“Intervista” Francario (Covip): «Liquidazioni nei fondi? Meglio non sia obbligatorio»

11/04/2003



        11 aprile 2003

        Francario, presidente Covip: l’autorità che vigila sulla gestione integrativa non diventi un’agenzia

        «Liquidazioni nei fondi? Meglio non sia obbligatorio»

            ROMA – «Un blitz fatto senza ascoltare nessuno, contro le direttive comunitarie e le indicazioni Ocse, col rischio concreto di ridurre i controlli e rendere possibili anche in Italia casi come la Enron». Lucio Francario, 50 anni, docente di diritto privato e da tre anni presidente della Covip (commissione di vigilanza dei fondi pensione) dice di non voler fare polemica. Ma di fronte al progetto di riforma delle Authority che sarà presentato oggi e vedrebbe la Covip trasformata in una semplice agenzia, lancia l’allarme.
            Cosa cambierebbe?
            «L’agenzia non può emettere sanzioni né normative secondarie. Per legge sarebbe alle dirette dipendenze di un ministero. E’ un grosso passo indietro. Una perdita di autonomia e di autorevolezza proprio quando Bruxelles e gli organismi internazionali come l’Ocse chiedono alle nazioni una supervisione dedicata per disegnare le regole di mercato dei fondi».

            In questi anni però non è che i fondi pensione in Italia siano decollati come all’estero…

            «Non è del tutto vero. In Italia ci sono oltre due milioni di persone che hanno aderito a fondi complementari per un amministrato di 30 miliardi di euro. Senza contare che la riforma delle pensioni prevede il trasferimento del Tfr in fondi privati. E’ un paradosso assurdo: proprio ora che ci sono le condizioni per far partire il secondo pilastro, si vuol ridurre il controllo. Ricordo poi che la delega prevede un rafforzamento della Covip».

            Cosa propone?

            «Che sul futuro della Covip si apra una discussione, una riflessione per una scelta più saggia di profilo istituzionale».

            Col «declassamento» ad agenzia cambieranno anche le vostre retribuzioni?

            «Sì. Oggi il trattamento economico di Covip è equiparato all’Authority delle telecomunicazioni. Con l’agenzia è prevista una riduzione progressiva degli stipendi agli amministrativi. Il risultato sarà la fuga dei nostri esperti».

            E la riforma previdenziale?

            «Nel complesso va nella giusta direzione. L’unico neo è l’obbligatorietà del trasferimento del Tfr. In questo caso, per evitare ricorsi di incostituzionalità, lo Stato deve garantire risultati positivi. Occorre trovare un meccanismo che incentivi i fondi lasciando la scelta ai contribuenti».
        R. Ba.


        Economia