“Intervista” Fassino: Caro Sergio, basta accuse non regalo Cisl e Uil al Polo

10/07/2002


MERCOLEDÌ, 10 LUGLIO 2002
 
Prima Pagina e pagina 3 – Interni
 
Fassino, altolà a Cofferati
 
Intervista al segretario della Quercia alla vigilia dell´incontro. Marzano: neoassunti esclusi a vita dall´articolo 18
 
"Basta sospetti sui Ds, non regalo Cisl e Uil a Berlusconi"
 
 
 
 
MASSIMO GIANNINI

«A DESSO basta. Basta accreditare l´idea che i Ds siano reticenti o ambigui sull´articolo 18. Basta con il sospetto "morale" che il nostro partito non sia mai abbastanza schierato contro Berlusconi. Ho il massimo rispetto per Cofferati e per il suo ruolo. Ma un sindacato e un partito non sono la stessa cosa. Noi vogliamo dare battaglia al governo, ma non possiamo rischiare l´isolamento…». Nel giorno in cui va a Corso Italia per incontrarlo, Piero Fassino lancia l´altolà a Sergio Cofferati. Per la prima volta dopo settimane di polemica strisciante, il leader dei Ds esce allo scoperto.
 
L´INTERVISTA
 
Dal segretario della Quercia altolà a Cofferati: "Rischia il velleitarismo, o la bella sconfitta"
 
"Caro Sergio, basta accuse non regalo Cisl e Uil al Polo"
 
Fassino: non è un traditore chi ha firmato il Patto
 
 
                      sospetto morale
                      Non accetto più il sospetto "morale" che non lottiamo contro Berlusconi
                      offerte al cinese
                      Finora non ha fatto politica, a settembre gli farò proposte per scendere in campo
 

MASSIMO GIANNINI

E al segretario generale della Cgil dice chiare due cose. La prima: stia al suo posto, e rispetti l´autonomia della politica. La seconda: l´Ulivo lo appoggerà nella sua lotta, ma non rinuncerà mai a tessere la tela delle alleanze e «non regalerà mai la Cisl e la Uil a Berlusconi».

Fassino, il centrosinistra vive il suo momento più difficile. Forse un momento di svolta.


«Io dico che è il centrodestra a vivere il suo momento più difficile. Con questo Patto il governo copre il fallimento della sua politica economica. C´è la più bassa crescita degli ultimi anni, c´è la stagnazione dei consumi e della produzione. Il deficit viaggia oltre il 2% del Pil. Ad oggi, mentre Bruxelles ammonisce Tremonti a non fare trucchi contabili, non abbiamo ancora il Dpef, ma solo una ridda di numeri che ogni giorno qualcuno tira fuori dal cilindro, neanche fossimo al festival dei giocatori d´azzardo».


Il «Patto per l´Italia» invertirà il ciclo. Berlusconi ne è sicuro.


«Il Patto per l´Italia è deludente e negativo. Non dà una sola risposta ai bisogni delle imprese e dei lavoratori. Non riduce le tasse, non dispone risorse per gli investimenti e la ricerca, non rilancia le infrastrutture, non riforma gli ammortizzatori sociali. Al contrario, in quel Patto si fa una scelta precisa: si punta al recupero della competitività a spese dei diritti e della coesione sociale. Ed è perciò fondata la denuncia della Cgil di una precarizzazione del lavoro. Tant´è che si apporta una modifica all´articolo 18 che apre un varco sul fronte dei diritti, col rischio che siano prima o poi ridotti a tutti i lavoratori: le ultime sortite di Marzano confermano questo enorme rischio. Per realizzare un risultato misero, Berlusconi ha ricercato una lacerazione sociale, spinto da una volontà discriminatoria di cui le esternazioni di Maroni sono la più vistosa dimostrazione».


Allude all´esclusione della Cgil dal tavolo di attuazione del Patto?


«Esatto. Come si può immaginare il dialogo sociale, se si taglia fuori il più grande sindacato del Paese? Questo altera il sistema delle relazioni industriali. E rafforza il sospetto che si voglia creare un bipolarismo sindacale, schiacciando la Cgil in una posizione antagonistica e omologando le altre sigle alle politiche governative ».


