondi. Ci ha parlato Angelo Cardile, l’amministratore delegato».
Com’è andata?
«So che si sono incontrati anche oggi pomeriggio. Ma non ho idea di come sia andata».
Lei è pessimista?
«Io mi auguro ancora che Parmatour possa continuare a vivere. Che sia il progetto Sviluppo Italia, che sia una ristrutturazione fatta bene, non lo so, ma l’importante è che si riesca a salvaguardare i posti di lavoro e il valore dell’azienda».
E il tesoro, esiste o no questo tesoro?
«Ma quale tesoro! Ci dipingono come non siamo. Ma vi pare che se mio padre avesse avuto un tesoro non l’avrebbe usato per aiutare l’azienda e se stesso? Stanno inventando di tutto. Ci fanno star male».
Suo padre l’ha visto?
«No. So che è stato male. Ha avuto una ischemia cerebrale l’altra settimana, ma questo adesso è una cosa che non importa niente a nessuno».
E lei? Cosa si sente di dirgli?
«Io sono sua figlia. Mi sento di parlargli come tutte le figlie del mondo. L’unica cosa che mi auguro è di rivederlo».