“Intervista” F.De Gregorio: Fondazione Enasarco da riformare

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

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    Il segretario generale della Federagenti, Fulvio De Gregorio, fa il punto sulla situazione dell’ente

      Fondazione Enasarco da riformare

        Ancora incertezze sul futuro del patrimonio immobiliare

          di Vincenzo Lucarelli

          La Cassa degli agenti e rappresentanti di commercio di questi tempi è sotto i riflettori per via del tentativo degli amministratori di affidare all’esterno la valorizzazione e la vendita del patrimonio immobiliare. Tentativo ora abortito per una discussa decisione dello stesso cda, quando la gara sembrava ormai avviata alla conclusione. Ma per quale motivo gli attuali amministratori, pur essendo in scadenza di mandato, intendevano portare avanti l’alienazione del patrimonio? La situazione del bilancio dell’Enasarco è così critica da imporre la dismissione del patrimonio? Sono gli interrogativi che si pongono sia i 450 mila agenti in attività e pensionati sia le 15 mila famiglie inquiline degli stabili da cedere che vogliono capire quali siano i reali interessi che ruotano intorno a una torta del valore di 3,5 miliardi di euro.

          Per avere delle risposte ci siamo rivolti a Fulvio De Gregorio, segretario generale della Federagenti, una delle parti sociali presenti nella fondazione Enasarco, che proprio sulle pagine di ItaliaOggi, in un articolo pubblicato il 27 gennaio 2005, prese una posizione durissima contro l’ingresso degli immobiliaristi nella gestione del patrimonio dell’Enasarco, impugnando successivamente la gara bandita dalla fondazione per la valorizzazione degli immobili, sia davanti al Tar Lazio sia davanti all’Unione europea.

            Domanda. Che cosa pensa la sua associazione della situazione?

              Risposta. Suonerà strano, ma pensiamo di dover ringraziare l’ostinazione del presidente dell’Enasarco, Donato Porreca, e di chi ha voluto a tutti i costi bandire una gara che, secondo noi, è contraria agli interessi della categoria. Infatti, proprio grazie a questa ostinazione l’Enasarco è al centro dell’attenzione dei media. Non solo dei principali quotidiani e settimanali ma anche di trasmissioni come Report che domenica prossima (il 16 ottobre, alle ore 21, su Raitre) tratterà anche degli immobili Enasarco. Questo è un grosso risultato per chi, come noi, da tempo denuncia l’anomalia di un ente alimentato da versamenti obbligatori posti dalla legge a carico degli agenti di commercio e delle ditte mandanti, senza che l’operato degli amministratori sia soggetto alla giurisdizione della Corte dei conti, né al giudizio della categoria per il rifiuto delle maggioranza delle parti sociali presenti nella fondazione, con l’eccezione della Federagenti Cisal e della Fiarc Confesercenti, di introdurre nello statuto le elezioni dirette dei componenti del cda da parte degli iscritti all’Enasarco.

                D. Perché parla di successo? Qual è la novità per la categoria?

                  R. La vera novità consiste nella presa di coscienza da parte delle forze parlamentari, degli organi vigilanti e della stampa che parecchie cose non funzionano nel pianeta Enasarco e che solo attraverso un rinnovo degli organi collegiali che avvenga tramite elezione diretta o comunque garantisca la partecipazione di tutte le forze sociali possano evitarsi le attuali distorsioni o commistioni di interessi che nulla hanno a che fare con quelli degli agenti e rappresentanti di commercio.

                    D. Tornando alla gara, qual è la situazione del bilancio della fondazione?

                      R. Il bilancio della fondazione non giustifica affatto la decisione di cedere il patrimonio, né tantomeno l’ingresso degli immobiliaristi, soprattutto in assenza di un quadro chiaro e condiviso dei costi/benefici dell’operazione per gli agenti che, è bene precisarlo per comprendere in quale considerazione siano tenuti da chi li amministra, rappresentano secondo notizie attendibili solo il 4% dell’inquilinato. La stessa stampa, del resto, accredita letture inquietanti degli avvenimenti che hanno ruotato intorno all’annullamento della gara chiamando in causa la vicinanza di Stefano Ricucci a Sergio Billè e la provenienza del presidente dell’Enasarco dalle fila della Confcommercio.

                        D. Contro l’operato di Donato Porreca si leverebbero critiche e dissensi anche nella stessa Fnaarc, organizzazione degli agenti di commercio aderente alla Confcommercio. Ma quest’ultima avrebbe da sola i numeri per realizzare il progetto di dismissione e, più in generale, per governare l’Enasarco?