Infatti Cofferati non ci sta. E critica il centrosinistra di non sostenere abbastanza la sua battaglia.


«La battaglia non si esaurisce con la firma del Patto. Il governo dovrà tradurlo in legge, e portarlo in Parlamento. La nostra lotta sarà molto netta, per impedire che quell´accordo venga approvato. Ma la nostra non sarà solo una trincea difensiva. Avanzeremo proposte chiare per la prossima Finanziaria, sul Fisco, sulla competitività sull´innovazione e sulle infrastrutture. E tradurremo in un disegno di legge la Carta dei diritti preparata da Amato, Treu e Damiano, per dare tutele adeguate anche a quei 7 milioni di persone che oggi lavorano senza alcuna protezione sociale».


Questo l´avete già detto. Ma al leader della Cgil, evidentemente, sembra non bastare.


«È ora di ampliare i nostri orizzonti. Una battaglia così dura non si vince senza un solido sistema di alleanze. A Cofferati voglio ricordare che non basta essere convinti della bontà delle proprie ragioni. Bisogna anche creare le condizioni di consenso che ti consentono di farle prevalere. Noi dobbiamo confrontarci con tutti i soggetti della società italiana. Io non regalo la Cisl e la Uil a Berlusconi. E non gli regalo neanche le altre 37 sigle che hanno sottoscritto il Patto. Mi rifiuto di credere che siano tutti "traditori", o tutti "nemici del popolo". Se credessi questo la mia battaglia sarebbe persa in partenza. E invece non è così. Alla Cisl e alla Uil aderiscono i lavoratori dipendenti, proprio come alla Cgil. Tra le organizzazioni che hanno firmato, i dubbi su questo governo sono tanti: basta rileggere quello che ha detto Billè per rendersene conto».


Insomma, dice lei, il centrosinistra sta con la Cgil, ma non contro la Cisl, la Uil e le altre categorie firmatarie.


«Io non sottovaluto la frattura tra Cgil e Cisl e Uil. Ma sento la responsabilità di non farla diventare una lacerazione traumatica e irreversibile. E sento l´esigenza di individuare subito nuovi terreni di confronto, per ricucire la tela delle alleanze aldilà dell´articolo 18».


E proprio di questo sembra accusarvi Cofferati: in nome delle «alleanze» la sinistra svende la sua identità.


«Non ho rinunciato né rinuncio a dire no alla modifica dell´articolo 18 e a battermi perché non passi. Ma vogliamo ricordare l´esito del voto di venti giorni fa? A Verona, a Monza e a Belluno non abbiamo vinto solo grazie ai voti della Cgil, ma anche a quelli degli iscritti alla Cisl, alla Uil e alle altre sigle del lavoro autonomo. E ora che faccio, gli volto le spalle? Io devo ritrovare lo spirito dell´Ulivo del ´96, che nasceva proprio dalla grande alleanza tra il lavoro, l´impresa e la cultura, tenuti assieme dal radicamento dell´Italia all´Europa. Come ritrovo quello spirito, se non articolo le mie alleanze?».


È sicuro che nella sinistra politica e sindacale siano tutti d´accordo con lei?


«Penso che su questa linea teniamo unito il centrosinistra, che in Parlamento voterà contro il Patto. E teniamo uniti anche i Ds. Ma a una condizione precisa, che vale per il partito e il sindacato. Che si smetta di accreditare l´idea che i Ds siano reticenti e ambigui. Questa reticenza non c´è. Sul no alle modifiche all´articolo 18 siamo stati sempre compatti. Certo, e questo lo rivendico con forza, ponendoci ogni giorno il problema di come non essere soli in questa battaglia».


Il correntone, legato mani e piedi alla Cgil, rischia o no di trascinarvi in una battaglia di isolamento?


«Noi dobbiamo lavorare perché le nostre posizioni si saldino con uno schieramento che possa tornare ad essere maggioritario nel Paese. Ma questo non può essere scambiato ogni volta per incertezza. Non accetto più il sospetto "morale" per cui io, Piero Fassino, ogni giorno devo dimostrare che sono contro Berlusconi, e che non ho svenduto i miei valori. Io, non meno di altri, ho una storia politica e posso rivendicarla con orgoglio. I Ds hanno radici profonde nel mondo del lavoro, e non intendono rinunciarvi. Ma i Ds, proprio per l´esperienza di questi anni, sanno bene che si riesce meglio a rappresentare quel mondo se non ci si isola».


