“Intervista” Fassino: «In piazza insieme ma la destra rinunci ai veleni»

06/11/2003

giovedì 6 novembre 2003

Pagina 4 – Interni
 
 
Fassino: «In piazza insieme sì
ma la destra rinunci ai veleni»
          Il leader ds e la lezione della storia: "Contro i terroristi sfilammo con la Dc, possiamo farlo con Forza Italia"

          ALESSANDRA LONGO


          ROMA – Tra i libri che piacciono a Piero Fassino ce n´è uno di proverbi ebraici e tra i proverbi ebraici ce n´è uno che gli piace più degli altri: «Se vuoi che uno scenda dalla pianta portagli la scala…». E´ un detto che viene in mente al leader dei Ds in queste ore. Berlusconi è disposto a partecipare alla manifestazione contro il terrorismo promossa dal sindacato, a sfilare con i "comunisti" e la Triplice. «E´ un fatto nuovo, positivo, mi auguro che non sia solo una mossa o una furbizia – dice Fassino – potrebbe essere l´occasione per inaugurare uno stile diverso, per interrompere la spirale di veleni che avvilisce il Paese, smetterla una volta per tutte con la criminalizzazione degli avversari e le commissioni d´inchiesta usate come clava».
          Un corteo bipartisan: i ricordi tornano agli anni del terrorismo rosso, delle bombe neofasciste: «Sfilavamo con la Dc. Allora come oggi, solo l´unità di tutte le forze democratiche può sconfiggere la violenza». Durante l´intervista arriva la notizia che Castelli è stato sonoramente battuto. «E´ un altro segno inequivocabile della crisi del centrodestra – commenta il segretario dei Ds – Il provvedimento bloccato avrebbe stravolto la giustizia minorile compromettendo i diritti dell´adolescenza e anni di riforma in questo settore. E´ un´ottima notizia».
          Fassino, parliamo di Firenze. Il 19 novembre sarete fianco a fianco, lei e Berlusconi.
          «Sicuramente in piazza io e i Ds ci saremo, come ci siamo stati per Guido Rossa, per Casalegno, per i poliziotti e le guardie carcerarie uccise dal terrorismo. Se Berlusconi aderisce vorrà dire che saremo almeno uno in più e mi auguro che molti sostenitori di Forza Italia seguano l´indicazione del loro leader. Vorrà dire che Giuliano Ferrara, autore dell´appello per una manifestazione unitaria, lo ha convinto a far prevalere le ragioni sull´istinto. Non mi sfuggono certo gli aspetti politici di questa scelta».
          Ovvero?
          «Innanzitutto vedo che Berlusconi chiede di aderire ad una manifestazione del sindacato. Questo vuol dire che ha cambiato opinione, non considera più i sindacati contigui al terrorismo. All´epoca dell´omicidio D´Antona parlò di un regolamento di conti all´interno della sinistra. Portare le bandiere di Forza Italia a Firenze significa riconoscere che le organizzazioni sindacali sono soggetti essenziali per la democrazia».
          Significa anche scendere in piazza con i "comunisti".
          «Certo, Berlusconi si rivolge a tutti, anche a coloro che normalmente liquida con fare dispregiativo. Ed è questo l´altro aspetto positivo che vedo. Ne deduco che non consideri più questa opposizione antidemocratica, irresponsabile, ostruzionistica, come l´aveva definita. Chissà che non sia possibile un cambio di stile».
          Sul sito Internet ufficiale di Forza Italia è apparso in queste ore un sondaggio sull´ "amicizia" tra Cgil e Br.
          «Mi auguro che Berlusconi non lo sapesse e, in ogni caso, se è coerente con l´appello di martedì, faccia togliere subito dal sito quel sondaggio che è una provocazione».
          C´è chi pensa che l´idea della piazza bipartisan contenga una trappola. Della serie vediamo chi ci sta. E chi non ci sta vuol dire che simpatizza con i terroristi…
