“Intervista” F.Rutelli: «Pensioni, non si può più dire solo no»

20/01/2004


lunedì, 19 gennaio, 2004

l’intervista
di Marco Cianca

«Pensioni, sfida riformista
Non si può più dire solo no»
Rutelli: le accuse di Epifani? E’ distratto, la mia proposta già nel testo Dini
Favorevole ai contratti territoriali, il costo della vita è diverso da zona a zona

ROMA – Francesco Rutelli, 49 anni, l’ imprevedibile. Prima la fecondazione, un tema sul quale ha rivendicato la libertà di coscienza per i senatori del suo partito che hanno così contribuito ad approvare una legge vituperata dalla sinistra. Poi lo scandalo Parmalat, con l’ affermazione che la Banca d’ Italia non è un santuario insindacabile, in aperta dissonanza con la difesa del Governatore fatta da Piero Fassino. E ora la proposta, che ha fatto infuriare i Ds e la Cgil, di alzare di due anni, su base volontaria, l’ età pensionabile. Che succede? Il presidente della Margherita fa come Penelope? Di giorno tesse la tela dell’ unità e di notte la disfa? «Noi veniamo da tre anni di opposizione fatti di una paziente tessitura unitaria. Era doveroso, perché il centrosinistra correva il rischio di dividersi tra due ali rigide, una più riformista e una più radicale. Ma ora che i sondaggi ci danno in testa dobbiamo dimostrare che non siamo solo un cartello di partiti che dicono no a Berlusconi. Se ci candidiamo per tornare al governo l’ unità più larga è la base necessaria, ma non basta. Questa destra non ha più il consenso degli italiani ma noi siamo obbligati a spiegare qual è il nostro programma».
Ma la diessina Livia Turco la attacca sostenendo che sulle pensioni non può esserci libertà di coscienza.
«Sono d’ accordo. E’ per questo che abbiamo avanzato una proposta per arrivare ad una posizione comune dell’ Ulivo. Non esiste un riformismo che sia assente al momento delle riforme. Nell’ opposizione al delirio di Bossi siamo forti non solo perché è facile dimostrare che il suo disegno spacca l’ Italia e indebolisce il Parlamento e la democrazia ma anche perché abbiamo elaborato, con Giuliano Amato, un nostro progetto di riforme istituzionali. Non siamo arrivati nudi, disarmati, all’ appuntamento. E su questa base saremo in grado, se quella legge verrà approvata, di indire un referendum e di vincerlo. Lo stesso deve avvenire per le pensioni. L’ intervento che vuole fare il governo non funziona, crea indecenti disparità e non dà risposte ai giovani. Dobbiamo contrastarlo ma allo stesso tempo non si può far finta che il problema non esista, che non ci sia il rischio nei prossimi anni di un conflitto tra generazioni».
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, sostiene che lei mette a rischio l’ unità sindacale e fa il gioco degli altri, del governo.
«Non è vero. Le posizioni della Margherita sono già all’ ottanta per cento posizioni comuni, presenti negli emendamenti di tutto l’ Ulivo. E poi la stessa legge Dini prevede che con l’ allungamento della speranza di vita, cresciuta di ben due anni nell’ ultimo decennio, si sposti a 64 anni il baricentro dell’ età pensionabile. In modo flessibile, volontario e non coercitivo, sia ben chiaro. Chi si meraviglia, finora era stato un po’ distratto».
Eppure ha messo la Cgil in difficoltà.
«Abbiamo tirato le conseguenze di una situazione bloccata. Dopo lo sciopero generale di ottobre e la manifestazione di dicembre, avevamo detto di attendere il progetto del sindacato. Ma non è arrivato e ora non si può più aspettare. Ora la scelta arriva in Parlamento e la responsabilità è politica. Non possiamo lasciare al governo l’ alibi di una posizione che dice solo no. In questo modo avrebbe buon gioco a dirci: prendere o lasciare. E invece abbiamo rimesso in moto la situazione. An e Udc hanno ritrovato la parola».
Pasquale Viespoli, An, sottosegretario al Lavoro, rimarca che lei è «espressione di un’ opposizione governante», come a marcare una diversità con gli altri dirigenti del centrosinistra.
«Non dobbiamo stare appresso a quello che dicono i vari esponenti del governo. L’ importante è aver riaperto la partita per una riforma più giusta delle pensioni».
Eppure viene il sospetto che lei assuma queste posizioni per esigenze di protagonismo, per smarcarsi da Fassino e persino da Prodi.
