“Intervista” Ferrante: «I soldi in azienda rendono meno»

02/07/2007
    sabato 30 giugno 2007

    Pagina 23 – Economia & Finanza

    5 domande
    aGianni Ferrante
    presidente Fondapi

      «I soldi in azienda
      rendono meno»

        GIORGIA FATTINNANZI

        ROMA

        Gianni Ferrante, presidente di Fondapi, il Fondo di previdenza complementare delle piccole e medie imprese, perché un lavoratore dovrebbe dare il suo Tfr ai fondi pensione?

          «Per i lavoratori più giovani è ormai necessario integrare il loro assegno pensionistico, che si è ridotto con il passaggio al sistema contributivo. Per i lavoratori più anziani, che avranno comunque la copertura del vecchio sistema pensionistico, è una scelta utile e conveniente. Poi ci sono anche altri elementi, a partire dal contributo obbligatorio per i datori di lavoro quando un lavoratore si iscrive e i vantaggi fiscali. Tenere le risorse in un fondo pensione è più vantaggioso che tenerle in azienda perché la tassazione è inferiore. Quindi, quando vado a ritirare una somma che ho lasciato in un fondo pensione, è maggiore che se l’avessi lasciata in azienda, sia nel caso del riscatto finale sia nel caso che abbia bisogno di una anticipazione».

          E i rendimenti?

            «Il fondo pensione offre rendimenti migliori. Non ci si arricchisce, ma sono positivi e convenienti perché, anche se fruttano solo il 4 o 5%, agiscono su un arco di tempo lungo. L’effetto finale è sicuramente vistoso. Se confrontiamo quanto rendono i soldi di un lavoratore che lascia i soldi in azienda con uno che li mette nel fondo, nell’arco di 30 anni si vede una differenza consistente. Contributo del datore di lavoro, fisco e rendimento sono i buoni motivi per aderire».

            Ma non ci sono rischi, quando si investe in Borsa?

              «I fondi si sono organizzati per offrire sia investimenti con garanzia per chi non vuole correre rischi, sia con azioni di una certa consistenza per le persone che non vogliono solo conservare quei soldi ma vogliono aumentarne il valore».

              Sì, ma la Borsa può subire dei crolli anche imponenti nelle quotazioni…

                «Bisogna osservare gli andamenti nel lungo periodo. I fondi pensione sono vincolati a una serie di controlli e adottano strumenti che non hanno nulla a che vedere con investimenti a 1-2 anni che investono almeno l’80% del capitale. I fondi investono al massimo il 50%. E comunque, con lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, le torri gemelle del 2001, negli investimenti tradizionali si è perso tra il 30 e il 50%, mentre i fondi pensione hanno perso il 2% al massimo e recuperato entro due anni».

                Fino a inizio maggio le adesioni erano basse. Quanto ha giocato la paura per i propri risparmi?

                  «Le adesioni sono aumentate nell’ultimo mese e mezzo. Cometa potrebbe raccogliere 100 mila nuovi iscritti, il 30% in più, e Fondapi 10 mila, aumentando del 40%. Poi ci sarà l’ondata del silenzio/assenso. Più che di paura, parlerei di un’oggettiva difficoltà di fronte a uno strumento nuovo».