“Intervista” Federfarma: «Così si abolisce la professione»

20/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

    pagina 13

    Federfarma
    «Così si abolisce
    la professione»

      intervista
      Marco Accossato

      CONTRO la vendita dei medicinali nei supermercati la Federazione degli Ordini dei farmacisti si rivolgerà alle procure e ai Nas. «Un esercizio abusivo della professione», dicono. Anche Federfarma contesta l’iniziativa e sostiene la denuncia dell’Ordine.

      Il dottor Franco Caprino è il segretario nazionale di Federfarma.

        Il Codacons canta vittoria. Un successone, dice, la vendita di medicinali a Panorama.

          «Consiglio di fare la stessa cosa negli altri Paesi dell’Unione Europea, visto che in Europa solo quattro nazioni consentono la vendita dei farmaci al supermercato: l’Inghilterra, l’Irlanda, la Danimarca e l’Olanda. Ci sarà un motivo per cui in Francia e negli altri Stati le medicine si comprano solo in farmacia».

            Lei vede il bicchiere mezzo pieno. Punti di vista…

              «In Danimarca e in Olanda è una scelta comprensibile: là c’è una farmacia ogni 12 mila e 16 mila abitanti. In Italia ce n’è una ogni tremila, e il 70 per cento dei cittadini dice di rivolgersi sempre alla stessa».

                E questo che cosa significa?

                  «Che il farmacista conosce i propri clienti, sa quali medicine prendono, è attento alle possibili interazioni con altre sostanze. E’ un medico di fiducia. In nessun supermercato può esserci un rapporto simile. Se invece si crede il contario allora cancelliamo la facoltà di Farmacia».

                    Al supermercato, ieri, sono stati venduti prodotti con una riduzione del prezzo anche del 40 per cento. Che cosa risponde a questa polemica?

                      «Sbaglia chi pensa che difendiamo una lobby. Nel ‘95 siamo stati i primi a denunciare il fatto che la legge lasciava libere le case farmaceutiche di fissare il prezzo dei medicinali. Abbiamo sollevato un problema che ora ci si ritorce contro. Vuole un esempio? Il Gentalin Beta costa 14 euro in Italia e 2,80 in Portogallo. Escludo che in Portogallo la casa farmaceutica voglia fare beneficienza. Un altro esempio? Il Tavor, che è il secondo o terzo farmaco più venduto in Italia, costa il doppio rispetto alla Francia. E il generico si paga il 46 per cento in meno del prodotto “di marca”. Non siamo noi che fissiamo i prezzi. E il problema non è certo il ricarico del farmacista».