“Intervista” Fassino: «La democrazia è esposta di nuovo a torbidi giochi»

01/07/2002







(Del 29/6/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
IL SEGRETARIO DS: «DA QUEI TESTI EMERGE UN UOMO CHE SI SENTIVA BRACCATO»
«La democrazia è esposta di nuovo a torbidi giochi»

ROMA

LA lettura di quei testi trasmette un sentimento di angoscia e di spavento, emerge lo stato d´animo di un uomo che si sentiva braccato e chiedeva protezione». Il segretario dei Ds Piero Fassino coglie prima di tutto questo aspetto nelle e-mail di Marco Biagi e torna a chiedere: «Perché non venne garantita la sua incolumità?», respingendo il «tentativo di coinvolgere la Cgil e Cofferati nell´assassinio di Biagi».

Che valutazione dà delle lettere di Biagi?

«Si tratta di un episodio grave e sconcertante, che di ora in ora si carica di aspetti sempre più torbidi e oscuri. Ci sono interrogativi inquietanti: quelle lettere come sono uscite? Sono tutte autentiche oppure no? Le autorità a cui Biagi si era rivolto segnalarono a chi di dovere le preoccupazioni contenute in queste e-mail? E poi, perché le autorità competenti, prefetti e questori, non presero le misure necessarie per garantire l´incolumità di Biagi? Tutto questo va chiarito. E poi, chi ha inserito il nome di Cofferati in quelle lettere, visto che la Procura di Bologna esclude che nella documentazione di cui dispone ci sia qualsiasi riferimento al segretario della Cgil? E ancora, chi sarebbe la misteriosa "persona affidabile" che avrebbe detto a Biagi che Cofferati lo "minacciava"? Mi pare si configuri una provocazione, non trovo un´altra parola».

Onorevole Fassino, una provocazione di chi?

«Mi colpisce la sequenza temporale di questa vicenda: nel giro di poche settimane abbiamo le dichiarazioni di Maroni che alludono a minacce che avrebbe ricevuto, le parole di Alemanno che vanno nella stessa direzione, poi Scajola che evoca nuovamente il rapporto tra lotte sindacali e terrorismo, infine escono queste lettere. Non si sfugge all´impressione che si sia voluto nuovamente accreditare l´idea di una connessione tra le lotte sindacali e il terrorismo. E´ una tesi aberrante. Chiunque conosca un po´ di storia del movimento sindacale sa che il sindacato nella lotta al terrorismo ha fatto la sua parte fino in fondo. E tutto questo è tanto più grave perché si colloca in un momento particolarmente delicato delle relazioni fra le parti sociali e tra il sindacato e il governo».

Quindi qual è la sua lettura?

«Non si sfugge all´impressione che si stia cercando in ogni modo di giocare pesantemente la carta del terrorismo per condizionare la Cgil, criminalizzare la sua intransigenza e colpire l´immagine e il consenso di Cofferati. Tutto questo è francamente inaccettabile ed è di estrema pericolosità: la democrazia italiana è esposta nuovamente a torbidi giochi».

Lei parla di provocazione e di una sequenza temporale sospetta ma le lettere sono state pubblicate da una rivista di area no gobal e da «Repubblica»…

«Non mi metto a fare della dietrologia, né si può adesso scaricare la responsabilità sui giornali che hanno pubblicato le lettere di Biagi. Però bisogna chiedersi: chi gliele ha fatte arrivare? Chi era in possesso di queste e-mail? Perché le ha fatte uscire? Con quale intento? Ma poi torno alla sostanza, se le lettere sono vere, e alcune lo sono sicuramente, emerge un Marco Biagi impaurito e spaventato per sé e per la sua famiglia, che chiedeva protezione. Il problema allora non è davvero la connessione tra terrorismo e movimento sindacale, che ripeto non c´è, ma semmai bisogna interrogarsi se non c´è stata una complicità tra terrorismo e settori dello Stato che avrebbero dovuto tutelare Biagi e non l´hanno fatto».

Il coordinatore di Forza Italia Antonione parla di resa dei conti interna alla sinistra.

«Trovo queste parole miserevoli e indegne di Antonione. Lo conoscevo come una persona responsabile e seria, ma queste parole sono miserabili, spero che se ne sia già pentito».

Da An invece, a partire da Fini, è venuto un invito a non criminalizzare il sindacato.

«Mi pare sintomatico che anche nel centrodestra ci siano uomini politici che pur lontanissimi dalla sinistra e dalla Cgil si rendono conto che se si continua su una strada di criminalizzazione e di provocazione il rischio è soltanto un imbarbarimento della politica con conseguenze nefaste per tutti».

Ha sentito Cofferati?

«L´ho chiamato per manifestargli tutta la mia solidarietà e per informarlo che avremmo immediatamente chiesto al governo di venire in Parlamento per fare chiarezza su questa vicenda».

Ora cambia qualcosa nel dibattito sull´articolo 18?

«Bisogna assolutamente tenere separati i due temi: il confronto e anche il conflitto sindacale sull´articolo 18 rientrano in una normale dialettica da paese democratico. Il terrorismo è cosa del tutto diversa. La provocazione sta proprio nel cercare di stabilire una connessione che non c´è: sono questioni che vanno tenute assolutamente separate».