Questo è un messaggio chiaro a Cofferati.


«Ho il massimo rispetto e la massima comprensione per Cofferati e per il suo ruolo di segretario generale della Cgil. E vorrei che fosse chiaro una volta per tutte: i Ds in questi mesi non gli hanno mai fatto mancare il loro sostegno, contro gli attacchi di Berlusconi, Tremonti e tanti altri, contro le accuse vergognose di contiguità con la violenza dopo l´assassinio di Biagi e dopo la ricomparsa delle sue lettere. Ma vorrei al tempo stesso che fosse chiara anche un´altra cosa: c´è una normale, ovvia articolazione di funzioni e di compiti tra un sindacato e un partito. Non sono e non devono essere la stessa cosa».


Dunque lei pensa che Cofferati stia facendo politica?


«Cofferati fino ad oggi ha fatto il segretario della Cgil. Non ho mai creduto che l´abbia fatto con intenti politici. Ma il sindacato è una parte del tutto, rappresentando il mondo del lavoro dipendente. E´ naturale che un partito come il nostro, che pure nasce e ha radici in quel mondo, si ponga il problema di come rappresentare quel tutto. Un partito deve essere portatore di un interesse generale, non soltanto di un interesse parziale della società».


Siete favorevoli al referendum contro le modifiche all´articolo 18?


«Non escludo l´utilizzo di qualunque strumento, per ripristinare l´articolo 18. Ma anche qui invoco serietà e di realismo: l´eventualità di un referendum si porrà al più presto nel 2004. Se non addirittura nel 2005, visto che prima ci sono le elezioni europee. La scadenza temporale è lunga. Non possiamo monopolizzare il dibattito su un referendum che, se tutto va bene, sarà votato tra due anni. Cerchiamo di fare qualcosa di concreto subito: il Patto e la Finanziaria andranno in aula in autunno, pensiamo a dare battaglia per cambiarle».


Nel frattempo c´è la sensazione che, con Cofferati che fa un gioco lungo e vi mette in mora dall´esterno, il centrosinistra si destrutturi, nella leadership e nel progetto.


«Io non vivo così questa fase. Ma credo in generale che non sia fondata l´idea secondo la quale, per costruire un centrosinistra vincente in futuro, si debba togliere di mezzo il centrosinistra che c´è. Chi ragiona in quest´ottica commette un errore: oltre tutto, come ha scritto Ilvo Diamanti, rischia di scivolare nell´antipolitica».


Che probabilità ci sono che questa tensione a sinistra non sfoci in una scissione dentro i Ds?


«Escludo l´ipotesi di una scissione, anche perché chi la pensasse non sarebbe capito né seguito dalla nostra gente».


A questo punto, per sgombrare il campo dagli equivoci, non sarebbe meglio che Cofferati facesse subito il grande passo, e scendendo nel campo della politica?


«Sergio lascerà la Cgil il 21 settembre, e io le annuncio fin da ora che il 22 sarò da lui, per avanzargli alcune proposte che lo impegnino in politica. Vorrei che fosse chiaro che Cofferati, per i Ds e per Piero Fassino, è una risorsa e non un problema».


Lui pare convinto del contrario.


«Non c´è ragione per cui Sergio debba dubitare dei Ds, perché i Ds non hanno mai dubitato di lui».


Torniamo al punto di partenza, onorevole Fassino. Siete a un punto di svolta. Vi giocate l´osso del collo.


«Non possiamo più eludere la questione di fondo: il rapporto tra strategia, obiettivi e sistema di alleanze. Se non sciogliamo questo nodo, rischiamo la deriva del velleitarismo».


Oppure quella della «bella sconfitta», che piace tanto a Bertinotti e che secondo molti suggestiona anche il leader della Cgil.


«A tutti e due voglio ricordare che di sconfitte belle non ne esistono. Esistono le sconfitte, punto e basta. E io, francamente, preferisco tornare a vincere».