“Intervista” Fabio Mussi: «articolo 18, sanità e scuola. Così la destra s’è persa il consenso»

30/05/2002


Intervista
a cura di

Aldo Varano

intervista a Fabio Mussi

29.05.2002
Mussi: articolo 18, sanità e scuola. Così la destra s’è persa il consenso

Fabio Mussi, vicepresidente della Camera, legge i titoli dei giornali, e commenta: «L’Ulivo ferma il Polo è una buona sintesi. O meglio: l’Ulivo più Rifondazione più l’Italia dei valori fermano il centrodestra. Dopo un anno la loro spinta propulsiva sembra essersi fermata».
Vuol dire che andare oltre l’Ulivo è stato importante?

«Sì, è stato decisivo allargare le alleanze».

Se però il governo fosse stato una macchina da guerra…

«…Non sarebbe stato sufficiente. Ma allargare è stato molto importante. Naturalmente nel paese ci sono stati risultati vari. Eccellenti al Nord, con una splendida Genova. Positiva stabilità al Centro. Più problematico il risultato del Sud: dati forti e positivi e altri e negativi, come la Sicilia, parte della Calabria, Campania, Puglia. Insomma, un risultato più controverso».

Cosa ha pesato?

«La politica sociale del governo ha molto aiutato il centrosinistra al Centronord. Andando in giro per l’Italia ho trovato tre questioni su cui la gente scattava: articolo 18, sanità, scuola. Le scelte del governo in questi settori hanno raffreddato e ridotto il consenso del governo del centrodestra incrementando il centrosinistra».

Il centrodestra sembra bloccato. Al di là delle questioni di merito che lei ricorda, qual è il suo tallone d’Achille?

«Credo abbiano sollevato molto allarme. Allarme, in un’opinione pubblica più avvertita, sullo Stato di diritto, la democrazia e la libertà. E credo che ad accendere i riflettori su questo abbiano molto contribuito i movimenti».

Hanno giocato movimenti, Palavobis e girotondi sul risultato?

«Hanno giocato, hanno giocato. L’opinione pubblica più avvertita ha sentito cigolii preoccupanti sul fronte della libertà e delle democrazia. E una parte ancor più grande del paese ha sentito minacce sulle questioni sociali».

C’è chi sostiene che i movimenti abbiano ricaricato una opposizione in crisi.

«C’è un’intervista di Fassino all’Unità con valutazioni che vanno condivise. Intanto, rivendica il successo a tutti i Ds. Dopo un congresso che ha avuto anche conflitti aspri e accesi ha fatto bene. Fassino sull’Unità dà molta importanza all’azione politica e poi ai forti movimenti di opinione pubblica, sociali e sindacali che hanno creato nel paese un clima che ha aiutato milioni di persone a vedere come stavano le cose. Del resto, sulla valutazione delle comunali ci vuole qualche prudenza ma il dato delle provinciali mi sembra molto chiaro».

In che senso?

«Sanno tutti, anche se c’è nei commenti una certa sottovalutazione su questo punto, che nel nostro paese c’è un tradizionale rapporto costante tra elezioni provinciali e politiche. Dalle provinciali precedenti a quest’anno, passando dalle politiche, il centrosinistra ha una progressione 36,4; 41,8; 45,1. Il centrodestra: 60, 54, 49,6».

Il voto segnala anche una modifica degli equilibri dentro le coalizioni. Che sta accadendo?

«C’è un arretramento netto di Fi, un affanno di An, la Lega avanza modestamente, e va meglio quand’è sola. E c’è una notevole affermazione dell’Udc. Berlusconi nel 99 quando puntava alla leadership oscurò su Mediaset Fini e tutti gli altri leader. Ma “Berlusconi acchiappatutto” suscita diffidenza anche nell’elettorato di centrodestra. Sono sicuro che i nuovi equilibri avranno contraccolpi politici e parlamentari, creeranno sofferenza. Anche nella Lega che ha avuto un punto in più ma non sufficiente a placare le aspettative. Poi c’è l’affermazione dell’Udc che s’è spesso smarcata da An e dal governo. Ho già visto che Tabacci vuol tenere fermo l’emendamento sull’immigrazione che ha fatto saltare i nervi alla Lega».

E nel centrosinistra che accade?

«Un risultato confortante dei Ds che vanno avanti ovunque e specie al Nord. Nel complesso vanno bene le liste di sinistra. La Margherita è un po’ sotto le politiche. Però c’è, ed era la prima prova dopo il congresso fondativo».

E ora che ne farete di questo risultato?

«Dal voto viene l’indicazione di costruire un nuovo centrosinistra, un’alleanza dall’Ulivo all’Italia dei valori a Rifondazione. È un problema che c’è stato consegnato dalle politiche del 2001 quando queste forze insieme avevano più voti del centrodestra. Credo che occorra subito proporre, in particolare a Rifondazione, un serio confronto programmatico. Le amministrative dimostrano che l’alleanza di tutte le opposizioni – di tutte le opposizioni – porta significativi risultati ed è la chiave con cui si possono aprire le porte delle regionali del 2005 e delle prossime politiche. Bisogna costruire le condizioni per questa alleanza e un suo intenso rapporto con quel che si muove fuori dalla politica parlamentare e di partito: movimenti, forze sociali e l’opinione pubblica che s’è mobilitata».

Intervista a: Fabio Mussi

Intervista a: Fabio Mussi