“Intervista” Fassino: «Ti sbagli, l’opposizione c’è»

24/10/2002



 
   POLITICA

(24 ottobre 2002)


Durissima replica all’attacco dell’ex segretario della Cgil
"Sono amareggiato, quanto inutile astio nella sua "intervista"

Cofferati, l’ira di Fassino
"Sbagli, l’opposizione c’è"

di GIANLUCA LUZI

ROMA - "Visto che Cofferati ha parlato con grande franchezza, anch’io userò il suo metodo e parlerò con altrettanta franchezza". Sulla scrivania di Piero Fassino la Repubblica è aperta sull’intervista shock. Sopra sono allineati quattro o cinque fogli bianchi fitti di appunti e rilievi. Dietro i modi sobri e misurati del segretario Ds affiora la collera. "Sono sconcertato da quest’intervista e anche personalmente amareggiato, perchè l’ho trovata inutilmente astiosa, infondata nei giudizi e nelle valutazioni e priva di una proposta politica".

Piena di accuse, infatti. Vogliamo parlarne?

"Sgomberando però il campo da una cosa che a questo punto non è più accettabile: non regge più la demagogia del dipendente della Pirelli, estraneo alla politica, che dall’alto della montagna giudica quelli che sgobbano in pianura. Cofferati ha naturalmente il diritto di pensare e dire tutto quello che vuole, però tutti si devono assumere le proprie responsabilità. Io lo faccio. Credo che anche Cofferati abbia il dovere di non sottrarsi alle responsabilità. Torni in campo, venga a darci il suo contributo, faccia la sua parte come la facciamo tutti noi. Si sporchi le mani come ce le sporchiamo tutti".


E cosa dovrebbe venire a fare?
"A Cofferati abbiamo avanzato delle proposte molto precise. D’Alema, d’accordo con me, gli ha proposto di assumere la presidenza del partito in uno sforzo di ricomposizione unitaria. E lui ha detto di no. Gli abbiamo proposto di fare il senatore dell’Ulivo a Pisa e lui ha detto ancora di no. Credo di non rivelare niente di segreto se dico di aver proposto a Cofferati di entrare a far parte del direttivo dei Ds e del gruppo di testa dell’Ulivo. Mi ha detto di no. Io non mi rassegno, e dico che in un Ulivo che si rilancia c’è bisogno di tutte le migliori energie e Cofferati lo è. Venga, ci dica quello che vuole fare e discutiamo insieme qual è il modo migliore per concorrere a un Ulivo più forte".

Entriamo nel merito. Cofferati dice che l’opposizione non c’è e non c’è stata.

"Ho trovato sconcertante e privo di fondamento questo giudizio. Io sto ai dati di fatto: stiamo conducendo da due mesi una battaglia durissima sulla legge Cirami e prima l’abbiamo condotta sulle rogatorie. Se la legge sulle rogatorie non ha prodotto gli effetti devastanti che si potevano temere è perché in Parlamento noi siamo riusciti a far passare un emendamento che consente ai magistrati di non essere ostacolati nelle indagini da quella legge. Da mesi conduciamo una battaglia contro la politica economica di Tremonti e trovo francamente incredibile che l’ex segretario generale della Cgil scambi questa battaglia come un attacco personale al ministro dell’Economia. Stiamo combattendo per un’informazione libera. Si sono dimessi in questi mesi Ruggiero, ministro degli Esteri; Scajola, ministro degli Interni; Taormina, sottosegretario agli Interni, per le contraddizioni che sono esplose grazie all’iniziativa dell’opposizione".

Vi si rimprovera un distacco dalla gente.
"Io non sono un mandarino che sta sempre dietro la scrivania. Da quando sono stato eletto segretario undici mesi fa ho fatto quattrocento manifestazioni in Italia, più di una al giorno. E come me anche gli altri dirigenti dei Ds e dell’Ulivo. Se questa opposizione non ci fosse, non ci sarebbe stato il risultato elettorale del 26 maggio che ha beneficiato certamente della mobilitazione sindacale, certamente anche dell’azione dei girotondi, ma anche di un’opposizione politica che superato lo shock della sconfitta si è rimessa in movimento, ha ricostruito le sue fila, ha riorganizzato la battaglia ed è stata percepita come credibile dagli elettori. Vorrei ricordare che abbiamo vinto non solo dove eravamo forti, ma anche nei santuari della destra, spostando elettori dal centrodestra".

Almeno sull’Afghanistan e l’Iraq dovreste trovare un terreno comune e invece anche sulla politica estera il dibattito tra voi diventa lite.

