“Intervista” Ferrero: modifiche su precari e usuranti

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 4 – Economi

    L’Intervista/1

      Il ministro della Solidarietà: il mio sì dipende da questo

        Ferrero: modifiche su precari e usuranti

          LUISA GRION

          ROMA – Vincerà il sì, è fuori dubbio, ma dal referendum sul pacchetto Damiano emerge un dato politico di cui sindacato e governo dovranno tenere conto: «c´è un malessere nel paese che chiede risposta». Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale dà al voto sul Protocollo un significato «politico» che va al di là dello specifico assenso o dissenso sul Welfare e invita tutti a non assumere atteggiamenti da «marcia trionfale».

          Ministro, nonostante il rifiuto delle grandi fabbriche, se i dati saranno confermati, si va verso una maggioranza molto netta del sì. Non basta?

            «La vittoria del sì nulla toglie al fatto che le norme possano essere migliorate. Ora, nella traduzione del Protocollo in legge ci sarà la possibilità di farlo cercando un punto d´incontro fra il programma dell´Unione e il pacchetto Damiano. Penso alla lotta al precariato, per esempio: nel Protocollo non vedo che timidissimi accenni a quanto fissato nel programma».

            Ma alla fine conta di più il referendum o il programma?

              «Non ho mai legato le modifiche chieste – su precariato, pensioni, lavoro usurante o detassazione degli aumenti – all´esito delle consultazioni. La vittoria del sì impedisce il peggioramento delle norme, non il loro miglioramento».

              Di fronte al giudizio espresso dalla maggioranza dei lavoratori non sarà più difficile battersi per cambiare quell´impianto? Prodi ha detto che l´unanimità, nel Consiglio dei ministri, non è necessaria. Lei come voterà domani?

                «Andrò al Consiglio sperando di poter votare sì. Voterò sicuramente sì se la riunione modificherà alcuni punti o s´impegnerà a farlo, ma in presenza di una totale chiusura il mio sarà un deciso «no». La mia risposta sarà graduata all´indicazione che il Consiglio dei ministri assumerà rispetto al programma da tutti stabilito. Prendo atto che il sindacato ha firmato l´accordo e che la base lo ha ratificato, ma sono sicuro che i lavoratori non avranno nulla da ridire se le norme saranno migliorate».

                Una parte della sinistra radicale ha denunciato brogli contestando la correttezza del voto. Indebolire il sindacato, per la sinistra, non corrisponde a darsi la zappa sui piedi?

                  «Penso che quello delle procedure di voto sia un terreno di competenza sindacale che non riguarda ministri e partiti. Ma rivendico invece piena competenza di ministri e partiti sulla politica del lavoro: sia chiaro la materia non è monopolio sindacale e chi pensa che noi non ce ne dobbiamo occupare, sbaglia».

                  Angius dice che ora la manifestazione del 20 ottobre non ha senso perché sarebbe contro i lavoratori. Che ne pensa?

                    «Lui dovrebbe decidere cosa fa bene e cosa fa male ai lavoratori? Finché esiste democrazia le opinioni debbono essere manifestate. La sua è una frase senza senso, un retaggio di stalinismo che speravo non esistesse più nella sinistra italiana».