“Intervista” F.Rutelli: «Sulle pensioni dovere di verità»

21/01/2004


MERCOLEDÌ 21 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 8 – Interni
 
 
LE SCELTE DEI PARTITI

Il presidente della Margherita al contrattacco, dopo le polemiche sulla proposta di innalzare l´età per lasciare il lavoro

«Sulle pensioni dovere di verità e l´Ulivo avrà una linea unita»

Rutelli a Epifani: politici autonomi come i sindacati
          perché ora Al Senato è iniziato l´esame degli emendamenti sulla delega pensionistica. Non basta più dire soltanto che fa schifo
          attesa Abbiamo aspettato una proposta di Cgil, Cisl e Uil, prima e dopo i cortei. Non è arrivata, e noi dovevamo dire cosa pensiamo
          età media In dieci anni la vita media si è allungata di due anni. Bisogna adeguare i coefficienti per calcolare le rendite

          GIANLUCA LUZI


          ROMA – «Certo che la riforma previdenziale del governo fa schifo. Lo posso ripetere fino a domani mattina. Ma a che serve? Una forza di governo quale noi siamo ha il dovere di dire la verità agli italiani, di non raccontare panzane propagandistiche e dunque di avanzare in questo momento una sua proposta». Francesco Rutelli, leader della Margherita, incassa le dure critiche della Cgil e di parte del centrosinistra dopo le sue proposte sull´innalzamento dell´età lavorativa e sulle contrattazioni territoriali, che molti hanno letto come una riproposta delle «gabbie salariali». Incassa, ma non arretra e, anzi, annuncia: «Ho concordato con Fassino che Treu, Bindi e Turco si incontrino per mettere a punto una proposta comune per tutto l´Ulivo».
          Ma perché proprio adesso? perché tirare fuori adesso due proposte che gettano scompiglio nel centrosinistra che avrebbe bisogno più che mai di apparire unito, proprio mentre la maggioranza litiga?
          «Le due proposte coincidono con la posizione che accomuna l´ottanta per cento dei parlamentari dell´Ulivo. E al Senato è cominciato l´esame degli emendamenti sulla delega pensionistica. Quindi tocca al Parlamento, alla politica, rispondere a questa domanda: è sufficiente contrapporsi alla proposta del governo, o è necessario togliere al governo l´alibi del prendere o lasciare: "C´è una proposta governativa a cui il centrosinistra si oppone ma non sono in grado di mettere in campo una proposta alternativa"? Poiché una proposta esiste e io sono convinto che non basta dire che la riforma del governo fa schifo, credo che questo dibattito sia salutare, necessario, e che rafforza l´opposizione».
          A sinistra c´è chi ha detto che la sua proposta sulle pensioni dà una mano al governo. Lei ribatte che la riforma del centrodestra «fa schifo».
          «Siamo contro la proposta del governo perché è iniqua. Non affronta il problema delle generazioni future, è iniqua perché crea una disparità intollerabile tra chi va in pensione prima del 2008 e chi va in pensione dal 2008. Non risolve il problema generazionale e risponde solo all´esigenza di fare cassa, di riequilibrare i conti previdenziali anziché dare una risposta alla riforma del welfare. Questo è il motivo della nostra opposizione e del nostro totale diniego allo schema del governo».
          Ma allora perché non avete aspettato il sindacato che è in trincea contro la riforma del governo?
          «Abbiamo atteso una proposta del sindacato, prima della manifestazione e dopo la manifestazione. Questa proposta non c´è e nell´autonomia che ci deve essere tra sindacato e politica il nostro compito è dire con chiarezza che cosa pensiamo».
          Senza nemmeno parlare con la Cgil?
          «Sì, esattamente come non abbiamo sentito il bisogno di parlarne con la Cisl e la Uil. Non è che non abbiamo parlato con la Cgil, e invece lo abbiamo fatto con la Cisl. Questo sì che sarebbe anomalo, sarebbe collateralismo. Perché credo che bisogna affermare il diritto dell´autonomia del sindacato, il dovere di rispettare l´autonomia del sindacato e difendere come un bene l´unità del sindacato. Abbiamo dato una prova enorme di rispetto, abbiamo atteso la presentazione di una proposta, ma a questo punto comincia un dibattito in Parlamento e le forze politiche hanno il dovere di dire quello pensano: la politica non si nasconde. Del resto, come la pensiamo noi lo sanno molto bene e da un pezzo tutti i sindacati».
          Resta l´accusa di dare una mano al governo. Per caso si apre una trattativa con la maggioranza sulle pensioni?