                          R. No. Un ruolo decisivo, per limitarmi alle associazioni di categoria, lo svolge l’Usarci, che con i suoi due consiglieri opera in piena sintonia con la Confcommercio e, più in generale, con le altre ditte mandanti.

                            D. Perché l’Usarci condivide le scelte della Confcommercio?

                              R. Il comportamento dell’Usarci e in particolare del suo presidente, Ciano Donadon, è singolare. A riprova riporto quello che quest’ultimo scriveva nel 2001 sul notiziario della sua associazione all’allora presidente dell’Enasarco, Michele Alberti, in quota Confcommercio: ´Ancora una cosa dobbiamo chiederle, ovvero il coraggio di pubblicare integralmente il verbale del collegio sindacale relativo al cda dello scorso 16 maggio nel corso del quale è stata deliberata una modifica statutaria con la quale si congelano gli attuali equilibri politici e nella sostanza si scongiura l’ipotesi che la categoria possa mai eleggere democraticamente i propri rappresentanti all’interno della fondazione. Elezioni che lei e i suoi colleghi di Confcommercio’, diceva Donadon in altra parte dell’articolo, ´vi guardate bene dal fare per paura di perderle. E se ciò accadesse il volante dei 10 mila miliardi dell’Enasarco finirebbe nelle mani di chi non è disposto a prendere ordini da nessuno’.

                                D. Una presa di posizione forte, simile alla vostra e alla posizione di chi vorrebbe trasparenza e democrazia nella gestione dell’Enasarco. Quali sviluppi ha avuto la cosa?

                                  R. Mi limito ai fatti. Perché si commentano da soli. Nel dicembre 2001, alla vigilia del rinnovo degli attuali amministratori, l’Usarci ha incassato proprio da quel Michele Alberti tanto contestato due posti nell’attuale cda e, successivamente, la nomina del direttore generale. Non solo. Pochi mesi fa, alla vigilia del procedimento di rinnovo del cda Enasarco, attualmente in corso, ha aderito alla posizione della Confcommercio anche sulle modifiche dello statuto, rinnegando l’originaria apertura a elezioni dirette da parte della categoria, contribuendo a cristallizzare lo strapotere della Confcommercio che aveva dichiarato di voler combattere e cancellando addirittura la previsione statutaria che per essere designati quali amministratori occorra essere agenti di commercio.

                                    D. Sembra un vero e proprio voltafaccia. Che cosa ne pensate?

                                      R. Tra gli addetti ai lavori c’è il sospetto che l’operazione sia finalizzata alla riconferma a presidente di Donato Porreca con la possibilità per l’Usarci di inserire nel nuovo cda l’attuale segretario, Antonello Marzolla, che, non essendo agente, non ne avrebbe oggi titolo. Ma c’è di più. Alla Federagenti, che, nell’interesse degli agenti e rappresentanti di commercio, ha sollecitato l’apertura di un tavolo comune fra tutte le associazioni di categoria maggiormente rappresentative per il rinnovo degli accordi economici collettivi, l’Usarci ha opposto il proprio rifiuto accusando il nostro sindacato di aver orchestrato campagne strumentali contro la gestione dell’Enasarco e contro la valorizzazione del patrimonio mobiliare e immobiliare. Parole che si commentano da sole, alla luce delle nostre numerose proposte per migliorare la gestione dell’Enasarco attraverso una doverosa e irrinunciabile riduzione dei compensi degli amministratori, dei sindaci e dei consulenti e l’avvio di una seria campagna per il recupero della forte evasione contributiva e dell’ingente morosità rilevabile nella gestione immobiliare. Per inciso, va anche chiarito che la nostra non è un’opposizione di principio ma che alcune nostre importanti indicazioni sono state recepite dal nuovo regolamento previdenziale. Quanto alla mancata condivisione dei criteri scelti per la valorizzazione del patrimonio immobiliare, sui quali non siamo stati preventivamente consultati, preferiamo stendere un velo pietoso e attendere l’esito delle inchieste in corso. D’altra parte, proprio la posizione dell’Usarci conferma l’opportunità che la parola decisiva per la partecipazione nell’amministrazione dell’Enasarco non venga lasciata al benestare di altre associazioni, come vorrebbe la modifica dello statuto all’esame del ministro Roberto Maroni, ma passi attraverso la valutazione di un organo terzo, come prevede la normativa del decreto legislativo n. 509/94. Il contesto in cui muoversi è assai difficile, ma confidiamo che la nostra azione unita a quella delle associazioni che, come noi, ritengono indispensabile dare trasparenza alla gestione dell’Enasarco inducano gli organi vigilanti a creare le condizioni per un governo della fondazione partecipato e condiviso. (riproduzione riservata)