          «Non mi interessa fare dietrologia. Ho vissuto in prima linea gli anni del terrorismo a Torino, quando le Br cercavano di radicarsi in fabbrica, la città era insanguinata da omicidi, ferimenti, attentati e la risposta democratica non sempre era adeguata. Abbiamo vinto perché abbiamo scelto di combattere insieme. Quando hanno rapito Moro, siamo andati in piazza con la Dc, mescolando le nostre bandiere alle loro. Se guardo alla storia di questo Paese, vedo un´unica condizione per isolare la violenza e sconfiggerla: l´unità. Così è stato per reagire alle bombe neofasciste, per piazza Fontana, Brescia, l´Italicus, Bologna, e per rispondere al terrorismo rosso. A suo tempo proposi una risposta comune anche dopo la morte di Biagi, ma ci furono scetticismi a destra e a sinistra».
          I comunisti di Cossutta e Diliberto sono contrari, non vogliono mescolarsi con le forze di maggioranza.
          «Ogni parere è legittimo. Io però mi rivolgo agli amici e compagni del centrosinistra ricordando loro che la manifestazione del 19 novembre è promossa dal sindacato per difendere la democrazia. Non è che se vi aderisce Berlusconi la manifestazione diventi meno giusta e il sindacato perda la sua funzione. A cambiare atteggiamento è stato il leader di Forza Italia».
          Davvero crede in una svolta nei rapporti tra maggioranza e opposizione?
          «Non lo so, lo spero. La nostra democrazia è fondata sul riconoscimento. Gli avversari non sono nemici da abbattere. Questa mi sembra l´occasione buona per smetterla con le commissioni d´inchiesta usate come una clava contro l´opposizione. Smetterla anche con gli attacchi a testa bassa contro Luciano Violante. E´ ora di dire basta al tentativo di riscrivere la storia e piegarla alla contingenza politica. Faccio un richiamo alla memoria. Vale per noi, che non possiamo e non dobbiamo considerare la Dc e il Psi della Prima Repubblica partiti "criminali", e vale per loro. Si ricordino chi alimentò il giustizialismo nei giorni più duri di Tangentopoli. Ad agitare il famoso cappio era un leghista e ad urlare ladri fuori dal Parlamento erano i giovani di An. Oggi, di fronte al pericolo del terrorismo, ci vuole senso di responsabilità. Abbiamo il dovere di difendere tutti insieme la democrazia da chi la inquina, senza rinfacciarci le colpe del passato e guardando al futuro».
          In piazza ognuno con la sua bandiera. Non sarebbe meglio, in questo caso, togliere di mezzo i vessilli di partito?
          «Neanche per sogno. Le bandiere sono simboli in cui si riconoscono milioni di uomini e donne. Il problema è semmai quando contro il terrorismo si vedono le bandiere di un solo colore».
          Lei dice: sfilavamo con la Dc, possiamo farlo anche con Forza Italia se si tratta di difendere il valore comune della democrazia. Però con la Dc non c´erano il clima da pesci in faccia, lo scontro frontale cui assistiamo giornalmente.
          «E´ vero. La Prima Repubblica era fondata su dei valori condivisi in cui si riconoscevano tutte le forze politiche. Anche oggi c´è bisogno di un sentire comune, come auspica il presidente Ciampi. Ritengo grave, ad esempio, che Berlusconi si sia sottratto, in questi due anni di governo, alla ricorrenza del 25 aprile. Se il 19 andremo tutti in piazza insieme, anche Forza Italia con le sue bandiere, significa che non si potrà più affermare che la nostra Costituzione è sovietica. E coerenza vorrà che il capo di governo non si sottragga alle celebrazioni del 25 aprile 2004».
          Lei sembra dare molto peso alle parole di Berlusconi sulla manifestazione di Firenze.
          «Semplicemente mi auguro che questa apertura non sia dovuta solo alla capacità di persuasione di Ferrara. E poi c´è un detto ebraico che a me piace molto e rende l´idea: «Se uno vuole scendere dall´albero, portagli la scala…»