“Intervista” Fausto Durante: «La Fiom vuole separarsi»

25/10/2007
    giovedì 25 ottobre 2007

      Pagina 3 – la pagina 3

      «La Fiom vuole separarsi»
      Le accuse di Fausto Durante

      Il capo della minoranza dei meccanici Cgil lancia accuse gravi e chiede che l’organizzazione venga rimessa in riga da Epifani

        Loris Campetti

          «La risposta di Rinaldini al direttivo Cgil configura un’ipotesi di separazione dalla Cgil». «E’ assolutamente necessario discutere le scelte della Fiom a tutti i livelli confederali». «La posizione della Fiom dimostra una distanza tra l’analisi della maggioranza e il mondo reale». Mica poco. A lanciare queste accuse non è un ultrà della destra Cgil ma un segretario nazionale della Fiom, Fausto Durante.

          Semplifico, Durante: proponi di far fuori il gruppo dirigente Fiom e ti candidi a fare il segretario dei metalmeccanici riformati.

          Se è un auspicio ti ringrazio. Rivendico le dichiarazioni che tu mi contesti parola per parola, non sono un’autocandidatura ma la risposta alla scelta di Rinaldini di non discutere e confrontare con la Cgil la linea dell’organizzazione. Innanzitutto, non è vero che la Cgil vuole mettere sotto processo la Fiom.

          Ma se tutti i giornali hanno interpretato così il dibattito al comitato centrale e il documento finale…

          I giornali semplificano a seconda delle loro esigenze. Io c’ero, ho ascoltato e confermo che Epifani non vuole alcun processo. Resta il fatto che se in famiglia c’è un litigio, o ci si mette d’accordo o si va dal giudice per il divorzio. Il comitato centrale della Fiom, invece di fare un passo nella direzione della Cgil ha bocciato l’accordo e l’accordo è stato approvato dall’81% dei lavoratori e pensionati. Perciò parlo di distanza con il mondo reale.

          Non ti sarà sfuggito che, sia pure di 2,5 punti, tra i meccanici ha vinto il no, dunque c’è consonanza tra Fiom e lavoratori.

          Ma quando mai la Fiom ha parlato solo ai metalmeccanici e non all’insieme dei lavoratori? Così ci si ranicchia su se stessi, smentendo la propria storia. Dopo aver dichiarato che il protocollo è la quint’essenza di tutti i mali si è ritrovata con l’81% dei sì. Dunque, l’accordo non era un disastro. E vogliamo parlare del fatto che si è ritrovata a braccetto con il Fismc contro l’accordo?

          Eviterei l’utilizzo di queste categorie. Parliamo invece del fatto che, nonostante la sua posizione contraria, la Fiom è andata nelle assemblee a difendere il protocollo.

          Ci mancherebbe altro. Le regole sono regole: se le confederazioni indicono un referendum è ovvio che poi chiedano ai lavoratori di sostenerlo. Non si può andare contro le scelte confederali.

          Tu ti sei battuto per il sì, hai costituito i comitati Fiom per il sì. Più che legittimo. Ma i conti non tornano: il tuo diritto di critica rispetto alla tua organizzazione è legittimo e quello della categoria verso la Cgil no? Strana idea della democrazia, persino del centralismo democratico.

          Che c’entra, io sostenevo le posizioni della confederazione. Ora chiedo una discussione sulle scelte della Fiom e anche delle aree programmatiche che hanno messo in discussione il modo come si sta insieme.

          Insieme, in una confederazione, si può state insieme solo se si dice tutti sì?

          Ci sono delle regole e vanno rispettate. La prima è la centralità della confederalità. Per questo vorrei un confronto aperto sulle posizioni della maggioranza Fiom con tutte le categorie della Cgil.

          Non sarebbe più utile discutere di contenuti, precarietà, consultanzione, e magari di regole e democrazia?

          Non escludo che si parli di queste cose, ciò non toglie una verifica sulla linea e i comportamenti.

          Che giudizio dai sulla manifestazione di sabato contro la precarietà?

          Un corteo identitario che non ha unito la sinistra, anzi ha approfondito le divisioni. L’adesione «individuale» dei dirigenti e di tante strutture della Fiom ne ha messo in gioco l’autonomia. Avrei preferito un’adesione esplicita. Siamo al paradosso che un membro della segreteria è andato a discutere con Prodi come comitato promotore. A essere sincero, penso che le manifestazioni del 4 novembre 2006 e quella del 20 ottobre non abbiano fatto fare un passo avanti ai precari. Il protocollo, invece, sì.