“Intervista” Ferrero: trattiamo sulle pensioni ma con un piano-casa

29/03/2007
    giovedì 29 marzo 2007

    Pagina 30 – Economia

    IL MINISTRO DI RIFONDAZIONE

      Il rilancio di Ferrero:
      trattiamo sulle pensioni
      ma con un piano-casa

      Enrico Marro

        ROMA — La trattativa fra governo e parti sociali su welfare e competitività è partita ieri e molti si interrogano sull’atteggiamento di Rifondazione comunista. Paolo Ferrero, l’unico ministro (Solidarietà sociale) di quel partito nel governo Prodi, usa toni concilianti: «Lavoriamo per l’accordo, credo che si possa raggiungere perché le posizioni dei sindacati mi paiono molto responsabili e credo che se si arriverà all’accordo, in esso potrà riconoscersi tutta la coalizione». Certo, il punto più delicato resta quello delle pensioni. Rifondazione e Ferrero sono contrari sia all’aumento dell’età minima di pensionamento sia al taglio dei coefficienti (tranne che per le pensioni ricche) proposto dal presidente del Consiglio, Romano Prodi. Ma all’inizio della trattativa, spiega il ministro, ognuno espone le sue posizioni. Poi, appunto, si negozia e possibilmente si trova un’intesa. Dove, sottolinea Ferrero, dovrà esserci spazio anche per un «piano per la casa, per rendere subito disponibili migliaia di appartamenti pubblici in affitto». Serviranno risorse, «stiamo facendo i calcoli», ma a scucirle dovrà essere sempre il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Lo stesso che deve rendere disponibili i finanziamenti per rinnovare i contratti pubblici.

        I sindacati annunciano lo sciopero degli statali per il 16 aprile. Lei sta con loro?

        «Confido che il governo riuscirà ad evitare lo sciopero. Ha fatto bene il sottosegretario alla presidenza, Enrico Letta, a dire che si lavora per il rinnovo dei contratti».

        Il rinnovo dovrebbe essere anche l’occasione per migliorare la gestione del personale e intervenire contro le tante sacche d’inefficienza della pubblica amministrazione.

        «I sindacati non si sono sottratti a questa discussione. Ma il miglioramento del servizio non ha la faccia propagandistica del "licenziare i fannulloni", ma quella più articolata della riorganizzazione del lavoro».

        Riorganizzare significa anche spostare il personale e agire contro chi non lavora.

        «Il pubblico impiego è stato contrattualizzato e ciò significa che non è impossibile fare in modo che tutti lavorino. Si tratta di avere la volontà politica di farlo».

        Che significa abìvere la volontà politica?

          «Che se uno non si presenta al lavoro non è che c’è una legge che lo tutela fino alla pensione. Si può intervenire, tanto è vero che certi uffici funzionano benissimo e altri no».

          Da che dipende?

          «Ci sarà anche una responsabilità della dirigenza, o no? Il problema si risolve partendo dai fannulloni o dai dirigenti? Secondo me, dai dirigenti».

          È un fatto che nel pubblico c’è più lassismo che nel privato. Il leader dei Ds, Piero Fassino, ha raccontato: «Un sindacalista della Cgil mi ha detto che nella sua fabbrica sarebbero tutti d’accordo con quello che scrive Ichino» sui fannulloni.

          «Certo, il problema lo capisco, non è che non lo vedo. Ma il punto è: come lo si affronta? La Fiat era un’azienda che alcuni anni fa davamo per decotta e adesso va a gonfie vele, mica perché ha licenziato, ma per le capacità della dirigenza di innovare. Questo è il problema del pubblico impiego. E comunque quello che dice Fassino viene anche dal fatto che nel privato ci sono anche lavoratori supersfruttati. La soluzione non è portare il pubblico impiego in questa condizione».

          Il probema dei contratti dovrebbe essere risolto, ma poi si arriverà alle pensioni. Prodi ha parlato chiaro. Si riconosce nella posizione del presidente del Consiglio?

            «Premesso che parliamo di migliorare la situazione rispetto allo scalone che innalza l’età minima a 60 anni, è noto che Rifondazione è per mantenere l’età a 57 anni, aggiungendo incentivi per i lavoratori che scelgano di ritirarsi più tardi. Siamo contrari all’aumento obbligatorio dell’età e al taglio dei coefficienti, escluse quelle alte».

            Quanto alte?

            «Vediamo. Qui credo che si dovrebbe introdurre quel contributo di solidarietà che non si è riusciti a far passare con la Finanziaria, magari anche più forte del 3%».

            Se alla fine il governo deciderà ugualmente l’aumento dell’età e il taglio dei coefficienti di calcolo?

            «Non corriamo. Prima c’è la trattativa con i sindacati, per arrivare a un accordo».

            Nell’intesa in 12 punti che impegna la coalizione a sostenere Prodi c’è scritto che in caso di dissenso decide il presidente del Consiglio. Resterete fedeli a questo impegno?

            «Sì, ma penso che il governo l’accordo col sindacato debba farlo perché è costitutivo della sua esistenza».

            Messa così è come dire che sono Epifani, Bonanni e Angeletti a decidere se Prodi può governare?

            «È vero, allora dico più correttamente che il confronto con i sindacati è un punto determinante del profilo dell’Unione. Troviamo l’accordo e potremo dare quel segno sociale alla politica del governo che è mancato nella Finanziaria. Pensi all’emergenza casa. Tra poco aprirò il tavolo: dobbiamo rendere presto disponibile un’offerta pubblica di alloggi in affitto. Stiamo facendo i calcoli, ma ci sono per esempio almeno 20 mila appartamenti pubblici non affittati perché non ci sono più state le risorse per fare la manutenzione».