“Intervista” Follini: era essenziale cancellare le frasi dette dai due ministri

27/03/2002
La Stampa web





    intervista
    Amedeo La Mattina


(Del 27/3/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
IL PRESIDENTE DEL CCD CERCA DI SOPIRE LE POLEMICHE
Follini: era essenziale cancellare le frasi dette dai due ministri

ROMA

ONOREVOLE Follini, alla fine del chiarimento dentro la maggioranza hanno vinto i «falchi» mentre le «colombe» come lei hanno dovuto piegare la testa. E´ così?
«No, non abbiamo piegato la testa, non mi pare proprio. Magari voliamo un po´ basso ma la testa non la pieghiamo. C´è una correzione di rotta rispetto alle troppe parole dette in libertà e c´è da parte del governo anche l´impegno vero a riaprire il dialogo con il sindacato dopo lo sciopero generale».

Veramente definire la manifestazione della Cgil una sorta di scampagnata, come ha fatto Berlusconi, non sembra proprio una mano tesa…

«Quella manifestazione non era una scampagnata. Io rispetto chi scende in piazza, anche se ha idee diverse dalle mie».

E i «colpi di piazza e i colpi di pistola»?

«Rispetto a Cofferati io vivo in un altro pianeta, ma la piazza è una cosa, le pistole sono tutt´altra cosa. La polemica non deve mai uscire dai binari della civiltà, gli avversari vanno rispettati sempre e non presi a randellate».

Scusi, ma allora, dopo le parole di Berlusconi che a tratti irride i leader sindacali e l´opposizione, dove sta il chiarimento che ha soddisfatto An e i moderati del Ccd-Cdu?

«Sta nel fatto che alcuni nuvoloni non ci sono più, le frasi di Bossi e Martino sono state cancellate o rettificate e non ritornano sotto mentite spoglie. Io mi rendo conto che nella maggioranza ci sono atteggiamenti muscolari e una cultura celodurista. Ma ieri è stato chiarito che tra le parole di Cofferati e il ritorno del terrorismo non vi è alcun legame. Affermarlo sarebbe un´infamia morale ed una schiocchezza politica. Ecco, oggi questo "argomento" è del tutto superato».

Fino a quando?

«Certo, si può dubitare del fatto che questa posizione resista nel tempo, ma intanto questa ascia di guerra è stata riposta sotto terra».

Alcuni hanno interpretato le posizioni del governo come quelle di chi vuole fare a meno del sindacato e del confronto sociale. Il presidente del Consiglio ha detto che la discussione sull´art. 18 e la delega sul lavoro si farà in Parlamento. Dunque, non ci sarà più un tavolo di trattative a Palazzo Chigi?

«Senza dubbio i margini per recuperare il dialogo non ci sono fino allo sciopero generale…».

Berlusconi l´ha definito «sciopero parzialissimo»…

«Ognuno usa le parole che vuole, il mondo è bello perché è vario, ma un punto è stato chiarito nel vertice della maggioranza: il governo non punta allo scontro frontale. Spero che dopo lo sciopero generale si possa riaprire uno scenario diverso. Da parte della maggioranza si dovrà insistere sulla flessibilità, ma anche sugli ammortizzatori sociali e su quei temi contenuti nel Libro bianco come la formazione permanente dei lavoratori».

Onorevole, nelle sue dichiarazioni prevale il «volemose bene»: c´è un giorno per le critiche e un giorno per la realpolitik?

«Non rinuncio alle mie opinioni critiche ma voglio confidare che alcuni segnali, per ora molto flebili, si possano concretizzare. Il mio auspicio è che nelle prossime settimane il confronto sociale si rimetterà su un binario costruttivo. E´ un auspicio anche se non è una certezza».

Lei non pensa che il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, sia stato lasciato solo dal governo, senza una sponda, costringendolo a schiacciarsi su Cofferati?

«Cofferati sta giocando una partita politica. Questo è chiaro a tutti. Per quanto riguarda Pezzotta credo che sia stato trattato peggio dal congresso della Margherita dove è stato fischiato perché ha definito la manifestazione di Roma, voluta solo dalla Cgil, una brutta giornata per il sindacalismo italiano. E tutto questo mentre Rutelli faceva la spola tra le bandiere rosse della Cgil e il bianco-giallo della sua Margherita».