"Trovo sconcertanti le dichiarazioni di Cofferati anche su questi temi. Sostenere che non c’è alcuna differenza tra l’Afghanistan di oggi e quello dei Talebani… beh, consiglierei a Cofferati un po’ di prudenza o quanto meno di chiederlo alle donne che non hanno più la schiavitù del burqua o alle ragazze che sono potute tornare a scuola. Dire poi che l’Onu è inutile è il miglior modo per aprire un’autostrada alla dottrina della guerra preventiva e dell’intervento unilaterale di Bush. L’unico modo per evitare la guerra è puntare sull’Onu e sostenerla con determinazione per obbligare Saddam Hussein ad accettare quello che non ha mai accettato. E questa è la posizione di tutti i socialisti europei, Schroeder compreso".

Tutto questo, però, lascia il tempo che trova. Cofferati o no, l’Ulivo non riesce proprio a mettere radici.

"Vediamo qual è il problema che sta di fronte all’Ulivo. C’è un centrodestra in evidente affanno. A fronte c’è un centrosinistra che – a differenza di quello che pensa Cofferati – ha sì ricostruito una sua capacità di iniziativa e di opposizione, ma che rischia di non essere ancora percepito come un’alternativa pronta. Se non colmiamo questo divario è l’Italia che rischia un declino, come ci ha detto Fazio. Il problema è come costruire una proposta credibile di governo che venga percepita come una possibile alternativa a Berlusconi. Il quale potrebbe anche tentare di anticipare le elezioni politiche magari al 2004. Bisogna che esista l’Ulivo perché noi siamo in un sistema politico bipolare e quando si va a votare gli elettori devono scegliere tra centrosinistra e centrodestra. L’Ulivo è la condizione per essere in grado di concorrere per il governo del paese. Dopodichè so benissimo che costruirlo è molto difficile, perché è una coalizione di sei partiti, ciascuno con storie, culture, percorsi diversi. Quindi occorre fare un difficile lavoro di ricomposizione prima di tutto attorno a un programma".

Invece voi partite dalle regole.

"Evidente che decisiva è la proposta, il programma. Ma chi lo fa il programma se non c’è un gruppo dirigente dell’Ulivo che lo definisca e lo assuma? Cofferati ha passato l’estate a rilasciare interviste e a intervenire ai dibattiti dicendo che ci vuole l’Ulivo largo. Per usare la sua formula, da Di Pietro ai Comunisti italiani. Io sono d’accordo, voglio un Ulivo largo. Ma per tenerlo insieme, questo Ulivo largo, bisogna che ci sia chi lo governa, chi lo dirige, con delle regole che gli consentano di vivere con un grado di coesione sufficiente".

Molti nel centrosinistra temono che voi vogliate il partito unico.

"Sgomberiamo il campo dagli equivoci: nessuno vuole il partito unico dell’Ulivo, perché ogni partito è geloso della propria autonomia e della propria identità. Così come nessuno vuole un Ulivo piccolo, stretto, fatto soltanto di alcune forze politiche. Io mi batto per un Ulivo largo, che è una coalizione di diversi che devono essere tenuti insieme sulla base di un comune obiettivo e di un comune programma. Stiamo lavorando per questo. E io dico a Cofferati: si misuri anche lui e venga al tavolo nel quale siedono Mastella, Boselli, Rutelli, Fassino, Pecoraro Scanio, Diliberto e Di Pietro. Pensa Cofferati che le sue posizioni sull’Onu siano condivise? Pensa che il suo modo di affrontare i problemi dell’unità sindacale facciano unità dell’Ulivo?".

Intanto vi state impantanando sul principio di maggioranza, che anche Cofferati non vuole.

"Vorrei evitare che facessimo delle caricature come è stato fatto in questi giorni. E’ evidente che una coalizione deve avere come regola fondamentale la ricerca del consenso più ampio e tendenzialmente unanime. Perché più il consenso è di tutti, più la posizione che si assume sarà sostenuta con convinzione. Nessuno pensa di adottare il principio di maggioranza come regola prioritaria, la regola prioritaria è la ricerca del consenso. Può accadere però che quel consenso non si trovi e allora ci sono due rischi da evitare: o la paralisi o la diaspora. La democrazia ha inventato il metodo della maggioranza che è uno dei principi costitutivi dell’ordinamento democratico. Peraltro Cofferati e la Fiom non pretendono il referendum nelle fabbriche per decidere sulla bontà degli accordi e delle piattaforme contrattuali? E il referendum cos’è se non la decisione sulla base del principio di maggioranza? La verità è che nelle parole di Cofferati c’è un antico vizio della sinistra: o l’unanimità o la diaspora e la divisione. Io non ci sto. Lavoro per un Ulivo grande, unito da regole chiare e trasparenti, credibile agli occhi degli italiani".









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