“Intervista” F.Chiriaco: Lavori antichi, sindacato moderno

16/09/2005

      giovedì 15 settembre 2005

      INTERVISTA – pagina 11

      Franco Chiriaco, segretario Flai, parla di democrazia e rappresentanza diretta

      Lavori antichi, sindacato moderno

      Che ci fanno braccianti e lavoratori dell’agroindustria nella stessa organizzazione sindacale? Come si coniugano i bisogni di chi produce e trasforma il cibo con quelli di chi lo consuma? «I diritti fondamentali partono dall’alimentazione: se non mangi non sei libero, libertà e democrazia sono un binomio di sinistra»

      VALENTINO PARLATO

      La Flai (Federazione dei lavoratori dell’agroindustria) è, in questa difficile stagione, un sindacato di estremo interesse per chi voglia capire che cosa cambia nel mondo del lavoro, nel sindacato e nella sinistra. Raccoglie in sé il passato dei lavoratori agricoli (qualcuno si ricorda degli scioperi dei braccianti emiliani?) e di quelli dell’industria alimentare, ma ha in sé (se son rose fioriranno) tutte le problematiche dell’avvenire: l’esigenza di un cibo sano per tutti, anche per i poveri del mondo, la cura del paesaggio e, ancora, l’inserimento dei lavoratori extracomunitari, che oggi fanno concorrenza agli italiani.

        Ma c’è anche molto di più e di più intrigante: il declino delle categorie se esse non saranno capaci di rappresentare il lavoro (i lavori) che cambia; il recupero della centralità del lavoro e dei lavoratori che interloquisce fortemente e autonomamente con la politica che sempre più perde o nasconde il senso degli interessi sociali in campo e del conflitto sociale stesso; una trasformazione del sindacato, che diventa più politico (più «confederale» in sindacalese) e che, per la sua natura, deve dare nuove indicazioni di senso al suo essere rappresentante di interessi e al suo essere presidio ineliminabile della democrazia. L’assemblea del 30 giugno scorso a Venezia organizzata dalla Flai ha scelto per questi motivi una forma ormai inedita: far parlare solo i delegati e Guglielmo Epifani in conclusione. Un indice di mutamento profondo di gerarchie spesso autoreferenziali e burocratiche. E’ questo l’avvio di una conversazione con Franco Chiriaco che è l’audace segretario generale di questo sindacato, circa trecentomila iscritti dei quali duecentoventi mila agricoli e ottantamila alimentaristi.

          Non ti sembra, Chiriaco, che il tuo sia un sindacato centauro, mezzo agricolo e mezzo industriale?

            Con le trasformazioni del lavoro anche il concetto di categoria si è sfumato; in tutto il mondo, in Europa, ormai convivono lavori fortemente protetti e corporativi e neo schiavismo; just in time e cottimo; lavoro intellettuale e bambini schiavi; la prestazione lavorativa è cambiata, si è frantumata in mille sfaccettature, parcellizzata nella soggettività e nella consapevolezza di sé e del ruolo sociale che si ricopre; individualizzata nelle sue espressioni sociali; divisa nella ricerca di rappresentanza e di rappresentatività. Tutto questo reclama un cambiamento della fisionomia del sindacato tradizionale e produce anche crisi. In tutta Europa i sindacati attraversano una fase di difficoltà. In tutto il mondo – e nel nostro paese in primo luogo – insieme alle trasformazioni del lavoro e alle difficoltà di rappresentarle avanza un attacco inedito alle conquiste democratiche più consolidate. L’avvio – e non è un caso – è stato l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

              La Flai è una categoria della Cgil. Come risponde la Confederazione a queste sollecitazioni?

                Sono problemi che il prossimo congresso della Cgil dovrà affrontare; liberare il lavoro dalla sua attuale emarginazione e riportarlo al centro richiede un impegno culturale e politico e forse anche una modifica del modello organizzativo; a Venezia la Flai si è posta in questo orizzonte e proprio in prossimità del congresso. Riteniamo – e i nostri delegati si sono ampiamente espressi in questo senso – che la centralità del lavoro, la sua difesa e l’aggiornamento dei diritti in fabbrica e di quelli di cittadinanza, la questione salariale e dell’equità nella ripartizione sociale fra salari, profitti e rendite, siano una via maestra per dare sostanza alla democrazia. I partiti dell’Unione dovranno tenere conto dei temi e dei problemi che affronteremo con il Congresso della Cgil, nella campagna elettorale e nel programma di governo. La democrazia non vive solo di verifiche quadriennali o quinquennali: che si tratti di referendum sui contratti o di primarie. Per questo l’autonomia del sindacato, di tutto il sindacato confederale, è oggi un bene irrinunciabile per la democrazia stessa.

