“Intervista” Fassino: «Sergio, la Quercia è con te ma non siamo ascari del sindacato»

26/06/2002


MERCOLEDÌ, 26 GIUGNO 2002
 
Pagina 9 – Interni
 
Il leader Ds: sosteniamo la battaglia sull´articolo 18, ma all´alleanza serve una posizione comune
 
Fassino:"Sergio, la Quercia è con te ma non siamo ascari del sindacato"
 
 
 
Identificazione
Non è utile che i Ds "fiancheggino" la Cgil:
il sindacato ha forza sufficientre
Articolo 18
La difficoltà sta nel non cedere sul principio e insieme non peggiorare le rotture
Maroni
Quello del ministro è un espediente miserabile, non vale la pena considerarlo
La minoranza
La vera differenza tra la maggioranza del partito e loro è che noi vogliamo favorire il superamento della frattura nel mondo sindacale
La direzione
E´ stato votato un mio documento che dice no alle modifiche dell´articolo 18 e sì al sostegno alle iniziative per contrastare le proposte del governo
 
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – «Il dovere dei Ds non è quello di fare l´ascaro fiancheggiatore della Cgil. Francamente sarebbe poco utile e il sindacato non ne ha bisogno, è sufficientemente forte. Non serve l´identificazione tra Ds e Cgil per sconfiggere Berlusconi». Il giorno dopo la spaccatura su un documento di sostegno a Cofferati presentato dal «correntone», Piero Fassino spiega la sua posizione. Conferma il «no» alle modifiche delle norme sui licenziamenti, la «solidarietà piena» verso la Cgil. Ma insiste sull´autonomia del partito, sull´importanza di tenere insieme il fronte politico del centrosinistra e non considera persa l´unità sindacale.
Cosa è successo nella direzione di lunedì?
«Non corrisponde al vero l´immagine di una parte dei Ds a favore della Cgil e un´altra contro. Abbiamo bocciato l´ordine del giorno della minoranza, ma abbiamo votato a maggioranza un testo del segretario molto esplicito dove si dice: no alle modifiche dell´articolo 18, sì alle iniziative che il movimento sindacale assumerà per contrastare le proposte del governo e difendere i diritti. Allo stesso tempo la mia relazione impegna il partito a concretizzare una posizione unitaria del centrosinistra. Obbiettivo a lungo perseguito in queste settimane e alla fine acquisito, come dimostrano le ultime dichiarazioni di Rutelli».
Il documento della minoranza quindi era inutile?
«Sono portato a pensare bene anziché male e voglio credere che quell´ordine del giorno sia stato solo un errore. Chi lo ha presentato non ha valutato l´inopportunità di un testo che poteva essere strumentalizzato contro i Ds e contro la Cgil, com´è puntualmente avvenuto. La Quercia vuole favorire il superamento dell´attuale frattura all´interno del mondo sindacale. Questo è il punto di differenza con la minoranza. Non riguarda la Cgil, il nostro no sull´articolo 18 è grande quanto il loro. E non soltanto perché lo dice Cofferati, ma perché siamo convinti che il progetto del governo contenga tanti motivi di scandalo, a partire dalla norma sui licenziamenti».
Con la Cgil isolata non si poteva votare quell´ordine del giorno senza drammi?
«I Ds devono farsi carico di due problemi. Primo, evitare che si riproponga nell´Ulivo la spaccatura che c´è tra i sindacati. Questo sì che sarebbe un bel vantaggio per Berlusconi con un´opposizione più divisa e più debole. Secondo, lavorare per non considerare irreversibile e irrecuperabile la divaricazione sindacale e favorire una possibile ricomposizione. Dobbiamo circoscrivere la ferita, altrimenti rischiamo un´estensione a macchia d´olio».
Sacrificando l´articolo 18 in nome dell´unità del centrosinistra?
«Ma io non ho sacrificato l´articolo 18 in nome dell´unità. Mi batto ogni giorno per non modificare quell´articolo. Però non accetto neanche che si possa sacrificare l´unità sindacale come se fosse qualcosa di cui sbarazzarsi così, alla leggera. La difficoltà sta proprio nel non cedere sui diritti e contemporaneamente non riprodurre o peggiorare la lacerazione. La deflagrazione di un sindacato diviso è un danno per i lavoratori, per il sindacato, per le forze riformiste. Penso che la linea seguita fin qui sia la più utile per la Cgil. Ormai il giudizio di tutta l´alleanza è esplicitamente critico nei confronti delle proposte del governo. Ed è assai più utile un Ulivo unito su una posizione chiara che non la corsa di ogni partito del centrosinistra a fiancheggiare questo o quel sindacato».
I Ds stanno sul palco quando Cofferati porta tre milioni in piazza e poi gli votano contro. Una contraddizione?
«Tra i tre milioni che sono andati a Roma c´erano centinaia di migliaia di iscritti ai Ds. Alla riuscita di quella manifestazione e dello sciopero del 16 aprile la Quercia ha dato un contributo essenziale. La gente di Cofferati è anche la mia gente. Anzi, la mia preoccupazione è per il compagno Pautasso, operaio della Fiat Mirafiori, che ha in tasca la tessera dei Ds e quella della Cgil. Sia io che Cofferati abbiamo il dovere di non metterlo nella condizione di chiedersi da che parte stare. Senza dimenticare che ormai non sono pochi gli iscritti alla Cisl e alla Uil che stanno nella Quercia. Ecco perché dobbiamo lavorare per una grande unità, nel sindacato e nel centrosinistra».
Cofferati rilancia: raccolta di firme per proposte di legge popolari, l´ipotesi del referendum. Come si schierano i Ds?
«La battaglia in difesa dei diritti è per noi un impegno irrevocabile. Le iniziative della Cgil sono del tutto legittime e anche utili per impedire la lesione di quei diritti. Noi non escludiamo nessuno strumento, parlamentare, popolare e anche referendario».
Allora Cofferati non resterà solo?
«La nostra solidarietà alla Cgil è ed è sempre stata piena. Dagli attacchi di Tremonti alle vergognose dichiarazioni del governo sulla contiguità tra terrorismo e sindacato fino alle recenti parole di Maroni e Alemanno».
E i rapporti con Cisl e Uil?
«Guardi, io non avrei fatto la scelta di Pezzotta e Angeletti perché il tavolo di Palazzo Chigi è un tavolo truccato. Ma non considero i segretari di Cisl e Uil dei nemici. Per me non ci sono nemici nel sindacato. Gli avversari sono Berlusconi e la Confindustria».
Cofferati commenta così il voto della direzione: «Quale voto?».
«È una battuta, fatta, spero, con la volontà di non alimentare ulteriori polemiche. Nemmeno io ne voglio».
I Ds parlano di un chiarimento con il segretario della Cgil, lui nega.
«So che Bersani ha parlato con lui. Anch´io ho cercato Sergio ma era impegnato in due convegni e ho avuto un colloquio con Epifani».
Maroni sfrutta il voto della direzione per sottolineare l´isolamento di Cofferati.
«Quello di Maroni è un espediente miserabile che non vale nemmeno la pena di commentare».
È difficile tenere insieme la Margherita e la Cgil?
«Io ci provo. Il centrosinistra è la casa comune di riformismi diversi e non serve pretendere di ridurli a un unico pensiero. Lavoriamo per costruire l´unità del centrosinistra sulle cose concrete. Per esempio, la carta dei diritti è un contributo che, uniti, offriamo per garantire uguali diritti a tutti i lavoratori, a chi già li ha e ai 7 milioni di uomini e donne senza tutele».