“Intervista” Folena: «Patto gravissimo, è ora di esssere chiari»

09/07/2002


9 luglio 2002



INTERVISTA

Folena: «Patto gravissimo, è ora di esssere chiari»

«Offensiva pericolosa» L’esponente dei Ds: «Si rischia una mutazione genetica del paese. Non basta dire che il patto è modesto. Sosteniamo le proposte della Cgil»


MICAELA BONGI


ROMA
«Siamo di fronte a un’emergenza democratica», e non ci può limitare a espressioni come «patto modesto», «deludente». Il diessino Pietro Folena, esponente del «correntone» invita tutta la Quercia, ma anche l’Ulivo, a assumere una posizione chiara e a sostenere la Cgil.

Il ministro Maroni ha estromesso la Cgil dalle prossime trattative, poi il governo ha aggiustato il tiro. Che ne pensi?

Credo che Maroni abbia espresso la vera anima di questo governo. Dopo l’intervista a Sergio Cofferati, il clamoroso diktat è stato parzialmente corretto. Ma l’obiettivo è mettere in discussione i prinicipi costituzionali. Maroni ha il pregio di dire apertamente quello che altri pensano o a cui mirano da quando è nato il governo: spaccare il sindacato e snaturare il pluralismo sociale.

L’Ulivo, e i Ds, hanno reagito al patto troppo timidamente?

A me non bastano aggettivi come «modesto» e «deludente», commenti come «è tutto fumo». Sono contento che il centrosinistra abbia criticato il patto, ma ora è il momento dei giudizi di merito. Il governo ha spostato gli equilibri costituzionali con lo svuotamento del parlamento, l’attacco all’indipendenza della magistratura, una riduzione molto netta del pluralismo informativo. L’obiettivo politico pressoché dichiarato è quello di minare il ruolo del sindacato. L’offensiva contro la Cgil è cominciata molto prima dello scontro sull’art. 18, per arrivare fino all’attacco fatto in parlamento 48 prima della firma del patto. E’ necessario un giudizio politico consapevole del fatto che siamo di fronte a un’emergenza democratica. Il patto che diventa cornice del Dpef? Una cosa mai viste. Il governo e la maggioranza portano avanti un’operazione netta alla quale purtroppo hanno aderito organizzazioni sindacali meno forti della Cgil. E’ vero che nel patto c’è fumo, ma, come si dice, non c’è fumo senza arrosto e in questo caso è un arrosto avvelenato. Non c’è quasi è nulla a controbilanciare le testate nucleari su scuola, fisco, previdenza e sanità. Il cuore politico del patto è l’idea che con la precarizzazione selvaggia e l’indebolimento del ruolo negoziale del sindacato si garantisce la crescita. Con la modifica dell’art. 18 tra tre anni per decine di migliaia di nuovi assunti non varrà lo Statuto dei lavoratori. Si cancellano diritti e non si prevede un nuovo diritto per i disoccupati, i precari, i lavoratori flessibili. Dobbiamo decidere come reagire a un’idea di società neocorporativa e a un esecutivo autoritario. Il rischio è una mutazione genetica del paese.

Come reagire, dunque?

Il centrosinistra deve fare propria fino in fondo la battaglia in difesa dei diritti universali. I diritti non si possono negoziare. Bisogna coordinare le proposte dell’opposizione per lanciare una grande offensiva a partire dalla raccolta di 5 milioni di firme per espandere e rafforzare i diritti. Non sono per usare parole come «traditori» nei confronti di Cisl e Uil. Ma stare al merito vuol dire che se si condivide la preoccupazione rispetto a uno svuotamento del sindacato, bisogna chiamare al voto nei luoghi di lavoro. Su questa base bisognerà valutare lo scenario che si apre. Il passo con cui si farà opposizione in parlamento è decisivo, e bisognerà usare tutti gli strumenti regolamentari. Per poi andare al referendum abrogativo. Nel frattempo sarebbe saggio chiedere a tutti quelli che hanno lanciato altre iniziative referendarie di subordinarle al referendum principale.

Ma, visti i commenti dell’opposizione che hai citato, nell’Ulivo c’è una sottovalutazione della portata dell’accordo?

Non è un patto «deludente», ma gravissimo. Il 5 luglio potrà essere considerata una data storica che segna una rottura di lungo periodo.

Quindi ha torto Massimo D’Alema, quando sostiene che non è un dramma?

Non voglio personalizzare. Capisco la preoccupazione, che è anche la mia, che l’intero centrosinistra assuma in parlamento una posizione unitaria, anche se ci saranno giudizi più sfumati. Devo dire che il governo in questo senso ci ha dato una mano, allegando il patto al Dpef aiuta la coesione. Ma soprattutto dai Ds mi auguro che sia espresso un giudizio chiaro e ampiamente condiviso. Aprile, il «correntone», non intende portare avanti una battaglia di bandiera; l’errore più grande sarebbe quello di isolare il consenso attorno a Cofferati, che nella società è enorme. Ma i Ds e il centrosinistra devono dire una parola chiara.

Domani la delegazione diessina incontrerà Cofferati, cosa ti aspetti da questi appuntamenti?

Una piattaforma, e un giudizio politico su questo governo e sull’operazione contro la Cgil. E un forte collegamento sull’iniziativa sociale e parlamentare.

La Quercia deve ancora confrontarsi al suo interno: il direttivo si riunirà il 16.

Quello di domani sarà un primo incontro. Ma credo che nel direttivo i Ds possano e debbano offrire una piattaforma politica. Noi della minoranza non siamo i portavoce di Cofferati. La verità è il contrario: il tentativo di minare l’autonomia non viene da una parte dei Ds o da Cofferati, ma dal governo che tenta di impedire che il sindacato possa esprimersi in modo libero. Auspico una piattaforma che parli al cuore dei nostri iscritti.

A Montecitorio, D’Alema ha proposto una commissione sul terrorismo. Prove di dialogo con la Casa delle libertà?

Non so se si può dare questo giudizio, ma spazi di dialogo non ci sono. Altro conto è pensare a un’inchiesta parlamentare sui misteri di questi mesi. Se si trattasse di un improprio strumento di dialogo, non si potrebbe essere d’accordo.