«Una politica fatta di tattica avrebbe le gambe corte. Dobbiamo prepararci non solo a sconfiggere Berlusconi ma a tornare al governo. Come si può mettere in discussione il mio rapporto con Prodi? La proposta che ho reso pubblica è stata presentata da Tiziano Treu e da Rosy Bindi e approvata all’ unanimità dalla direzione della Margherita. Non dobbiamo usare l’ «io» ma un rotondo «noi» che trova consenziente la stragrande maggioranza dei nostri elettori. E con i Ds c’ è un profondo rapporto, di grande intesa».
Ma anche sul crac Parmalat e sulle responsabilità della Banca d’ Italia lei si è differenziato da Fassino.
«Il punto di approdo è comune. Non metterei l’ accento sulle differenze, la posizione è unitaria. Ci siamo fatti portatori dell’ esigenza di una riforma dei controlli seria e precisa, senza nessuna superautorità. La priorità deve essere ricostruire la fiducia nel sistema. Sicuramente alcune banche hanno indotto migliaia di risparmiatori a bruciare i loro denari con obbligazioni costruite sulla sabbia. E bisogna capire se chi doveva vigilare non è intervenuto solo per mancanza di strumenti. Ma senza esprimere sentenze preventive».
Non è che lei sotto sotto sta costruendo un rapporto privilegiato con i centristi del Polo?
«Abbiamo avuto molte delusioni dai centristi del Polo. Sulle leggi ad personam come la Cirami, sulla Gasparri, sulle riforme istituzionali, ci aspettavamo risposte coraggiose e coerenti che non sono arrivate. Continuiamo a sperare che arrivino, ma non è questo il problema in un sistema bipolare. Il nostro obiettivo, ripeto, è far capire quel che faremo quando torneremo a governare. Dobbiamo conquistare quella credibilità che Berlusconi ha perso».
Ma per governare bisogna vincere le elezioni. Le politiche tra due anni, le europee e le amministrative in primavera. Ma al momento non c’ è nemmeno la lista unitaria.
«Io avrei voluto una grande lista. Auspicavo che tutti rispondessero positivamente all’ appello di Romano Prodi». Una lista con dentro Bertinotti e Di Pietro?
«Bertinotti no. L’ Ulivo è una coalizione riformatrice, con Rifondazione Comunista si deve fare un’ alleanza leale ma restano le differenze».
E Di Pietro?
«In questi giorni si sta decidendo se entrerà nella lista. Ma in ogni caso vorrei ricordare che i Ds, lo Sdi e la Margherita costituiscono il novanta per cento dell’ elettorato dell’ Ulivo. E’ una prova inedita di unità. E io credo che sarà premiata dagli elettori».
Ma questo triciclo, come viene chiamato, potrà diventare un partito?
«No, non credo al partito unico. Credo nel rafforzamento della collaborazione tra i partiti della lista unitaria».
Un po’ come Cgil, Cisl e Uil? L’ unità può essere solo d’ azione e mai effettiva?
«Nella complessità dell’ Italia la riduzione ad uno non funziona. Sono tante le differenze politiche, sociali, culturali ed economiche. E territoriali. Qui è giusta l’ intuizione del federalismo. Anzi, vorrei dire una cosa che spero non crei polemiche come le pensioni. E cioè che, come insegna la vicenda degli autoferrotranvieri, bisogna far funzionare il secondo livello contrattuale, dopo quello nazionale che fissa condizioni uguali per tutti».
E’ un fautore delle gabbie salariali?
«E’ diverso: il contratto aziendale o territoriale riconosce che il costo della vita cambia da città a città, da regione a regione. Permette di ridistribuire la produttività e può anche incentivare gli investimenti nel Sud».
E non pensa che questo inasprirà ancora di più i rapporti con la Cgil e i Ds?
«No. Valorizzare le diversità senza fare a pezzi l’ Italia è il federalismo che i riformatori debbono scegliere».
Con libertà di coscienza?
«L’ unica libertà di coscienza riguarda i temi della vita e della persona, come la fecondazione».

La proposta della Margherita

ANTICIPARE IL 2005
La Margherita si è detta favorevole ad anticipare la verifica della riforma Dini, prevista nel 2005, «se ciò è utile a trovare un migliore equilibrio del sistema»
QUOTA 94
Si può prolungare di due anni l’ attività lavorativa. La fascia di età pensionabile 57-65 anni (baricentro a 62, previsto dalla riforma Dini), andrebbe spostata a 59-67 (baricentro a 64). L’ innalzamento va modulato in modo flessibile, combinando livello di età e contribuzione: passando, ad esempio, dall’ attuale somma di 57+35 (uguale a 92) a una somma di 93-94.
INCENTIVI
Gli incentivi per l’ innalzamento volontario dell’ età pensionabile vanno affiancati ad un aumento del rendimento della pensione
TFR E FONDI PENSIONE
Va favorita l’ adesione ai fondi pensione, trasferendo il Tfr con la procedura del silenzio-assenso e riducendo la tassazione sui fondi al 6%