“Intervista” Formigoni: certi ministri non mi sono piaciuti, io ho imparato a mordermi la lingua

28/03/2002






L’INTERVISTA / Il presidente della Lombardia: questo clima da scontro finale è la sconfitta della politica, da noi nessuno ha diritto di veto ma si lavora insieme

Formigoni: certi ministri non mi sono piaciuti, io ho imparato a mordermi la lingua


«Abbiamo firmato il Patto per lo sviluppo senza concertazione o consociativismo»

      MILANO – La ricetta per evitare di andare sopra le righe? «Mordersi la lingua». L’articolo 18? «Non era un problema prioritario, ma ora che le modifiche sono in campo, suggerirei al governo di spiegare chiaramente che servono per creare più occupazione». I rapporti con il sindacato? «Ci vuole un dialogo aperto, ma nessuno può avere il diritto di veto». Il presidente Roberto Formigoni guarda alle vicende romane dall’alto della «sua» Lombardia dove il «Patto per lo sviluppo» firmato con tutte le organizzazioni della società civile, sindacati compresi, ha portato se non la pace sociale qualcosa che le assomiglia molto; dove la disoccupazione è scesa ai minimi storici (3,7 per cento) e dove il prodotto interno lordo è superiore a quello di 6 Stati su 15 nell’Unione Europea.
      In Lombardia la collaborazione con i sindacati è codificata con il Patto per lo sviluppo. Che bisogno ce n’era visto che la sua maggioranza ha i voti per governare?
      «Io sono un sostenitore convinto della sussidiarietà. Mi interessa avere un rapporto solido con i corpi sociali e valorizzare al massimo la loro iniziativa. Ho firmato il Patto dichiarando la fine della concertazione e del consociativismo, cioè la fine del diritto di veto nei confronti di chicchessia. Il metodo che abbiamo scelto è quello del parternariato: dialogo aperto e tutte le carte sul tavolo. Si esaminano le priorità di ciascuno e si lavora insieme. Alla fine si può trovare un accordo totale, oppure parziale, oppure si può registrare un dissenso».

      Perché a livello nazionale questo non è avvenuto?

      «Io mi auguro che possa avvenire, che si arrivi a questo metodo».

      Vede troppi dilettanti della politica?

      «Più che di dilettanti parlerei di attori a vari livelli che non hanno preso bene le misure reciproche. Questo governo è stato eletto sulla base di un programma di forte cambiamento, programma che ha il diritto e il dovere di realizzare. Ma deve anche tenere conto di chi lo contrasta, deve avere un di più di capacità comunicativa. Ha ragione Berlusconi quando parla di grave carenza comunicativa di questo governo».

      Le contestate dichiarazioni dei ministri Martino e Bossi non sono state invece un eccesso di comunicazione?

      «Sì, ci sono state e non solo in queste ultimissime ore, dichiarazioni di ministri che non mi sono piaciute. Anch’io in questi anni ho imparato a mordermi la lingua. Chi governa ha un dovere in più rispetto a chi sta all’opposizione. E’ quello che chiamiamo il senso delle istituzioni. E’ quello che nella dottrina cristiana è la grazia di stato».

      Non crede che da parte di molti sia mancato proprio il senso delle istituzioni?

      «Ho molto apprezzato le dichiarazioni di Ciampi, di Pera e di Casini. E ho immaginato la sfuriata di Berlusconi nei confronti di alcuni. Perché, lo ripeto, ogni tanto bisognerebbe mordersi la lingua. In tutta questa vicenda c’è un eccesso di animosità, una sorta di valore sacrale attribuito al conflitto, un clima da scontro finale che è la sconfitta della politica».

      Lei aveva detto che la battaglia sull’articolo 18 non era prioritaria e che comunque per l’economia del Nord le modifiche non sono necessarie. Ma adesso?

      «Quello che è necessario è modernizzare il nostro mercato del lavoro. L’Europa ce lo chiede un giorno sì e l’altro pure. Il Libro bianco preparato da Marco Biagi è la base di partenza per realizzare la modernizzazione. La modifica dell’articolo 18, che pure nel Libro bianco non figura, è uno dei punti a cui approdare. Ora che le modifiche sono in campo, il mio invito al governo è di spiegare e rispiegare che queste modifiche sono parziali, limitate e sperimentali. Che servono per creare nuova occupazione, non per licenziare».

      A proposito di spiegazioni: nelle sue frequenti missioni all’estero, non trova sempre più difficile spiegare agli interlocutori stranieri ciò che avviene in Italia?

      «E’ un’esperienza che ho vissuto e di cui ho parlato anche con il presidente del Consiglio. La causa è anche l’azione distruttiva svolta da una certa intellighenzia cosiddetta progressista italiana che vergognosamente utilizza articoli e interviste su stampa e tv straniere per dire falsità».

      Ma quando il candidato cancelliere tedesco, Stoiber, si preoccupa per dichiarazioni come quelle del ministro Bossi il quale definisce forcolandia l’Europa, lei come lo tranquillizza?

      «Spiegandogli che la voce del governo è la voce di Berlusconi. E’ lui che gli elettori hanno legittimato con il voto. E comunque proprio Berlusconi mi ha parlato di una serie di iniziative forti e positive che sta preparando per presentare anche all’estero le posizioni dell’Italia».
Claudio Schirinzi


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