                  Come sta cambiando il mondo del lavoro e in particolare quello di competenza della Flai?

                    Appare evidente che ciò che sta cambiando sono le prestazioni di lavoro. Il lavoro – le sue problematiche – si internazionalizza, è sempre più etero-determinato anche in comparti come il nostro, che esibiscono il made in Italy: per esempio, si lavora molto sui prodotti di importazione dei quali però si ignora l’origine, il paese di produzione, la fabbrica di riferimento. Prodotti di grande charme, ossessivamente proposti dalla pubblicità (che per molti grandi gruppi arriva ad avere un costo assai vicino a quello delle materie prime) come campioni di genuinità italiana sono in realtà composti da materie prime la cui origine è estera e rispetto alle quali non è possibile rintracciare né la zona di produzione né l’azienda. Chi ci garantisce, ad esempio, che non venga importata materia prima alimentare dalle ampie zone dell’Ucraina dove la radioattività è altissima nelle stesse falde acquifere?

                      Quindi al centro dell’attenzione è la democrazia nella società post-industriale?

                        Grazie alle trasformazioni e alla globalizzazione del lavoro la democrazia assume un valore non concettuale, ma operativo. Ci vuole più democrazia non perché la democrazia sia un valore astratto, ma perché la democrazia è oggi condizione decisiva della forza dei lavoratori, del sindacato e delle sue conquiste. Il sindacato, se vuole essere tale e vuole ottenere risultati, non può essere un sindacato per i lavoratori (quasi un patronato) ma un sindacato dei lavoratori protagonisti delle loro lotte. Sembra un ritorno all’antico. Ma pensa alla lotta dei forestali che hanno diviso l’Italia in due occupando stazioni e nodi autostradali, o alla lotta dei braccianti per difendere l’indennità di disoccupazione. Non abbiamo fatto la fine dei minatori inglesi: abbiamo ottenuto i nostri obiettivi e siamo stati gli unici a far cambiare la Finanziaria a Berlusconi. Non voglio con ciò riferirmi alle forme di lotta ma alla convinzione della necessità del conflitto per raggiungere un accordo, un risultato. Concertazione non significa omologazione dei fini e dei mezzi e annullamento delle soggettività sociali.

                          E la Flai come si pone davanti alla necessità di affidarsi alla democrazia per potenziare il suo ruolo?

                            Nello statuto della Flai, come in quello della Cgil, è fissata una quota percentuale dei lavoratori attivi negli organismi dirigenti del sindacato. Noi vogliamo andare oltre. Pensiamo a un Congresso la cui platea allarghi la rappresentanza diretta dei luoghi di lavoro, delle delegate e dei delegati che discutano e determinino linee strategiche, forme di lotta da realizzare. Solo loro certi problemi li vivono ogni giorno sulla propria pelle.

                              In sostanza, senza la soggettività dei lavoratori non ci può essere un sindacato forte…

                                La grande fabbrica e le lotte bracciantili potevano essere il terreno fecondo per la nascita di grandi leader così come è stato nel passato, ma ormai non è più così. I mutamenti nella produzione lavorativa, la stessa frammentazione delle imprese sono tutte condizioni che favoriscono e richiedono una molteplicità di leader, ciascuno legato alla sua condizione di lavoro, ma al tempo stesso pronto a dirigere e a concordare insieme a tutti gli altri la strategia generale delle lotte nel territorio.

                                  Mi sembra di intuire che la Flai non è un sindacato statico…

                                    Questa è, nella mia approssimazione, la ricerca della Flai: un sindacato che muove sì dai lavori e dai bisogni più antichi: mangiare, coltivare la terra, allevare gli animali; e che oggi può diventare il più moderno dei nostri sindacati. Lo slow food sta diventando più moderno del fast food. I diritti fondamentali partono in tutto il mondo dall’alimentazione che, non a caso, costituisce lo scoglio in sede Wto. Del resto, se non mangi non sei libero. E libertà e democrazia sono oggi un binomio di sinistra.