          «Noi non abbiamo fatto una proposta al governo. Abbiamo messo nero su bianco una proposta chiave molto importante che è rivolta innanzitutto all´Ulivo. Noi diciamo le stesse cose che anche autorevoli esponenti dei Ds hanno detto in molte occasioni, nell´auspicio che diventi la posizione dell´Ulivo. Stasera (ieri sera ndr.) ho concordato con Fassino che per definire un´intesa tra Margherita e Ds si incontrino Treu, la Bindi, la Turco per studiare un possibile testo di intesa dentro l´Ulivo. Il nostro scopo è arrivare a un testo unitario nell´Ulivo. Vogliamo spingere l´Ulivo ad avere una posizione che ci sembra quella giusta e a non farci mettere con le spalle al muro dal governo».
          In concreto qual è la proposta?
          «Dopo dieci anni di attuazione della riforma Dini si prende atto che l´età media degli italiani è salita di ben due anni. La riforma Dini prevede che quando questo accade ci sia un adeguamento dei coefficienti. Se l´età rimane quella, si abbassa l´assegno che arriva ai pensionati. Se si vuole mantenere una pensione corrispondente si allunga l´età lavorativa. In che cosa la nostra proposta è radicalmente diversa dal governo? E´ diversa perché affronta alcuni nodi chiave della situazione, primo tra tutti è che destiniamo diversamente le risorse che si rendono disponibili: vogliamo rafforzare le pensioni minime e dare vita a un sistema di sostegno per gli anziani non autosufficienti. Vogliamo affrontare la precarietà del lavoro di tutti coloro che hanno un lavoro flessibile, precario, discontinuo. Centinaia di migliaia di lavoratori rischiano di arrivare negli anni a venire con una pensione sociale nella migliore delle ipotesi. Vogliamo evitare che la riforma previdenziale garantisca solo i garantiti e nell´arco dei prossimi anni lasci a terra milioni di giovani creando un conflitto tra generazioni da incubo. Non diciamo come fanno Tremonti e Maroni che ci servono soldi per mantenere l´equilibrio, ma proponiamo qualcosa di molto più ambizioso: le risorse che si rendono disponibili devono essere reinvestite in un disegno del welfare. Se lo spieghiamo bene la gran parte degli italiani lo capirà, così come si oppone all´impostazione del governo che è di tagliare le pensioni per fare cassa».
          Ne è sicuro? quando si parla di toccare le pensioni l´elettorato in genere drizza le antenne e diventa un po´ nervoso.
          «E´ ragionevole il fatto che passino quattro anni senza fare nulla? Oggi il baricentro dell´età pensionabile è 62 anni, si può pensare di spostarlo a 64. Oppure vogliamo arrivare al 2008 creando un dramma sociale per la disparità di trattamento tra chi va in pensione a dicembre 2007 e chi va in pensione solo pochi giorni dopo nel gennaio 2008 con una disparità pazzesca? Una gradualità e una redistribuzione per anziani e precari sono discorsi che l´Italia può capire e noi li dobbiamo mettere in campo adesso. Non basta dire che la proposta del governo fa schifo. Lo posso dire fino a domattina, ma non serve a niente e nel 2008 ci troveremo di fronte a un dramma sociale».
          E la proposta delle gabbie salariali?
          «Guai a chiamarla così. Io non ho mai parlato di gabbie salariali, ho detto questo: i lavoratori dell´Atm di Milano ottengono 106 euro di aumento dopo una contrattazione con gli enti locali. Con questa intesa territoriale hanno in busta paga di più dei loro colleghi di altre città. Il contratto nazionale guai a chi lo tocca: è una garanzia per le aree deboli del paese. Ma è evidente che se in un territorio il potere di acquisto dei lavoratori è diverso, il costo della vita è diverso, è chiaro che con lo stesso stipendio è ben diversa la condizione di una famiglia o di un lavoratore a Milano o in una città calabrese. Quindi è sacrosanto che ci sia una differenziazione, è sacrosanto che ci sia una redistribuzione della produttività. Se un´azienda è in attivo è giusto che distribuisca di più ai lavoratori».
          Giovedì lei e Fassino vi vedrete con Di Pietro. Fine della lite?
          «Mi auguro che ci saranno le condizioni per un´intesa, ma già abbiamo acquisito una disponibilità di Di Pietro a far parte stabilmente del centrosinistra e – aggiungo io – auspicabilmente dell´Ulivo e quindi di concorrere dentro la stessa coalizione. Rispetto all´esperienza negativa del 2001, quando Di Pietro andò da solo, è un notevole passo in avanti».